Ne avessi voglia potrei scatenare un gigantesco putiferio, giuro! Potrebbe risultarne il divertimento dell’anno, persino del decennio. Gettare in pasto un qualcosa di (estremamente) politicamente scorretto o frasi sibilline sulla guerra tra generi. Oppure buttarla sul sesso, cosa per me estremamente facile, ma, lo scrivo con volto affranto, ne ho le prove (del volto affranto, intendo: si evincono le rughe di dolore e il ghigno beffardo della sofferenza) mi esimerò da tal punzecchiante guizzo. Perché saltare dallo schwa (un nome più semplice no? Che so, Ugo, Braciola, Pillopallo. Ma proprio con la w dovevate cercarlo? Che, peraltro, a voler essere pignoli, manco staziona nel nostro ordinamento grammaticale) alle discriminazioni femminili il passo non è soltanto breve, è fulmineo. Insomma, da maschio, per giunta etero, dover discutere di questi argomenti in tempi come quelli che stiamo vivendo non è affatto facile. Ossia, lo sarebbe facile, ma il quotidiano lo ha trasformato in livelli sempre più ardui e scoscesi da affrontare, e, l’ho già scritto, già ho il mio bel da fare a dover gestire i personali sensi di colpa senza che ci pensi qualcun altro ad aggiungerne di nuovi.
Ché, poi, io mi classificherei pure in quelle zone comportamentali ormai desuete. Per dire: quando salgo le scale lascio passare prima la donna, scendendo passo io per primo. Se sono seduto ed entra una donna, mi alzo e non mi seggo finché lei non si è seduta. Entrando in un ristorante lascio passare prima la donna, ma solo se trattasi di posto già frequentato, se sconosciuto entro prima io. Apro sempre la porta al sesso femminile e, possibilmente, se occupo un posto seduto e vedo una ragazza/donna/signora in piedi le cedo il posto. E, sì, preferibilmente pago io il conto del ristorante (anche se poi approfitto della sua pausa bagno per fregarle il contante dal portafoglio, sempre ammesso di scovare un femmineo bipede intenzionato a chiudersi in bagno privo dell’onnipresente borsa). Insomma, per farla breve, sono della generazione che ha scolpito nell’anima l’undicesimo comandamento: “Una donna non va toccata, neanche con un fiore”.
Tutta ‘sta menata, peraltro spudoratamente fuori contesto (odio l’inglesistico off topic) solo per ribadire quanto il mio scrivere abbia il timore di affrontare argomentazioni così poco consone agli usuali binari e fuori dal mio focus speculativo, giusto per sottolineare quanto un argomento simile non possa e non debba sottostare a improvvisazioni da mercato rionale. Dal mio insignificante punto di vista non sarà certo un cambio di lettera a rafforzare il rispetto verso l’altro/a e non è una didascalia che dà vigore a una personalità o all’accettazione delle differenze di genere e/o vedute. Per farla breve: non credo che una soluzione possa ristagnare nel cambio di appellativo, e, in fondo, dovrei essere l’ultimo a giudicare una simile sostituzione grammaticale, perché, a quel punto, esigerei un’ulteriore modifica al vocabolario. Per dire: ogni giorno che passa mi considero sempre più una comparsa in questo etereo quanto scombussolato mondo, ma, essendo io inequivocabilmente appartenente al genere maschile, il mio squassato ego di categoria esige rappresentazione a tutti i livelli, quindi tale appellativo andrà modificato in comparso!
Ho tralasciato la recensione di questo volume sul comodino, sarà l’età? Trattasi di conciso breviario, piacevolmente scritto, che offre un punto di vista parziale, quello dell’autore, ovvio. Fossi in voi lo leggerei. Ma visto che siete voi a essere in voi, fate come vi pare, ché non voglio ulteriori colpe o pesanti fardelli sulle spalle che già ne ho di abbondanti. LettorƏ avvisato…).
NdE: la sovrastante personale spappardellata non è altro che una riesumazione recensionistica. Avrei sofferto troppo a cestinarla e destinarla all’oblio, così la riporto quasi nella vecchia versione, a parte qualche tinteggiata e riparazione. E devo dire che, alla fine, ho pure iniziato a infilare in qualche contesto questo benedetto schwa e, tutto sommato, non è neanche male il suo utilizzo. Attenderò qualche ulteriore anno e poi emetterò sentenza definitiva, magari cancellando e riproponendo per l’ennesima volta questa recensione. Se qualcuno l’avesse disgraziatamente ricordata avrà diritto all’utilizzo gratuito dello schwa per almeno un mese a partire da oggi (privo di sberleffi ed epiteti osceni diretti alla sua persona), un orologio da polso in piena & pura plastica, ma spacciato per assolutamente green e gli immancabili due fustini di detersivo rigorosamente bianchi e irriconoscibili ché lo sponsor non ne abbia a male a riconoscervisi e, dio non voglia, gli tocchi toglierci la pubblicità dal Goodreads.