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Il Mostro

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Negli anni Settanta e Ottanta l’Italia intera è scossa dagli omicidi del Mostro di Firenze, un’entità oscura che si muove al buio dei noviluni. Sono gli anni dell’estremismo politico, delle logge segrete, dei colpi di Stato mancati e delle bombe che esplodono, della morte usata come strumento di terrore ovvero come strategia di comunicazione. In quel clima inquieto e inquietante, cos’è stato il Mostro? Chi è stato? Alessandro Ceccherini risponde con gli strumenti della letteratura a questa domanda, iniziando dal 1935 per arrivare al presente. Perché il Mostro non ha neppure un principio e una fine certi. Perché il Mostro è molteplice, il mostro sono i mostri: Pietro Pacciani e i compagni di merende, il giovane medico e i compagni di cene, l’ex legionario, l’agente dei servizi segreti italiani e quello statunitense. Intorno a loro, in questa storia corale fondata su un lungo studio dei documenti, si muovono decine di personaggi, reali e finzionali, carnefici e vittime, testimoni e attori del male al lavoro in ogni piega della società. Spingendosi con l’invenzione narrativa laddove la verità giudiziaria si è arenata, Ceccherini racconta le verità incontestate e anche le crepe tra i fatti emersi dalle indagini. Il risultato è un appassionante e acuminato romanzo che ha il suo cuore crudele nella provincia fiorentina e fa i conti con l’immaginario di un’intera epoca.

512 pages, Paperback

First published May 12, 2022

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Alessandro Ceccherini

5 books1 follower

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8 (7%)
1 star
2 (1%)
Displaying 1 - 16 of 16 reviews
Profile Image for Come Musica.
2,068 reviews630 followers
August 27, 2022
Qual è il colore del male, di quello assoluto ed efferato?

In questo suo romanzo d'esordio, Alessandro Ceccherini, con un'accurata e dettagliata ricerca documentale, si addentra negli abissi che avvolgono la vicenda de "Il Mostro" di Firenze, dipanando la storia in un arco temporale che va dal 1935 al 2022. Alessandro Ceccherini si addentra nelle pagine più buie della Storia italiana, quella degli anni settanta e ottanta e, servendosi della letteratura, prova a fare un po' di luce su quei misteri che a distanza di più di quarant'anni sono rimasti insoluti. Chi era Il Mostro di Firenze? Chi c'era dietro Pietro Pacciani?
Il Mostro è davvero uno solo? Oppure Il Mostro è I Mostri: Pietro Pacciani e i suoi compagni di merende, il giovane medico e i compagni di cene, l’ex legionario, l’agente dei servizi segreti italiani e quello statunitense.

Alessandro Ceccherini prova a far emergere quella verità che è rimasta sepolta a causa delle indagini degli inquirenti che si sono arenate: a distanza di quarant'anni, restano le urla delle vittime per cui non è stata fatta giustizia e la vittoria dei carnefici che l'hanno fatta franca e sono ancora a piede libero.

“Spingendosi con l’invenzione narrativa laddove la verità giudiziaria si è arenata, Ceccherini racconta le verità incontestate e anche le crepe tra i fatti emersi dalle indagini.”

Pacciani, Vanni, Lotti non sono gli unici artefici di quegli omicidi efferati.

“Il Lotti ha dovuto parlare del dottore perché altrimenti non c’era il movente, inoltre giustificava i soldi che hanno trovato al Pacciani, che è un morto di fame,” spiega Jacopo. “E poi vogliono mantenere vivo il mistero,” prosegue, “non possono lasciare che il Mostro si riduca a tre contadinacci analfabeti. Altrimenti la procura sarebbe corsa dietro a una barzelletta per decenni e anche la principessina che ne era alla guida dovrebbe ammettere la propria palese mediocrità”.”

Ci sono altri personaggi dietro di loro che hanno mosso le fila e che per via di agganci potenti non sono venuti alla luce, lasciando che tutta la vicenda fosse ancora avvolta nel mistero:

“Filiberto distoglie lo sguardo di fronte all’ira vana di uno sconfitto. “Quel che è stato è stato, a ognuno la sua parte in questa recita sceneggiata chissà da chi”.
“Di certo te lo sai…”
Filiberto sorride. “No, non lo so neppure io, dietro ai misteri noti ci sono sempre altri misteri ignoti e alla fine uno si annoia anche di sapere. E poi adesso le cose sono molto diverse dai nostri tempi e a volte mi sfugge qualche pezzo,” afferma studiando le persone che animano la piazza. “Comunque mi sembra che questi uomini non facciano più nessuna paura. Forse li abbiamo fermati noi a suo tempo, o forse non ne hanno mai fatta”.”

Verso la fine del romanzo, uno dei protagonisti, Corrado, prova a dare una possibile soluzione al mistero del Mostro di Firenze, usando con coraggio la parola "rito":

“Corrado beve un sorso sgranocchiando il sale sul bordo del bicchiere. “Di certo, se un rituale c’è stato, ne abbiamo fatto parte tutti: c’hanno imposto il ruolo di spettatori, che non è secondario. Una storia così, piena zeppa di depistaggi, sparizioni e morti collaterali…” S’interrompe e s’incupisce ripensando a Milva. “Una ragazza fu bruciata insieme al figlio che era ancora vivo. La tanica di benzina sulla quale potevano esserci le impronte dell’assassino sparì dall’ufficio reperti…” dice quasi a se stesso. “A me più che a un pazzo solitario questa storia fa pensare a quello che c’è stato intorno a Ustica o alla Strage di Bologna, ma se lì piano piano si comincia a capire qualcosa, qui anche dopo quarant’anni resta il mistero più totale. Questa vicenda, alla fine, è un enorme mucchio di domande cui di solito si risponde pigramente, e spesso succede che alla fine si hanno più dubbi di prima”.”

Corrado prova a collegare gli omicidi collegati al Mostro di Firenze, in Italia, con quelli caratterizzati dallo stesso modus operandi in America Latina:

“Arriverà un giorno in cui l’esistenza ti sembrerà una truffa. Ecco, quel giorno c’avrai visto giusto. Vorrebbe alzarsi ma pensa che forse l’unica cosa che dovrebbe fare è rimanere lì in attesa che il sole lo asciughi lasciando una veste di pelle coperta di sale appesa a uno scheletro, o che il mare lo raggiunga risucchiandolo nelle profondità dove ogni cosa si mescola. Guarda le case di Puerto Viejo, a un paio di chilometri, illuminate dal chiarore del mattino eppure minacciate dai nuvoloni che si approssimano sotto la spinta dai venti. Pensa che se trovasse il Mostro sarebbe tutto diverso.”

Un romanzo dal ritmo intenso, che prova a far luce sugli abissi del male assoluto.


Tra 4 e 5 stelle.


Su Rai Cultura
https://www.raicultura.it/letteratura...
Profile Image for Jacques le fataliste et son maître.
372 reviews57 followers
July 27, 2022
Due storie parallele: una fatta di gesti goffi e parole sgraziate o volgari, considerata ora con l’occhio compassionevole di chi in altri tempi andava dalla città a far visita ai parenti di campagna ora con lo sguardo analitico del folklorista o dello psichiatra; l’altra, una storia di parole potenti e gesti efficaci, descritta con un distacco che si direbbe sostenuto dal timore reverenziale (vedi sotto). Da una parte Pacciani e i suoi amici, famigliari, conterranei, compagni di merende e analoghi marginali della provincia toscana, colpevoli di crimini contenuti tra le ben definite pagine del codice penale; dall’altra una dimensione parallela di ultramassoni, agenti segreti, intoccabili di vario genere, dediti a operazioni esoteriche o politico-esoteriche di manipolazione del tessuto naturale, sociale ecc. mediante sacrifici umani e atti di guerra psichica.
Nessun punto di contatto ‘reale’ fra i due mondi: solo rare sovrapposizioni che sembrano più espedienti narrativi (il contatto, l’incastro ci ‘deve’ essere, altrimenti il racconto non starebbe insieme) che reali nessi di causa-effetto.
In sostanza: da un lato il paesaggio umano in cui sono stati commessi i delitti del mostro, dall’altro la mente calcolatrice e la mano onnipotente che quel paesaggio hanno modificato; da un lato la cieca e oscura materia arrendevole, dall’altro la forma che su di essa cala senza pietà e recide la carne superflua.
Il primo problema di questa impostazione mi pare narrativo: mettere all’opera una forza onnipotente in un contesto fragile equivale a versare un’autocisterna di acido in uno stagno — l’ecosistema viene distrutto. Questo vale, credo, anche per un ecosistema narrativo: a un certo punto i capitoli dedicati alla descrizione dei delitti del mostro e agli interventi di manipolazione e depistaggio delle indagini diventano prevedibili.
Il secondo problema mi pare più vasto e più grave e riguarda l’atteggiamento nei confronti degli eventi narrati (e di alcuni di essi in particolare) che il racconto proietta/suppone nel lettore. Gli atti del ‘mostro’ (vale a dire del ‘sistema mostro’, della ‘macchina mostro’) sono onnipotenti: nessuno riesce ad anticiparli, a contrastarli, a ricostruirne la dinamica e individuarne gli agenti; e si situano in un contesto del tutto passivo di fronte all’aggressione, inoffensivo e ricettivo a ogni azione. Direi che si tratta di improvvise, violente, irresistibili emergenze verticali in un cosmo orizzontale, piatto, inerte. Se le cose stanno così, manca ogni reale rapporto (se non quello, unidirezionale, di manipolazione e ferimento) tra l’elemento verticale e quello orizzontale. Non ci sono resistenza, lotta, reazione; in una parola non c’è dialettica, di nessun tipo. Resta solo l’orizzontalità segnata, squarciata per sempre dall’emersione verticale. Cosa resta al lettore? Direi che posto di fronte a un paesaggio desolato in cui spiccano tenebrosi idoli crudeli (vere e proprie irruzioni nella sfera terrena di poteri oltrenaturali — umani, lo sappiamo, ma all’atto pratico oltreumani), posto di fronte a monumenti di tale evidenza e potenza, può soltanto ritrarsene inorridito oppure affascinato venerarli.
Alla fine mi pare che si produca un racconto che è pura ‘cratografia’ (ricalco il termine da ‘pornografia’, sostituendo «porne»/«prostituta» con «kratos»/«forza, potenza»), cioè una rappresentazione di atti potenti fatta con lo scopo di stimolare nel lettore… il senso del sacro? il bisogno di un fondamento saldo? il fascino dell’estremo e del sublime (magari di fronte al pittoresco della degradata campagna toscana)? il timore vertiginoso e seducente che ogni rottura dell’ordine consueto, ogni manifestazione dell’Oltre e dell’Altro porta con sé? Sia come sia, questi monumenti di potenza, questi elementi cratografici non sono parte di un discorso — anzi, rompono ogni discorso, lo interrompono, impediscono ogni discorso futuro (arriverà sempre qualcuno col tesserino o il codice o la parola d’ordine giusti e riscriverà il passato, svierà il presente ecc.).
Credo che questa incompatibilità fra il motore del racconto e l’essenza del discorso sia un elemento problematico.
Profile Image for Andrea Santucci.
Author 29 books49 followers
May 1, 2024
Personalmente continuo a pensare che il responsabile di almeno una buona parte dei delitti attribuiti al Mostro di Firenze sia di Pacciani, e che la teoria proposta in questo libro sia troppo inverosimile per costituire un'alternativa credibile. Ma non è questo il punto perché siamo nel campo della fiction, e in più Ceccherini scrive davvero troppo bene per beccarsi meno di quattro stelline.
Profile Image for Silvia.
304 reviews21 followers
July 25, 2022
Ho apprezzato i diversi registri linguistici adeguati ai protagonisti della vicenda, con verità giudiziarie sapientemente mescolate all'invenzione narrativa, in una struttura storica solida . Molto crudo, non risparmia sui particolari più brutali, con uno stile forse troppo pulp per i miei gusti letterari.
10 reviews
November 17, 2025
Letto alcuni anni fa perché interessato alla vicenda, prima romanzo pubblicato dall’autore. Partendo da questo Ceccherini scrive davvero bene, il romanzo non è corto ma scorre velocemente mentre passiamo in rassegna, tramite la voce di vittime e presunti carnefici, le diverse piste che si sono susseguite negli anni. Come per il caso reale, anche in questo romanzo alla fine si hanno più domande che risposte. Ceccherini ha uno stile personale che entra con forza nelle motivazioni e nei pensieri dei personaggi rimanendone però alla stesso tempo distaccato. Emerge comunque, verso la fine, una sorta di morale e io lo ritengo un merito in un caso come questo dove spesso le vittime e tutti i protagonisti della vicenda vengono trattati come indizi e prove nella personale indagine di chiunque si avvicini al mostro. Toccanti le pagine dedicate alla famiglia del Pacciani, non il Mostro ma un mostro anche lui a suo modo, passato alla storia come un simpatico vecchietto o quasi.
Profile Image for Leandro.
15 reviews
October 24, 2022
Un romanzo che si propone di essere affresco di un’epoca e di un paese, flagellato dalle azioni di mille attori senza volto; i “mostri” di Firenze, uomini senza volto che hanno insanguinato l’Italia tra gli anni Settanta e Ottanta. Si seguono le tracce della verità e quello che non c’è nelle trascrizioni e nei documenti dei tanti processi viene inventato. Si mescolano storie, nomi, personaggi, e quando qualcosa sembra troppo inverosimile, si scopre invece che è vera.
Un libro complesso, avvincente e spietato, ma non sempre facile da seguire: e forse è normale che sia così.
Profile Image for Carlo Venturini.
115 reviews2 followers
October 24, 2025
Non credo di aver letto mai nessun romanzo italiano strutturato come questo esordio. Ceccherini costruisce il racconto partendo dai dati di cronaca e da quelli storici e riempie i vuoti di una vicenda che ne è piena con l'invenzione (o con la speculazione in un certo senso).
E questo è sicuramente un esperimento interessante.
Buono anche il lavoro sul ritmo della prosa, soprattutto nella prima parte.
Ho apprezzato meno la gestione di alcune vicende e di alcuni personaggi non centrali alla vicenda (su tutti Corrado) che sembrano un po' messi lì in modo posticcio, quasi come strumenti dell'autore per colmare qualche buco nella narrazione.
Nel complesso però assolutamente soddisfacente.
Profile Image for Andrea Cortese.
219 reviews6 followers
January 3, 2024
Non capisco se l’autore abbia volutamente creato un romanzo così confusionario in onore della storia altrettanto caotica che va a descrivere. In oltre 500 pagine si fa davvero fatica a raccapezzarsi e a seguire il filo della storia e dei personaggi che la popolano.Di tutto il romanzo, circa 250 pagine scarse sono interessanti perché focalizzate su cronaca e aneddotica descritte in maniera precisa e coinvolgente, tutto il resto risulta eccessivamente appesantito. Si termina la lettura avendo poca ulteriore conoscenza della storia del mostro di Firenze.
34 reviews
January 6, 2026
Deludente, molto manichei i personaggi. Non è da leggere se si ha fiducia nel genere umano.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Valerio Spisani.
187 reviews28 followers
June 30, 2024
Io delle vicende del mostro non so praticamente nulla: mi ricordo vagamente i processi a Pacciani, le robe che passavano in TV - che già guardavo poco all'epoca - ma a quei tempi ero più interessato a uscire, bere, drogarmi e andare a vedere concerti di musica atroce. E, nonostante successivamente mi sia appassionato un po' di più al mondo true crime, questa storia ho continuato ad ignorarla. Non posso quindi sbilanciarmi riguardo ai fatti narrati nel romanzo d'esordio di Alessandro Ceccherini e su quanto di quello che c'è scritto sia vero oppure no (ma a breve ho intenzione di cominciare a leggere la titanica opera in tre volumi MDF. La storia del mostro di Firenze vol. 1: La sequenza dei delitti e la pista sarda di Roberto Taddeo); da quello che ho letto in giro pare che l'autore si sia preso parecchie libertà ma tanto io non sapendo nulla mi sono divertito uguale. Oddio magari divertito forse non è il termine più azzeccato in questo caso, però insomma in cinquecento pagine ho trovato abbastanza marciume, depravazione, cinismo, feticismo, deliri complottisti, esoterismo e mistero: il tutto calato in un contesto storico-geografico, che rimane comunque sullo sfondo senza appesantire il racconto, piuttosto convincente.
Profile Image for Max.
204 reviews6 followers
January 4, 2023
Non so se l'ho capito. Il divario tra la fiction e i fatti veri è forse troppo ingente per chi ha la mia età, e ha seguito il processo, acclarato caso mediatico, al presunto Mostro e ai suoi amici di merenda (modo di dire diventato in voga a quei tempi).

Nel libro di Ceccherini troppi personaggi, fatti, dialoghi possono essere avvenuti solo nella fantasia dell'autore, che nonostante il meritevole lavoro di ricerca costruisce (a mio avviso) più un romanzo attorno a un argomento piuttosto che un'indagine su chi come e perché ha portato alla serie di delitti.
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