Romana Petri indaga uno dei sentimenti più complicati: quello che lega una madre ai suoi figli. Che unisce e disunisce, perché non per tutte mettere al mondo un figlio significa gioia e appagamento. Anzi, a volte sembra che queste protagoniste entrino nella terra del diavolo e che poi non sappiano più come uscirne. In una rinnegata possibilità, o incapacità, di intravvedere una redenzione prima della caduta, cominciano queste storie. Iniziando e chiudendo con il caso Franzoni, i racconti iniziano nel Medio Evo per poi finire ai nostri giorni. In quel parte della mente può andare a finire il pianto dirotto di un figlio? Quale senso di inadeguatezza estetica durante la gestazione può fare impazzire? E perché si può accettare violenza sul proprio figlio da parte di un uomo che ne sia o non sia il padre? Che tipo di insana gelosia può provare una madre verso una figlia? In questo territorio dove a rimetterci è ancora una volta il più debole, Petri cerca di capire osservando ogni dettaglio della più crudele delle violenze. Tra fatti di cronaca veri e storie di fantasia, Mostruosa maternità è un viaggio nella parte più oscura e indicibile dell’universo femminile.
Romana Petri (Roma, 1965) è una scrittrice e traduttrice italiana. Figlia del cantante e attore Mario Petri, vive tra Roma e Lisbona. Insieme al marito Diogo Madre Deus dirige la casa editrice Cavallo di Ferro. Critica letteraria, traduttrice dal francese, dallo spagnolo, dal portoghese di autori come Jean-Marie Gustave Le Clézio, Alina Reyes, Adolfo Bioy Casares, Anne Wiazemsky, Helena Marques, Ana Nobre de Gusmão, Inês Pedrosa, João Ubaldo Ribeiro, ha recentemente tradotto dall'inglese "Il diario di Adamo ed Eva" di Mark Twain. Autrice di radiodrammi per la Rai, ha pubblicato diversi contributi per le testate Leggere, Nuovi Argomenti e l'Unità; collabora oggi con Il Messaggero e La Stampa. I suoi libri sono tradotti e pubblicati in Germania, Stati Uniti, Olanda, Inghilterra, Francia e Portogallo.
“Non veniamo mica al mondo con il compito di riprodurci.”
Il filo conduttore di questi racconti è la maternità, ma non quel senso di amore incondizionato bensì l’oscurità, il senso di frustrazione e abbandono, il rapporto con il corpo che spesso cambia in modo definitivo.
Petri racconta il campo minato che si cela dietro la nascita di una nuova vita, gli equilibri che saltano e si ridefiniscono; il senso d’inadeguatezza, la violenza, la solitudine. Come a ricordarci che dietro ogni atto d’amore può esserci sacrificio e che è umano sentirsi in dubbio rispetto alla scelta di mettere al mondo un figlio.
I racconti sono molto forti, colpiscono al cuore, fanno male, non c’è speranza in queste storie. Un libro con questo tema è necessario per normalizzare fragilità e vulnerabilità dietro il sentimento materno, senza giustificare la violenza che ne scaturisce, sempre da condannare, ma per prevenire semmai con una mano tesa, perché chiedere aiuto è un gesto d’amore verso se stessi e verso chi si ama. Certi gesti raccontati dalla cronaca restano incomprensibili ma qui dentro c’è il tentativo di esplorare lo sfondo emotivo che può scaturirli.
I racconti che mi hanno colpito di più sono: Il banchiere Klaus Kleist Un balcone sulla Prenestina Ogre Memorie nere Colpevole o innocente
Sono quelli che mi hanno fatto più rabbia, quelli che mi hanno lasciato più senso d’impotenza, che hanno cristallizzato il mio pensiero sull’ambivalenza dei sentimenti, sul senso di rivendicazione per il proprio desiderio, sulla mancanza di supporto sociale.
Appena ho iniziato a leggere questi racconti ho subito riconosciuto lo stile inconfondibile di Romana Petri. La prima cosa che ho fatto, allora, è stato controllare quali libri suoi avessi già letto e con mia somma sorpresa ho visto che non ne avevo letto neanche uno! E come è possibile questo fatto? Sono andata a controllare i titoli dei libri che ha scritto ed ecco svelato il mistero: ci sono tre suoi romanzi che ho iniziato a suo tempo (appena usciti) e che, per un motivo o per un altro, non ho finito. Mi sono quindi ripromessa di saldare questo debito che ho con questa grande scrittrice.
Torniamo ai racconti: sono dodici, alcuni dei quali traggono spunto da fatti di cronaca nera, altri, pur essendo inventati, sono verosimili e plausibili. Tutti investigano il "terreno oscuro" della maternità, scardinato le convinzioni comuni secondo cui ogni maternità è una maternità felice, scandagliando il complicato rapporto che lega le madri ai figli. Tra i racconti si riconoscono i fatti del delitto di Cogne, a vent'anni dall'infanticidio, che aprono e chiudono la raccolta. Romana Petri invita il lettore a non giudicare, perché spesso "Ci sono due versioni dei fatti. [...] Due versioni, due ipotesi, solo due. Ma che sono bastate a far prendere alla vicenda un corso che sembra destinato a non fermarsi, nemmeno adesso che mi hanno dato sedici anni."
Perché "Ci sono cose che il tempo non cancella".
La maternità è fatta anche di "Malinconie lunghissime, silenziosità, strani travisamenti che gli intuivo dietro gli occhi... E poi una certezza quasi sicura, quella di un pensiero che doveva fare costantemente."
Bravissima Romana Petri nel dare voce alle donne protagoniste di "quei percorsi della sofferenza e del disamore tanto indicibile e insopportabile da tradursi in follia nel compimento del gesto estremo.", come scrive Ermanno Paccagnini su La Lettura n. 546 del 15 maggio 2022.
mostruosa maternita' - Libro numero 24 di Romana Petri, uscito da pochi giorni, molto originale come impostazione tematica, 12 racconti di varia natura, luogo ed epoca, con comune oggetto di narrazione la maternita', in aspetti grotteschi, disumani, orribili, ... in apparenza. - Come in tutti i suoi libri Romana Petri ha linguaggio narrativo assolutamente personale, sia da un punto di vista "tecnico-letterario" che espressivo, sempre variante anche nella "trilogia portoghese", grande fantasia sempre, qui in particolare nel "inventare" situazioni complicate, surreali ma con fondo di plausibilita', almeno nel concetto. Si legge con grande interesse per la bellezza del narrato.
Bellissima copertina, molto allegorica, la Mantide Religiosa spezzata in due. - Luoghi ed epoche dei racconti. Bologna 2008 Godarat 1237 Zurigo 1897 Ouro Preto (Brasile) 1936 Campogalliano (Modena) 1963 Napoli 1973 Castiglione della Pescaia 1980 Sarajevo 1993 Roma 2005 Oneglia (Imperia) 2009 Pisa 2010 Roma 2009
Ho appena terminato l’ultima fatica letteraria di Romana Petri, “Mostruosa maternità”, libro pubblicato da Perrone editore, che ha una bellissima copertina, molto allegorica, con una mantide religiosa spezzata in due. Riguardo al conflitto madri-figli e alle mostruosità che ne derivano, ha già fatto da apripista Irène Némirovsky agli inizi del ‘900 coi suoi cupi romanzi, ma anche la nostrana e contemporanea Elena Ferrante si è cimentata, nei suoi best seller, nell’analisi della ferocia materna.
“Mostruosa maternità” di Romana Petri non è una storia unica, bensì un’antologia: si tratta di una raccolta di 11 dolorosissimi racconti che narrano la solitudine, la stanchezza, la rabbia delle madri, e di come tutto ciò a volte si tramuti in un dolore così acuto e accecante da poter sfociare in atti della più efferata crudeltà.
Il fatto che questi brevi squarci di vicende (alcuni di fantasia, altri ripresi dalla cronaca o dalla storia) siano ambientati sia nel più lontano passato che nella nostra contemporaneità, mette in evidenza come la maternità mostruosa non sia cosa esclusiva “dei nostri tempi”, bensì sia sempre esistita. La differenza tra la nostra epoca e le precedenti è sostanzialmente data dal fatto che prima non c’erano i media e internet, da cui oggi, invece, veniamo a sapere ogni piccolo dettaglio, soprattutto quelli più truculenti. Un possibile lato oscuro, aberrante, del sentimento materno è sempre esistito, ed esisterà sempre.
La maternità, mette in guardia la scrittrice con questa antologia, è ben lontana dall’essere tutta gioie e tenerezze. Le donne possono essere esauste, sfinite, vergognose di un corpo sformato dalla gravidanza e che non riconoscono; tormentate dai dolori, dalle fatiche, dalla bellezza sfiorita; angosciate dal ricordo di una vita spensierata che non riavranno mai più.
Poco tempo fa avevo letto un romanzo molto bello, “Il quinto figlio” di Doris Lessing, in cui al contrario si raccontava il lato della “mostruosità” filiale. Un libro che mi aveva scosso parecchio, in quanto l’autrice raccontava come un semplice bambino possa letteralmente rovinare un’intera famiglia, portandola alla completa distruzione. In questa antologia, invece, è la madre, figura iconica che dà la vita, a essere artefice – diretta o indiretta – dell’annientamento del prodotto delle sue viscere. Alcuni passaggi sono raccapriccianti, in quanto vi sono delle descrizioni che fanno entrare proprio nella mente sconvolta delle protagoniste. Ciò che fa rabbrividire nella lettura di quest’opera è l’inesorabile inabissarsi delle donne nella pazzia, nella loro totale disperazione. Può una madre perpetrare le più cruente e indicibili violenze a danno del proprio pargolo?
È un libro molto inquietante, e visto che ciò che è successo di recente (in Lombardia una madre ha abbandonato per 6 giorni la figlioletta, facendola morire di stenti; in Sicilia un quindicenne ha ammazzato la madre, sferrandole diverse coltellate in pieno petto) non me la sento di consigliarlo a cuor leggero. O meglio, lo consiglio solo agli uomini, ai ragazzi, in modo che capiscano che diventare madri può essere terribile, se non si è supportate o se si soffre di disagi pregressi o di fragilità in termini psichici o socio-economici. Non lo consiglio – nell’attuale frangente - alle donne o alle ragazze eccessivamente sensibili, soprattutto se sono in dolce attesa o se hanno bimbi piccoli.
Una raccolta di racconti sulla maternità che trova il suo collante in una femminilità bestiale, quasi primitiva.
Alcuni racconti più difficili da digerire di altri, numerosi trigger warning su violenza e tentativi anticonservativi, ma tutti permeati da una grande onestà narrativa.
Se discernere la figura di una madre da ogni possibile appellativo di cura e devozione sembra impossibile, Romana Petri non si tira indietro e si fa portavoce di una piccola rivoluzione intellettuale e sociale: gioia e maternità possono e devono, essere concetti scissi e indipendenti al fine di dare tridimensionalità a una realtà che viene soffocata dalla narrazione comune e dei media.
Inadeguatezza, frustrazione, odio e rancore. E ancora: violenza, gelosia e disperazione. Questo è il territorio inesplorato che chiede disperatamente di essere narrato da donne costrette a un adattamento innaturale, a rinunce e a un sacrificio che portano a un annientamento totale della loro persona.
Una serie di racconti scritti in maniera impeccabile, basati sul lato oscuro della maternità. La scrittrice mi ha stregata con la sua penna. Leggetelo e basta.
Dodici storie sulla maternità tra realtà e finzione, cronaca e fantastico. In comune una sola cosa: madri che a una prima lettura verrebbe definite dai più “mostruose” , ma che l’autrice cerca di riportare sotto una luce diversa, fatta di di ‘umanità’ e porte aperte ad una comprensione della condizione di essere madri che -attraverso diverse epoche storiche- lontana dal romanticismo con cui viene spesso accompagnata, si dimostra invece il ‘mestiere’ più difficile e spesso disumano del mondo. Un tema sicuramente complesso ma che non mi ha molto convinta per la forma in cui viene qui trattato: sebbene ben scritte, le storie non sembrano aggiungere poi molto alle considerazioni solite fatte intorno al tema (se un minimo si e già interessat* a questo), lasciando il lettore, a letture conclusa, con ben poco di memorabile da ricordare.
Triste e bello, come la verità. Una moltitudine di solitudini, di ruoli assegnati o capitati. Donne. Maternità disperate, interrotte, indesiderate. Vere e verosimili, senza alcuna ipocrisia. Un libro necessario, utile e pieno di tristezza, pieno di storie.
È la prima opera che leggo di Romana Petri. Ne sono rimasta positivamente sbalordita sia per lo stile di scrittura che per le storie che, in Mostruosa Maternità, sono sia di fantasia che reali, attinte dai fatti di cronaca nera (si prenda d’esempio il primo e l’ultimo racconto che tratta il delitto di Cogne). Piccola postilla di qualità: i racconti inventati di sana pianta dall’autrice sono molto plausibili, potrebbero tranquillamente aver fatto parlare nella vita quotidiana.
Trattiamo il tema portante del libro: la maternità. Romana Petri prende la maternità e ce ne svela il lato oscuro. Dove sta scritto che tutte le donne sono nate per essere madri? Essere portate ad avere quell’istinto di protezione, di cura verso una parte distaccata di sè ma non totalizzante, non una copia di lei ma un qualcuno con una mentalità propria, a volte totalmente differente da chi lo ha partorito. Forse è proprio questo che la maternità e la madre non hanno intenzione di accettare. L’ultimo racconto, specialmente, racchiude tutto ciò che l’autrice vuole dirci riguardo a questo argomento.
Personalmente mi reputo molto soddisfatta dalla lettura. Una piacevole scoperta che sicuramente approfondirò con altre opere.
Ho conosciuto questo testo grazie a dei gruppi che seguo in cui si leggono libri sulla tematica femminile e del femminismo. Purtroppo però non mi ha proprio convinto.
In questa raccolta di racconti l’autrice si dedica al tema della maternità, in particolare a quella ‘mostruosa’. Scrive delle storie in cui le madri arrivano a trasformarsi in ‘mostri’ e a fare del male ai propri figli, andando contro natura.
I racconti sono però slegati l’uno dall’altro, pur trattando un tema generale in comune, e questo va a inficiare molto sul risultato finale. Uno degli aspetti che non mi ha fatto apprezzare i racconti è proprio la mancanza di un filo conduttore, oltre che il non aver capito il senso di questa raccolta. Non c’è infatti una morale, o se c’è io non sono riuscita a capirla anche perché l’autrice non ha scritto le sue conclusioni o una postfazione. Il motivo maggiore per cui non ho per niente apprezzato questa raccolta è proprio questa mancanza di uno scopo. Non ho proprio capito il senso di voler mostrare tutto questo dolore e sofferenza, quasi come se l’autrice lo abbia fatto per il puro gusto di farlo.
Qualcuno dei racconti mi è comunque piaciuto, ma nel generale il libro non mi ha proprio convinto. È sicuramente una tematica forte, che quindi non consiglio soprattutto a chi è più sensibile verso queste tematiche. 2 ⭐️
Recensione a cura della pagina instagram pagine_e_inchiostro: In un’epoca in cui non volere figli sembra quasi un abominio, Mostruosa maternità percorre un terreno insidioso, ossia quello delle conseguenza della maternità. Non tutte le donne sono nate per mettere al mondo un figlio e non per tutte significherà solo felicità. Bisogna parlare anche di quelle donne che madri non lo ci vogliono diventare; oppure della mancanza di senso di maternità, o di quanto un bambino possa devastare certi equilibri familiari.
Ecco quindi dodici racconti sul tema della maternità, tra casi di cronaca (come quello della Franzoni), e storie di fantasia. Un viaggio nella parte più oscura della mente femminile, che indaga i sentimenti più contrastanti del diventare madre, ma anche la mancanza di aiuto da parte di una società stigmatizzata. Perché alle donne viene solo e sempre insegnato il miracolo della nascita e la bellezza nel desiderare di un figlio, ma nessuno parla mai dei sacrifici che vengono dopo, o della sottile linea che dividerà cambiamento, sanità mentale e perdita di senno. Un libro spietato e sorprendente, su un tema di cui si parla ancora troppo poco.
In questo libro tutte le madri non volevano essere madri. Tutte le donne di questo libro sono state devastate dalla maternità, costrette a crescere una vita dentro di loro, ma sentendola estranea. Un tumore. Ogni breve racconto pone la lente principale una donna prossima alla maternità, ma se aguzziamo la vista, allarghiamo l'obbiettivo, ci renderemo conto che dietro ogni donna, c'è un'altra madre snaturata. C'è la sua generazione precedente. C'è ancora il seme della rabbia, che come una pianta infestante, continua a germinare. Molte delle donne in questi libro hanno il coraggio, alcune per propria volontà, altre perché cadute nella follia, di estirpare l'erbaccia. Alla fine la voce dell'emancipazione cerca di alzarsi, di sovrastare il coro ma "aumentò il calore del casco, lo mise così alto che dal rumore sembrava dovesse decollare. (...) Ma almeno non la sentiva più."
Un libro che starconsiglio a tutti, mamme o meno. In Mostruosa maternità viene affrontato uno dei tabù più scomodi della nostra società, ossia l'ambivalenza del rapporto madre-figlio, spingendosi ben oltre la narrazione edulcorata della maternità come destino naturale e senza difficoltà. Iniziando e chiudendo con il caso Franzoni, i racconti iniziano nel Medio Evo per poi finire ai nostri giorni.
Stupendo ! Ritirato ieri in biblioteca e finito stamattina !!! Lettura coinvolgente . È una scrittrice camaleontica ! Riesce a cambiare stile in base alle emozioni che vuole trasmettere. Una kermesse di episodi di cronaca rivisitati in chiave romanzata con un unico filo conduttore “la mostruosa maternità “… pazzesca questa scrittrice. Consiglio vivamente !!
12 Racconti in cui sono presenti degli elementi destabilizzanti, che mi hanno lasciato dentro rabbia, confusione e sentimenti di disapprovazione. Un ottimo spunto per mettere in discussione i propri preconcetti. 'Colpevole o Innocente' è uno di quei racconti che ho il presentimento mi rimarrà dentro a lungo.
Crudo, amaro, che non riesci a smettere di leggere. Vale la pena leggerlo anche solo per arrivare all'ultimo capitolo. Petri ti tiene incollat* alle pagine come pochi libri sanno fare.
Un viaggio introspettivo all'interno dell'universo femminile con una particolare attenzione nei confronti delle madri e della maternità. Nonostante il titolo e la quarta di copertina mi avessero incuriosito nel complesso il libro non mi ha soddisfatto. Alcuni racconti mi son piaciuti tanto ma mi aspettavo qualcosa di più "profondo" nell'affrontare un argomento così spinoso.
La scrittura mi è piaciuta, bella e scorrevole. Le 2 stelle sono per le storie raccontate. Sicuramente i racconti risultano interessanti nel loro raccontare di maternità in termini "mostruosi", appunto, fuori dal tracciato di ciò che è considerato "normale" dalla società. Però... però non sono riuscita ad apprezzarli particolarmente perché questi rimangono troppo alla superficie dei fenomeni e degli eventi; l'autrice non scende mai troppo al di sotto per capire i perché, se esistono, e comprendere le cause sociali e personali dietro alle scelte (o non scelte) delle protagoniste. Per quanto riguarda me, questi racconti non hanno aggiunto molto a ciò che già conoscevo della maternità, a differenza di altri libri che, magari nella stessa brevità, sono rimasti impressi nella mia testa come un pugno.
Una raccolta che potrebbe, per alcuni sui racconti, essere quasi un manifesto. Il ruolo della donna ancora fatica a farsi spazio al di fuori della figura della madre, che spesso incombe su di noi come una specie di maledizione: prima o poi vorrai avere figli, è nella tua natura, oppure, quando sarai madre capirai. Ma soprattutto le madri non sono sante, partorire non ci illumina di una luce benedetta, non ci rende persone migliori e infallibili, anzi spesso, se le condizioni non sono favorevoli, la maternità è davvero una disgrazia o può diventarlo. Romana Petri ricorda a tutti e tutte noi che la madre è sempre un essere umano, che può essere bestiale, può farci paura, può sbagliare. E che spesso accade perché viene lasciata sola, e se vi guardate intorno vedrete che accade a tutte voi. Al di là di ciò, del valore culturale, diciamo, sulla mia valutazione incide la ripetitività di certi moduli narrativi che hanno reso la parte centrale più o meno della raccolta meno entusiasmante del resto.