La testimonianza di Cilla, stroncata a 15 anni, è stata per tanti, giovani e adulti, un conforto ed un invito a dare un senso alla vita e a prendere una seria decisione per l’esistenza. Chiunque legga questo libro cambia.
Un po' il titolo, un po' la foto di copertina di questa ragazza un po' somigliante a Anna Wiazemsky, un po' la descrizione sul retro, una storia curiosa di gioventù, tragedia ma anche speranza, tutti fattori che mi hanno incuriosito a prenderlo nella pila di libri impolverati che mi sono trovato davanti. Leggendolo scopro che questi mese ricorre il cinquantennale della morte prematura di questa ragazza, Maria Letizia Galeazzi, detta Cilla, quindicenne come tante, ma con un comportamento fuori dalla norma, legata a una visione del mondo e della spiritualità tutta personale e che non esiterei a definire mistica già estremamente matura. Una tendenza difficilmente catalogabile in un'epoca come gli anni Settanta in Italia dove le uniche scelte erano il capitalismo individualista, l'aggressività neofascista e la sinistra extraparlamentare, che nutriva una giusta visione sociale annullandola però in un rifiuto totale della religiosità, tanto da etichettare la stessa Cilla come "fascista" solo perché religiosa, pur essendo la cosa più lontana immaginabile dal fascismo. La testimonianza è realistica e molto sentita, si perde forse in una certa monodimensionalità raccontando la vita di questa ragazza in un'ottica esclusivamente religiosa, pur evitando il tono agiografico. Di sicuro mi ha affascinato molto, sentendola vicina nel suo perseverare per la sua strada, evitando etichette e ricercando l'Assoluto e la pura spontaneità personale pur se contro ogni "utile" del mondo di oggi. Come molti giovani ancora oggi, non sorprende quindi il seguito e la popolarità di cui vive ancora oggi questo libro e il ricordo di Cilla.