Negli ultimi tempi, si parla in toni anche molto accesi di linguaggio inclusivo o ampio: che cos’è, come funziona, a chi e a cosa serve? Si tratta di un eccesso di politicamente corretto, oppure è un tema con cui, volenti o nolenti, dobbiamo fare i conti? In cinque brevi e stimolanti capitoli Vera Gheno cerca di fare il punto sul dibattito che si è sviluppato in Italia intorno al linguaggio, con l’intento di aiutare il lettore a prendere una posizione. Perché non c’è giustificazione più banale che non curarsi dell’argomento affermando «Ho sempre detto così».
L’intento di Chiamami così, dunque, è parlare delle naturali diversità che caratterizzano noi esseri umani come un vantaggio, una risorsa, e non come un problema. Riflettendo, magari, anche sul ruolo che può avere ognuno di noi, nel proprio piccolo, per attuare questa piccola rivoluzione. Perché, ricordiamocelo: la lingua, e la società, si cambiano da dentro e dal basso, a partire dai nostri costumi — linguistici e sociali — individuali.
Vera Gheno è una sociolinguista. Nasce in Ungheria nel 1975. Si laurea e si addottora in Linguistica presso l'Università di Firenze, specializzandosi sulla comunicazione mediata dal computer. Insegna all'Università di Firenze (Laboratorio di italiano scritto), all'Università per Stranieri di Siena (Applicazioni informatiche per le scienze umane) e al Middlebury College, sede di Firenze (Sociolinguistica). Collabora con l'Accademia della Crusca dal 2000. Al momento è membro della redazione di consulenza linguistica e gestisce il profilo Twitter dell'ente. Ha pubblicato un libro, "Guida pratica all'italiano scritto (senza diventare grammarnazi)" con Franco Cesati Editore.
Trascrizione di una conferenza del 2022, si tratta di un breve testo sul tema dell’inclusività e del rapporto tra linguaggio e discriminazioni.
A chi lo consiglierei? A uno speleologo recentemente uscito dalla forra nel quale era rimasto incastrato nel 2012, oppure a Pio dello scoppiettante duo “Pio e Amedeo”.
"Se si è portatori di diversità, la società deve cominciare a garantire spazi di parola. Le faccio un esempio: si parla delle persone con autismo ma non si dà loro la parola. Ecco, bisogna aprire gli spazi di rappresentanza, di ascolto."
"Relativizzare il proprio punto di vista è il primo passo verso l'inclusione. Anche attraverso il modo in cui parliamo."
Spunti molto interessanti per riflettere sulle parole in quanto sono non solo importanti, ma anche urgenti.
Audiolibro. Testo brevissimo che dà qualche nozione sulle parole legate all’inclusività, alla parità di genere e tanto altro. Pone le basi per chi vuole approfondire temi vasti e articolati con la chiarezza propria di Gheno.
Trascrizione di un discorso sul linguaggio e il suo rapporto con diversità e inclusività - termini poco adeguati, che sottendono normalizzazioni fastidiose come spiega Gheno nel testo. Le sole tre stelle sono dovute alla estrema ristrettezza del testo, comunque interessante, argomentato con cura ed esposto con la consueta verve coinvolgente e appassionata. Un buon punto di partenza, ma per chi volesse approfondire serve altro e di più.
Ottima introduzione al lessico contemporaneo oramai necessario per capire le dinamiche di discriminazione e squilibri di potere in atto nella società. Non pretende di essere completo, ma secondo me è un utilissimo punto di partenza per approfondire poi le varie componenti.
Ascoltato. Mi trovo sempre in difficoltà a recensire questi libri-manifesto in cui l’intenzione dell’autrice, evidentemente (sulla base delle caratteristiche oggettive del libro), non è quella di approfondire/spiegare/guidare un ragionamento, ma posizionarsi su un tema e mettere le basi, anche semantiche, per lavori successivi. In pratica: - Ha senso dare una valutazione bassa considerando questo lavoro insufficiente alla generazione o al supporto di un’opinione o un dato di fatto? No, perché l’intento dell’autrice è evidentemente diverso; - Ha senso dare una valutazione (qualsiasi) a questo libro considerandolo un pezzo di un lavoro più grande che si concluderà nelle opere successive, non avendole lette? Forse no, forse sì, se si accetta di prendersi il rischio di immaginare quale pezzo di percorso l’autrice volesse farci percorrere con questo libro e valutandone solo quella parte. Speriamo di averlo fatto bene!
Agile ma necessario, sintetico e molto chiaro, accessibe a tutti. Avendo già letto Vera Gheno molti concetti li ho già fatti miei, ma il raggio d'azione comprende temi molto diversi e ho potuto imparare diverse cose da un libriccino così piccolo. Un ottimo inizio per approcciarsi all'argomento
“[…] Bisogna imparare a passare il microfono: parla tu, dimmi tu cosa provi, fammi capire come posso chiamarti.”
Perché il nostro spazio linguistico è anche spazio sociale; e quando le parole nella lingua mancano, in certi case inventarle è una buona idea. Ciò che si nomina, e si nomina bene, si vede meglio.
In questo breve saggio viene riportato il contenuto di una conferenza tenuta dalla sociolinguista Vera Gheno sul tema del linguaggio e del suo ruolo nell’inclusione (o nell’esclusione) di chi "diverge" dal concetto di "normalità". La nostra società infatti si dimostra normocentrica, ossia in cui si tende a perpetrare l’idea che una parte delle persone debba includerne altre che presentano caratteristiche diverse. Un discorso analogo è quello relativo all’androcentrismo che vige ancora oggi, sia a livello della società che, in modo speculare, nella lingua. Le donne sono ancora discriminate (come altri gruppi presenti nella società) e questa discriminazione è data (anche) dalle parole. Per esempio sembra "suonare male" la denominazione professionale di avvocata ma non quella di infermiera…Come detto dall’autrice le parole non sono solo parole ma sono etichette. E per essere riconosciutə occorre essere nominatə. L’autrice sottolinea quanto sia dunque importante trovare delle parole per nominare tutte le persone, in modo che nessuna si senta esclusa o invisibile per il fatto che non sia riconosciuta una parola per descriverla. Un saggio semplice ma allo stesso tempo ricco di spunti di riflessione sul tema del linguaggio ampio, utile anche a chi non ha mai affrontato il tema.
Quest’anno sembra essere l’anno della linguistica e di Vera Gheno, e già mi trovo a pianificare quali altre sue opere leggere.
Chiamami così affronta con chiarezza il tema del linguaggio inclusivo, invitando a considerare la diversità umana come una risorsa e non come un problema. In cinque capitoli brevi ma incisivi, l’autrice fornisce strumenti per riflettere sull’uso consapevole delle parole e sul loro impatto sociale. Il libro sottolinea l’importanza di aprire spazi di rappresentanza per chi vive situazioni di marginalità e relativizzare il proprio punto di vista per promuovere l’inclusione. Pur essendo un’ottima introduzione, il testo potrebbe risultare limitato per chi cerca un approfondimento più ampio. La scrittura coinvolgente di Gheno rende la lettura stimolante e ricca di spunti di riflessione.
Leggere o ascoltare Vera Gheno è sempre un piacere. Riesce ad argomentare in modo chiaro e razionale delle questioni complesse su temi che si trovano al centro del dibattito pubblico odierno.
Essendo la trascrizione di una conferenza è un testo breve e abbastanza generico, non va molto in profondità nei singoli argomenti.
Direi che potrebbe essere un’ottima anteprima del suo saggio Femminili singolari per chi volesse approcciarsi a questa autrice e linguista ma non è sicuro/a possa interessargli questo genere di lettura.
Diciamo che è molto base, perciò potrebbe risultare scontato per chi ha già letto altri testi più specifici sull’argomento.
Trovo sempre molto interessante il punto di vista di Vera Gheno sulla nostra realtà linguistica e sociale (perché poi la lingua è, ovviamente, specchio della società e viceversa). Qui, però, l'ho trovata troppo breve, troppo accennata. Mi è mancato l'approfondimento, il ragionamento portato avanti fino alla fine. E' vero che è la trascrizione di un discorso, forse, però, in occasione della pubblicazione avrei preferito un maggior approfondimento delle tematiche che trovo sempre necessarie e interessanti.
Un libricino piccolo, ma molto denso, che si legge in poco tempo, ma che racchiude concetti interessanti e soprattutto utili.
Ancora una volta Vera Gheno riesce a scrivere un eccellente "manuale di espressione", in cui ci riesce persino a spiegare concetti difficili da capire, su cosa realmente siano diversità e inclusione.
Utile a chiunque voglia capirci di più, utile a chi desidera parlare un linguaggio più inclusivo, utile ai professionisti (tipo me) che si occupano anche di sostenibilità sociale.
Sicuramente un testo superfluo per coloro che hanno già familiarità con i temi di diversità e linguaggio inclusivo. Non ne ho tratto nulla di nuovo, ma sono stata piacevolmente colpita dalla chiarezza espositiva di Vera Gheno, che non solo caratterizza il suo podcast, ma a questo punto anche i suoi scritti.
Mi piacerebbe assolutamente leggere qualcos'altro di suo in futuro!
C'è chi mi ha definita una combattente dell' inclusività. Preferisco vedermi come una seminatrice. Io ambisco a seminare idee, non a combattere, perché combattere presuppone che ci siano dei nemici. Io non voglio avere nemici, voglio seminare e so, come tutti i contadini che si semina molto più di quanto di raccolga. #quote
Do 5 stelline perché è un libro molto breve che fa il suo lavoro, ovvero far riflettere su come usiamo alcune parole. Ovviamente non va troppo nei dettagli, è consigliato soprattutto a chi vuole iniziare a chiarirsi le idee sul concetto di diversità/ normalità
Vera Ghini è una delle mie autrici di riferimento per tutto ciò che riguarda la lingua, il suo uso e la sua evoluzione. Questo piccolo libro è la trascrizione di una conferenza a cui ha partecipato come relatrice. Per approfondire consiglierei Femminili singolari o il suo podcast AmareParole
Un prezioso manualetto che fa riflettere sull’uso del linguaggio e su una parola - diversità - che spesso è un freno culturale e nasconde un mondo sommerso di cui si dovrebbe parlare di più.