Bella storia di una fotografa che non conoscevo – ma quanto non conosco? Come si fa???? – che, vissuta nel “secolo breve” ha avuto, e rimandato, della sua vita l’immagine che, tutto sommato ha sempre voluto. Con tutta la depressione che tali eventi possono come minimo, spiegare…
nuda in quella vasca, compie un personale esorcismo per scongiurare il male, una vendetta artistica contro la brutalità del potere. Chi meglio di lei, che è stata la donna piú bella del mondo, può sapere che è proprio la bellezza il piú ambito fra tutti i campi di battaglia? Sono passati oltre settant’anni, eppure questa fotografia scavalca il tempo e le ideologie e può ancora raccontarci qualcosa di prezioso sulla forza eversiva della libertà d’espressione.
Elizabeth Miller mi stupisce e continua a ribaltare ogni mia convinzione. Viaggia ai confini della moralità e surclassa qualsiasi gesto oltraggioso di noi ragazze degli anni Settanta, che abbiamo a malapena bruciato un reggipetto. Sono fatalmente attratta dalla sua incrollabile determinazione.
una fotografia elegante di Steichen che la ritrae in un sontuoso abito da sera viene venduta senza il permesso di Lee alla ditta Kotex, per pubblicizzare sui giornali un prodotto per l’igiene intima femminile […]Ma trarrà lezione da questa sgradevole esperienza. Se il suo corpo è cosí prezioso, sarà lei a disporne in piena autonomia sia come artista sia come donna. E sceglierà di uscire dalla bufera con una scrollata di spalle, dichiarandosi orgogliosa di aver contribuito ad abbattere un odioso tabú a nome di tutto il genere femminile.
È l’amour fouinseguito dai surrealisti, un’illuminazione profana, l’unica che può aprire le porte della creatività.
Ho sempre nutrito dei sospetti un po’ provinciali verso questo sentimento assoluto che esalta la donna quale divinità ispiratrice. La carriera di Musa non è poi cosí diversa da quella di Angelo del Focolare:
In poche emergeranno, sottraendosi ai cliché che le rappresentano come delle femmes poupées, instabili e tendenti alla follia come la vera Nadja di Breton, nella vita Léona Delcourt, la quale, poco dopo la pubblicazione del romanzo a lei dedicato, finirà rinchiusa nell’istituto psichiatrico di Bailleul e morirà a soli trentanove anni.
Quando scrivo dò fastidio, quando mostro un mio film dò fastidio, quando esibisco i miei quadri dò fastidio e dò fastidio se non lo faccio. Ho un’abilità per dare fastidio.
JEAN COCTEAU
per rinnovare quel rito scaramantico che consiglierei di adottare a chi ancora oggi non è in grado di elaborare civilmente la fine di un legame amoroso. È sempre meglio prendere a martellate un metronomo che un’ex fidanzata.
Ora piú che mai capisco che non potrò essere felice costretta in una vita sedentaria, e che sarò sempre ossessionata dal desiderio di un altrove assolato.
Quando il potere vuole imporre i propri canoni estetici e decidere cos’è la bellezza, è il momento di intervenire. Se l’arte diventa un campo di battaglia, non si può restare indifferenti. E Roland è pronto a combattere questa guerra in prima persona convincendo Picasso a organizzare una mostra itinerante di Guernica, per usare l’opera come una micidiale arma di propaganda a favore della pace. Tutto può servire a scuotere chi ancora sottovaluta la minaccia nazista e considera irreale l’eventualità di un nuovo conflitto globale.
Vuole rivedere Roland, guardarlo negli occhi per leggere la risposta che sta cercando in quei pellegrinaggi senza meta. Un altro viaggio, ma insieme a lui e prima che sia troppo tardi.
Si dice che si dovrebbe scrivere solo di quel che si è sperimentato in prima persona, ma non sottovaluterei il fascino delle esistenze che non abbiamo avuto il coraggio di percorrere fino in fondo, accarezzandole da lontano e restando spettatori dei nostri sogni. A volte l’unico modo per trovare un senso nel nostro percorso è rivolgerci alle vite che non ci appartengono: alle brutte ci saremo almeno distratti dalla nostra.
C’è un preciso istante in cui il presente non ha piú senso ed è evidente che il meglio è andato: ti svegli una mattina e ti accorgi che hai superato la curva ascendente, e anche quello che sembrava lo sterminato altopiano della maturità ti abbandona senza preavviso
Lee è colta di sorpresa dalla depressione, non è capace di affrontare la vita ordinaria che ora il destino le propone. L’istinto che l’ha sempre guidata nelle scelte piú difficili l’ha abbandonata, lasciandola a terra
Come il Cristo morto del Mantegna o Guernica di Picasso, il lavoro di Lee ci mette con le spalle al muro e ci obbliga a riflettere su quel che vediamo. C’è una bellezza nella distruzione e nella morte che Lee coglie col suo sguardo pietoso, scavalcando l’obiettività richiesta a ogni reportage giornalistico.