Il secondo libro della fantastica professoressa-narratrice Valentina Petri.
Le storie sono dello stesso genere del precedente: vicende scolastiche, studenti pigri e pasticcioni, colleghi bizzarri, molta tolleranza, simpatia e intelligenza, molto citazionismo più o meno nascosto ed esibito (l’autrice-professoressa passa agilmente tra tutti i contesti, letteratura classica, cinema, serie tv e in un caso perfino il Paperone di Don Rosa, ero sul bus quando l’ho letto e non ho potuto fare a meno di scoppiare a ridere). Come spesso capita nei sequel, sia letterari che d’altro genere, purtroppo si va incontro a una certa perdita di originalità e di freschezza; del resto nei ringraziamenti l’autrice lo dichiara espressamente che questo libro, probabilmente a differenza del primo, è stato richiesto dalla sua editor, quindi probabilmente ne è uscito un po’ forzato.
Il che non toglie che i momenti godibili siano molti. Primo tra tutti la movimentata gita scolastica a Roma, dove la professoressa a un certo punto, dopo un incidente idrico (un collega le ha rovesciato inavvertitamente addosso una bottiglia d’acqua) si trova a vagare per il pensionato dove alloggia con le sue classi con una gonna di strass e paillettes, prestatale da una delle ragazze della sua classe sartoriale, e a piedi nudi, massacrati dall’aver camminato coi tacchi sugli implacabili sampietrini romani (lei si fa un punto d’onore di non calzare mai, mai, scarpe da ginnastica o assimilate). Personalmente mi rendo disponibile a farle un massaggio tonificante ai piedi, ma temo che dovrei prendere il numero e mettermi in coda, dato che prima di me si sarebbero candidati all’uopo buona parte dei suoi studenti e anche qualche studentessa…