I Ghiringhelli sono una strampalata famiglia italosvizzera che abita nel Canton Ticino, in una casa piena di gatti che si chiamano come avverbi o congiunzioni. La signora Ghiringhelli è una donna imperturbabile e pragmatica che lavora nella sede luganese della Banca d’Elvezia, il signor Ghiringhelli è un poeta avanguardista che traduce in quartine guide e manuali d’istruzioni, la figlia grande è un’adolescente sempre imbronciata. E poi c’è il Tullio.
Il Tullio fa la quinta elementare, ed è un bambino timido e silenzioso, che cerca di passare inosservato. Ma nella sua smisurata immaginazione vive e pulsa un’intera città popolata da supereroi, alieni, piante carnivore parlanti, Roger Federer, cavalieri medievali e tutto quello che può abitare la fantasia di un bambino di dieci anni. Il Tullio presta più attenzione a loro che ai maestri, ragion per cui a scuola va così così. Ma una sera trova un eolao, e se hai un eolao non puoi proprio passare inosservato.
Tra superlativi iperbolici, girondi stornati e animali fantastici, sui sentieri dell’assurdo tracciati da Gianni Rodari, Pennac e Vonnegut, dai film di Wes Anderson o dai fumetti di Calvin & Hobbes, Rigiani ci ricorda che felice e sovversiva sarabanda possa essere la letteratura. Un gioco spericolato con la lingua, una trovata esilarante, la messa a soqquadro di quella metafora dell’ordine universale che è la Svizzera.
Il plurale di eolao é eoleolaolai. Il femminile invece é eollalloa, mentre il femminile plurale é eoleolollaolae. E attenzione perché questi plurali - così irregolari - valgono solo a nord dell'equatore. A sud ci si gira di schiena, ci si mette a testa in giù, e lì si dice al contrario.
Questa spericolatezza linguistica é solo uno dei motivi per i quali vale la pena di leggere questo esilarante e intelligentissimo libro. Spero passi tra le mani di tantə giovanə.
Prendere 800 gr. Di Immaginazione, 200 gr. di Italo Calvino in polvere, 150 gr. Di riduzione di Gianni Rodari, 60 gr. Di filastrocche di Bruno Tognolini, amalgamare delicatamente il tutto -rigorosamente a mano perché le lame del Bimby o di qualsivoglia diavoleria meccanica potrebbero far impazzire il composto e noi non vogliamo sprecare alcunché-, dunque coprirlo con un panno pulito, accarezzarlo e covarlo con amore finché non avrà raddoppiato il suo volume. Impastare tutto, sempre rigorosamente a mano, per almeno cinque minuti al giorno, finché l'impasto non prenderà la forma che vuole, quando gli pare, e da esso vedrete venir fuori una famiglia Ghiringhelli del Canton Ticino composta da quattro persone, quarantaquattrogatti che si chiamano come gli avverbi, un'intera comunità di personaggi fantasmastratosferigoricissimi condotti dal Duca Erasmo Ottone Malagrazia Dal Pennone! Campione d'Elvezia! Veterano della Guardia di Sua Maestà!, ed infine quando vedrete spuntare a casaccio un eolao, significa che la ricetta è perfettamente riuscita. Divertitevi, lasciatevi trasportare anche dalle pagine che vi sembrano di troppo e, soprattutto, non dimenticate mai di innaffiare tutti i giorni l'eolao con abbondante voglia di sognare ad occhi aperti, perché sarà l'unico a restare con voi anche quando sarete travolti dai tempi che corrono o vi dispiacerà notare tutte le contraddizioni di questo mondo.
Se non avete capito nulla di quello che ho scritto non pensate che io sia totalmente pazza -ecco, magari un pochino sì-, né che voi siate un pelino confusi: è solo che non avete ancora letto questo libro speciale e impossibile da commentare 🥰
In un crescendo finale, simile davvero al cinema di Wes Anderson su sceneggiatura di Rodari andato a bersi un bicchierino con Zazie che non è nel metro ma ha appena oltrepassato la dogana a Ponte Tresa, un distillato spassoso di fantasia, intelligenza e sapienza stilistica.
Nella terza di copertina questo libro viene descritto come un film di Wes Anderson o uno scritto di Vonneguat o persino un Calvin and Hobbes, ma se c’è una correlazione che per me è stata lampante fin dalle prime pagine è quella con i Durrell de “la mia famiglia e altri animali”, non solo per la trama surreale ma soprattuto per lo stile dei personaggi che, cavoli, se han carattere!
Il protagonista di questa storia è il Tullio(ebbene sì è un nome indivisibile dal suo articolo) un bambino ticinese di 10 anni che qualche giorno prima di iniziare la scuola trova in giardino quello che si scoprirà essere un rarissimo esemplare di eolao. Ma cos’è un eolao? Bella domanda. Senza paura di spoiler posso dirvi che è animaletto fantastico peloso, forse reale forse no, dalle forme geometriche sempre in divenire, che si nutre di biscotti e dentifricio a doppia azione sbiancante, che espelle fusilli azzuri che fanno da concime per le aiuole, che squimbrottola, e che se sta male deve essere portato da una fantaveterinaria. Un animaletto che è tutto un programma quindi, e che diventerà parte integrante della stravagante e già affollata famiglia Ghiringhelli. Il Tullio infatti vive con la mamma di origini italiane, fondamenta e caposaldo della Banca d’Elvezia, il papà poeta avanguardista che per lavoro traduce manuali di istruzioni rendendoli degni della metrica di Callimaco, una sorella adolescente scorbutica e un quantitativo di gatti da creare un esercito, ognuno chiamato come una preposizione( abbiamo così i mici Talvolta, Oppure, Innanzitutto,Suppergiù …ecc).
Il testo è esilarante, surreale, e di una spericolatezza linguistica disarmante. Basti pensare che “Il plurale di eolao è eoleolaolai. Il femminile è eollalloa, mentre il femminile plurale è eoleolollaolae”. Ogni pagina sorprende e porta in un universo parallelo fatto di iperboli, colori sgargianti e avventure, pur partendo dalla descrizione di episodi quotidiani. Non dimentichiamoci infatti che il Tullio è alle elementari e deve fronteggiare verifiche, compiti, insegnanti soporiferi o austeri come un po’ tutti noi ci siamo trovati a fare. Nonostante la briosità del testo non mancano comunque i momenti di riflessione e il testo racchiude una bellissima metafora di crescita e adattamento. Unica pecca, forse sul finire la stravaganza del testo per me è stata troppa e qualche capitolo finale mi è sembrato superfluo, ma sono dettagli perché l’esordio di Davide Rigiani per me è un inno alla fantasia selvaggia, e finirà di sicuro tra i miei libri di conforto per le giornate no, come i testi di Dahl, Calvino e, appunto, "La mia famiglia e altri animali". E il desiderio di avere un eolao non smetterà mai di esserci.
La cosa più simile a questo romanzo sono le tavole di Calvin & Hobbes. Non le strisce, le tavole domenicali: quelle in cui Calvin è astronauta, lotta contro mostri gelatinosi, è un dinosauro o è coinvolto in altre avventure pazzesche della sua fantasia. Come quel fumetto, "Il Tullio e l'eolao più stranissimo di tutto il Canton Ticini" racconta l'infanzia di Tullio da vicino, senza perdersi nel volere a tutti i costi insegnare qualcosa o presentando una storia di formazione. L'eolao, uno stranissimo animale mutante che passa da una sorta di bruco a una palla di pelo con 4-5 becchi, o perfino a un pallone che si gonfia ogni volta che sente un luogo comune, è come la fantasia di Calvin: imprevedibile, incontrollabile ed estremamente divertente, anche per gli effetti che ha non solo sulla famiglia Ghiringhelli o sui compagni di scuola di Tullio, ma anche sull'intera città di Lugano, un luogo (e chi ha visto un po' della tv svizzera può confermare) in cui sembra non possa succedere mai niente di strano. Sebbene si parta da un bambino e dal suo eolao, le trovate di questo romanzo sono succose anche per i grandi. A trovargli un difetto, è un po' ridondante e, come tutte le storie dell'infanzia, si sa da subito come andrà a finire.
Chiunque di noi dovrebbe conoscere almeno una volta nella vita un eolao, o un qualsiasi essere vivente dai connotati e dal carattere impossibili da definire, di quelli che non sai da quale buco parlano o cacano, insomma. Questo libro dal titolo lunghissimissimo è una speciale metafora della nostra esistenza: che da un puntino tiriamo fuori un caso di stato, che guardiamo con sospetto tutto ciò che è estraneo alla nostra routine e che ci preoccupiamo gratuitamente per il niente. Questo libro dal titolo lunghissimissimo, che pare a tratti un film di Fantozzi sceneggiato da Wes Anderson è una celebrazione di tutto ciò che ci spaventa visto con gli occhi di un bambino e la sua famiglia aperta alla curiosità del mondo; infatti un buon motivo per cui tutti dovremmo conoscere un eolao (o nell’impossibilità di farlo, leggere Il Tullio e l’eolao più stranissimo di tutto il Canton Ticino) è la scoperta del lato stupefacente dell’ignoto che tutti temiamo e che di solito non sappiamo gestire e del lato dilagante della morte che guardiamo sempre con la sola sofferenza e (quasi) mai come seme dell’amore che ci rimane e che si propaga all’infinito.
Era troppissimo tempo che non ridevo così. Questo libro è molto divertentissimo, pieno ti trovate genialissime, con un uso della lingua pieno di equilibrosi equilibrismi. Un'immaginazione infinita: non c'è un solo personaggio che non susciti una risata; e di personaggi ce ne sono in abbondanza! Quando un libro è riuscito? Quando si fa ricordare. E il Tullio col suo eolao non mi abbandoneranno mai più.
Che Stefano Benni abbia trovato il suo erede? È ancora presto per paragonati al Lupo, caro Davide Rigiani, ma aspetto impazientissimo il tuo prossimo libro, perché sei sulla molto buonissima strada!
periodicamente salta fuori un libro che mi ricorda che questa cosa della letteratura è ancora bellissima e ne vale sempre la pena. ne avevo così bisogno
"A quel punto le si poteva vedere in faccia come, in diretta conseguenza della lettura, attraversasse una fase preliminare di preoccupata perplessità, la quale molto presto, trascolorando attraverso rapide sfumature che andavano dal sospetto, al timore, allo sconcerto e infine al rifiuto fatto e finito, maturava in una negazione ostile e bisogna dire anche piuttosto schifata. Talvolta la letteratura può fare questo effetto."
L'Eolao non gloglotta né barrisce e molto raramente squimbrottola, ma quando soffia bolle o si fa a strisce fermenta un poco, e cerca una coccola.
Un po' pastiche un po' pastis, un po' Fantozzi, un po' Alice in Wonderland, un po' La Mia Famiglia e Altri Animali. Un po' il Cavaliere Inesistente, un po' Guida Galattica, un po' Il Libro dei Mostri. E allo stesso tempo niente di tutto questo.
Un romanzo che è una raccolta di racconti, ma anche una fiaba, un pezzo di literary nonsense, una storia familiare, una supercazzola, un racconto di formazione, un esempio di metasemantica, un libro per grandi e piccini TM, eccetera eccetera. (Nel senso dell'avverbio, e non nel senso del gatto (Come, non capite? Leggete il libro.))
"Il Tullio e l'eolao più stranissimo del Canton Ticino" è come il fantanimale che racconta. Impossibile, eppure reale. Zeppo di peli, corna, occhi, becchi, birulini che cadono da tutte le parti. Continuamente in mutamento. Mai uguale e mai diverso da sé stesso.
Un romanzo che non è un romanzo, che non ha capo né coda, che non si capisce cos'è, che puoi che solo accettare nella sua lucida follia, nel suo voler spetasciare tutte le possibili regole con lo SBRAM di un carrarmato che cade dal cielo, nel suo perdersi e poi trovarsi e per perdersi di nuovo in scorciatoie che portano dentro altre storie, dentro altre scorciatoie, e di nuovo dentro foreste, e città, e romanzi... solo per il gusto di giocare all'infinito. Giocare col lettore, con la lettura, con la lingua, con la fantasia, con sé stesso.
Qui l'autore riesce davvero a distillare la leggerezza più pura e a farne un farmaco contro la noia del quotidiano.
Ho iniziato a leggere questo romanzo perché vincitore del premio Pop (premio opera prima) e perché il titolo mi ha incuriosita. Fin dalle prime pagine mi sono trovata catapultata in un mondo fatto di fantasia, serenità, giochi di parole, animali strani e personaggi indimenticabili. Una trama semplice, mai ripetitiva, nella quale trovano il giusto spazio anche temi importanti come, ad esempio, il bullismo. Ho sorriso moltissimo e se ripenso al Tullio e alla sua famiglia gli angoli delle labbra vanno su da soli. Ho adorato la signora Ghiringhelli e la fantaveterinaria. Grazie a Davide Rigiani per questo romanzo, ne avevo proprio bisogno e aspetto l'opera seconda! Insomma un libro divertente che consiglio a tutti, grandi e piccoli, poi fate l'uarlobao che volete!
Leggere questo libro subito dopo "Non è un paese per vecchi" di Cormac McCarthy è stata un'esperienza estrema, perché temi e stili non potrebbero essere più diversi. Nonostante lo shock sono però felice di aver letto questo condensato di esilarante fantasia: una storia per bambini/ragazzini piena di intelligenti riflessioni pronte a soddisfare qualunque adulto. Ho riso molto. Davvero notevole, fosse stato più breve avrebbe meritato il massimo.
Un libro strabiliante, irregolare, eccessivo, brillante, narrato con un linguaggio vero e bizzarro, intenso ed evocativo, capace di disegnare un universo fantastico e tanto più reale, vicino. Ottima opera d’esordio da leggere e far leggere.
Uno dei libri migliori letti nell'ultimo periodo. Se dovete scegliere un libro da leggere questo inverno, leggete questo. E poi uscite nei prati, sai mai di essere adottati da un eolao...
Il mio amico Paolo Gualandris ha presentato questo libro nella sua rubrica su La Provincia di Cremona. Ho visto la videointervista, ho letto alcune pagine dell'anteprima e ho deciso che il libro doveva essere mio; e non mi sono affatto pentito.
Per darvi un'idea di che tipo di libro sia, pensate a una via di mezzo tra il primo Benni e Aldo Giovanni e Giacomo che fanno gli svizzeri. La storia di per sé è surreale; un bambino ticinese di dieci anni (il Tullio: mi raccomando l'articolo) che sta per iniziare l'ultimo anno delle elementari trova questo animale mutante che si nutre principalmente di biscotti con le gocce di cioccolato fondente e dentrificio a doppia azione sbiancante e ci si affeziona immediatamente. Ma d'altra parte la famiglia Ghiringhelli è tutto un programma, con la mamma che praticamente tiene da sola in piedi la filiale locale della Banca d'Elvezia gestendo i vari vicedirettori, vicevicedirettori e vicevicevicedirettori, il babbo che è un poeta avanguardista che per lavoro traduce manuali di istruzione ma lo fa solitamente in versi, e una sorella adolescente che è come tutte le ragazze adolescenti. Dimenticavo: la famiglia è italosvizzera, ma a essere italiana è la mamma. Nel corso del libro vediamo le trasformazioni di Tullio e dell'eolao durante tutto l'anno scolastico, troviamo tantissimi personaggi sia intorno al Tullio che nella sua testa (e in quella di qualcun altro), impariamo tantissime cose sugli eoleolaolai - il plurale è irregolare, ma d'altra parte il libro è pieno dei cosiddetti superlativi iperbolici, e troviamo una caterva di gatti di casa Ghiringhelli, tutti battezzati dal padre del Tullio con avverbi o congiunzioni. In tutto questo Rigiani riesce anche a infilare temi seri, come la compagna di banco del Tullio che ha due mamme; il risultato è che tutta la classe comincia a stilare una classifica delle differenze tra i loro genitori per capire quali di essi sono i "più diversi". (Spoiler: il fatto che siano dello stesso sesso non dà molti punti).
Unica pecca del libro, e anche in questo mi torna in mente Benni, è il finale; personalmente l'avrei terminato una pagina prima, quando l'eolao "rinato" torna dal Tullio. Nota di merito, invece, la citazione della vorace bestia bugblatta mentre mezzo canton Ticino (e un po' di genovesi) si trova nel palazzo della fantaveterinaria. È chiaro che Rigiani ha studiato i grandi classici.