Una galleria di indimenticati, giovani che erano pronti a cambiare il mondo, ma di cui una Storia ingiusta ci ha privato troppo presto. D’altronde è questo il destino dei Cari agli dèi.
Anche chi non se la sentisse di condividere le convinzioni di Aldo Capitini sulla “compresenza dei morti e dei viventi” (ma è a lui e alla sua presenza che questo libro è dedicato) sa che “parlare con i morti” è una tentazione diffusa, e un’abitudine (o necessità) più consolante che angosciante.
Goffredo Fofi, a 85 anni e con una lunga fila di “suoi” morti alle spalle, ha voluto ricordarne alcuni, non sempre noti e però esemplari di una vicenda in cui il privato e il pubblico si sono mescolati, confusi.
Seguendo Menandro e l’antica convinzione che gli dèi prendono con sé i giovani che possono allietare la loro noiosa e olimpica vita – se l’eternità è vita... – Fofi evoca i “morti giovani” di più generazioni ed epoche, dal tempo della guerra e della Liberazione, dalla sua provincia d’origine e da Roma, agli anni di prima e dopo il ’68 e fino a oggi, da Palermo a Firenze e da Torino a Parigi e da Milano a Napoli; evoca quelli che sono stati per lui i lutti più amari, le morti più ingiuste, le vite che più gli mancano; evoca giovani morti per mano fascista o ingenuamente ribelli uccisi dalle “forze dell’ordine”, e le morti più tristi e misteriose, per propria mano, dei disillusi dall’esistenza. Ma tornano in queste pagine anche persone non giovanissime e però morte anzi tempo, quando ancora tanto avrebbero potuto dare agli altri – agli amici e al paese. Noti o sconosciuti non cambia, ma ben noti e amati da chi oggi li evoca e continua a sentire la loro mancanza. I migliori? Forse sì; per l’autore, e non solo, sono figure degne di ricordo, perché mosse dalle ansie più giuste. Nella convinzione che nessuna vita dovrebbe essere sciupata, che tutte dovrebbero avere un senso e un fine.
rispettosamente, non mi è piaciuto. la trama è decisamente fuorviante perché per quanto mi aspettassi che si parlasse capitolo per capitolo di persone morte e influenti nella vita personale dell'autore, non mi aspettavo una sfilza di 20 persone raccontate in capitoletti di 5/8 pagine l'uno perché onesta non ho modo di entrare in connessione con queste persone. pensavo sarebbe stato qualcosa di più filosofico sulla morte, sul concetto che la vita di tuttu è ricca di significato e che finalmente si poteva dare spazio a persone non note che però avevano fatto qualcosa di speciale nel loro piccolo. mi sono ritrovata con una raccolta di nomi per me privi di significato e di fatti politici (prettamente di sinistra, con un leggero ma costante velo propagandistico) spiegati un po' alla buona dandoli per scontati. mi ha delusa perché appunto mi aspettavo di leggere storie di persone molto più dettagliate e coinvolgenti, non di leggere sto elenco della spesa di umani della vita dell'autore che possono o meno aver fatto qualcosa di importante per il mondo ma di cui io non ricorderò nulla.
Eccessivo l'uso delle parentesi e degli incisi, spesso anche superflui, che rendono la lettura poco scorrevole. Ordine dei paragrafi poco curato prr cui ne consegue che la presentazione di alcuni personaggi precede spesso a gran distanza la loro descrizione. Pregevole l'introspezione nel percorso di vita dell'autore che attraverso personaggi scomparsi racconta il mondo dei movimenti del 68 e dei suoi eredi.