Non dirò che per scrivere poesie non basta cliccare enter ogni tre parole - Rupi Kaur ce sta pagando le tasse universitarie ai nipoti co sta storia degli engiambemà. Dico solo che alcune poesie mi piacevano di più quando le immaginavo scritte senza andate a capo, a mo’ di pensieri.
Il che è già indice di qualcosa. La signorina Nessuno non è un libro che non mi è piaciuto. È un libro che non promuovo, e neanche boccio, ma rimando. È un libro che ho letto distrattamente, la prima volta, e su cui poi nelle ore successive sono dovuta tornare, perché sentivo di essere stata un po’ superficiale a ignorare in maniera così frettolosa quella sensazione di amarezza e dolore che, inevitabilmente, mi era rimasta attaccata addosso. È già una piccola vittoria questa, no?
Non mi interessa chiedermi se Giorgia Soleri sia o non sia una poetessa, se questo libro sia una geniale mossa commerciale o una scelta editoriale vergine da ogni tipo di contaminazione social. Giorgia Soleri è una donna che ha un’esigenza. Una fortissima esigenza. Ha una storia da raccontare (forse, più di una), ed è una storia di dolore. Lo avverti da subito e lo avverti fino alla fine, anche quando il tono dovrebbe essere disteso, quando il dramma dovrebbe essere risolto e tuttavia continua a esserci un cielo plumbeo a far da sfondo all’intera sezione (voglio dire: è interessante avvertire il sentore di una sorta di tossicità latente celata dietro questo sorriso nervoso e inquietante che prende il nome di "Liberazione". Solo che mi pare chiaro che descriverla non fosse in alcun modo negli obiettivi dell’autrice. E quindi cosa dire se non: meh. O forse: boh. O meglio: chissà).
Giorgia Soleri sembra far intendere che questo è solo il primo libro, che ce ne saranno altri. Bene, io le auguro il meglio, ma nel frattempo non posso fare altro che pensare che sarebbe bello se da qui al giorno immediatamente precedente a quello in cui uscirà il suo prossimo libro continuasse a leggere, ad arricchire il suo vocabolario (carne, bruciore, fuoco, ventre, sangue, ossa, liquido amniotico: se ripeti troppe volte le stesse parole, a un certo punto le poesie diventano interscambiabili, dimenticabili nella loro singolarità), a esercitarsi a scrivere: la sua storia merita di essere raccontata, la sua necessità è forte, e sarebbe un peccato non supportarla con l’attenzione tecnica che meriterebbe. È evidente che queste poesie siano nate nell’esatto momento in cui Giorgia viveva ogni singola esperienza raccontata nel libro (ed è questo, credo, il motivo per cui mi è arrivato tutto il suo dolore), ma non sarebbe male se, a prescindere dall’esigenza immediata del momento, “studiasse”, o meglio cominciasse a prendere confidenza con le parole (non parlo del significato, ma del suono, della musica, della potenza), con le figure retoriche, con la forma, con le metafore, con i riferimenti esterni. Ecco, questa è forse la nota dolente del libro: le citazioni. Se si vuole mettere un riferimento letterario, artistico o di qualsiasi natura, sarebbe bello se si riuscisse a creare una sospensione capace di estendere i confini ristretti della poesia in un tempo più vasto, passato, eterno. Il riferimento deve essere evocativo, potente, raffinato, non buttato lì. Inserire Notre Dame, Minosse, il muro di Berlino o Cristo (“le lacrime dense di Cristo” non sono ancora riuscita a digerirle) mi sembra una scelta pretenziosa che inficia la genuinità e semplicità generale del suo tipo di scrittura. Non mi sciocca leggere che si sente pura come la Vergine Maria a ogni affondo mentre raggiunge l’orgasmo; a scioccarmi è la pretenziosità di quest’immagine, che è immediatamente preceduta da frasi come “vorrei guardarti entrarmi dentro come un trapano” o “mi scopi duro”. Fa strano leggere il nome di Morfeo o di altri personaggi mitologici e poi cose tipo “Ci sono delle sere come questa dove mi sembra di esser sirenetta”. Io credo che a questo punto il problema sia anche che le poesie sono nate in più periodi, in più anni, in tempi in cui Giorgia aveva una maturità diversa (sia psicologicamente, sia tecnicamente/stilisticamente), per poi essere collocate in un ordine che non è cronologico. Per carità, ci sta. Ma crea un effetto strano. Tutto qui.
Quindi: leggere o non leggere La signorina Nessuno? Dico: non leggere, se non vi piace questo tipo di poesia (a me purtroppo non piace, per questo le due stelline), semplice, immediata, singhiozzante, ancora un po’ acerba. Dico: leggere, se vi piace, se conoscete Giorgia e volete darle una chance, e se volete toccare con mano “argomenti che possono essere dolorosi e triggeranti per alcune persone, come: la dipendenza affettiva, il suicidio, i disturbi alimentari, il lutto, l’aborto, la perdita di una persona cara, l’abbandono, l’autolesionismo, l’ansia e la depressione”.