Sullo sfondo della Maremma toscana, la storia di due donne che affrontano con coraggio le sfide del quotidiano, dimostrando una forza straordinaria e una grande capacità di amare. «Non tutte le persone arrivano per ferirci. Alcune vengono per guarire.» Greta ha poco più di vent'anni, una paura viscerale di essere in ritardo sulla tabella di marcia della vita e tante bozze di romanzi mai conclusi sul pc. Per pagarsi gli studi e placare il padre padrone che la controlla di continuo, lavora tutte le estati in una fabbrica di pomodori nel cuore della Maremma toscana, un posto che trasuda disperazione e degrado. Eppure, è proprio lì che, nel momento più buio, conosce Lidia, abbandonata dal marito con un figlio sedicenne che le sembra sempre più un estraneo. Turno sfiancante dopo turno sfiancante, tra le due nasce un'amicizia profonda, complice: per Greta, un porto sicuro nella tempesta d'emozioni che è l'amore per Simon, un ragazzo del Ghana che lavora con lei; per Lidia, una fonte di conforto tra le difficoltà della sua situazione famigliare. E sarà proprio grazie alla forza del loro legame che entrambe avranno il coraggio di cambiare la loro vita.
«Non tutte le persone arrivano per ferirci. Alcune vengono per guarire.»
Greta, grazie per avermi insegnato che nella vita ad un certo punto ci si rende conto che bisogna essere tempesta. Smettere di avere paura e vivere quello che resta.
Lidia, ti sei sempre fatta in quattro per la tua unica ragione di vita, tuo figlio Alessio. E hai sempre tirato dritto, nonostante tutta la merda che hai dovuto sopportare. Io ti ringrazio per non aver mai mollato e per essere stata l’amica di cui Greta aveva bisogno.
Simon, ti chiedo scusa per tutte quelle persone ignoranti che hanno sempre visto in te solo la diversità. Grazie per non esserti arreso..e grazie per essere entrato nella vita di Greta e averla aiutata a guarire.
Alessio, sei stato il mio personaggio preferito. Mi hai fatta piangere, disperare, mi sono sentita morire nel dover leggere tutto quello che hai dovuto sopportare. L’adolescenza non è facile, soprattutto se si sta passando una fase delicata come l’accettazione. Leggevo e piangevo Leggevo e piangevo. È stata dura vedere che non riuscivi in nessun modo a raccontare a tua madre quello che ti stava uccidendo dentro per la paura di come l’avrebbe presa. Non lo sai, ma silenziosamente ti ho preso la mano e ti sono stata vicino per tutto il tempo.
La verità è che mi sono sentita veramente impotente davanti a tutto questo dolore, ed è una cosa insopportabile. Perché ognuno di voi si porta dentro un dolore opprimente, uno di quelli che le persone fanno finta di non conoscere perché non riescono a capacitarsi al pensiero che al mondo esistono persone che devono soffrire così tanto.
Greta, Lidia, Simon, Alessio.. Grazie. Saremo tempesta tutti insieme, voi e noi per voi.
Diciamo che non è esattamente la perfetta lettura leggera da fine estate 😄 Non credo di aver letto questa storia nel momento giusto, sebbene abbia aspettato di proposito fino ad adesso per leggerla proprio perché immaginavo che tipo di lettura fosse. Vengono trattati tanti argomenti interessanti e attuali, ma mi sono sembrati un po’ troppi tutti insieme in un unico libro, sia perché le pagine non sono poche, sia perché non si entra nel vivo da subito e la prima parte quando ancora non sei particolarmente affezionata ai personaggi può risultare un po’ pesante. È la realtà di tante situazioni vissute quella descritta, e sicuramente fa riflettere, però non credo fosse necessario metter così tanta carne al fuoco per rendere il libro più coinvolgente.
Mille emozioni, un libro che non dimenticherò mai. Siete mai entrati cosi tanto in empatia con un libro, da aver paura di volerlo lasciare e di non poter rileggerlo come se fosse la prima volta? Ecco questo è la sensazione che provo con questo libro. Greta e Lidia sono due protagoniste indimenticabili, la loro amicizia mi ha insegnato tanto. Sono due anime pure, che nella vita ne hanno viste tante, ma nonostante tutto loro sono sempre andate avanti. La loro amicizia è stata la loro ancora di salvezza. Si sono salvate entrambe, Greta sull’orlo del precipizio con la paura della vita, di non essere abbastanza, di non valere nulla. Lidia, anch’essa che si sentiva inutile e incapace. Si sono conosciute e insieme hanno affrontato le loro paure. Mano nella mano. La loro amicizia diversa da tutte le altre, perchè oltre ad essere amiche, erano sorelle, madre e figlia. Per Greta una mamma che non aveva mai avuto, e per Lidia una figlia a cui voleva un bene dell’anima. Un rapporto da cui si può imparare tanto, ti insegnato tanto, sopratutto quanto sia importante un’amicizia, contare sempre sull’altra e avere una spalla su cui piangere. Nel corso del libro si parla di tematiche molto importati. Ad esempio la storia di Simon, la sua vita e l’immigrazione per arrivare in Italia. Ho sempre visto il mare come un mantello disteso blu, pacifico. Quando in realtà dietro ad esso si nasconde ben altro. Mi sono venuti i brividi, a leggere tutte le descrizioni della vita di Simon, di tutte le cose che ha visto, e che ha sentito sulla pelle. Simon un ragazzo a molto coraggioso che ha affrontato un viaggio per la sua famiglia. E pensare che ci sono tanti ragazzi ogni giorno che affrontano quel viaggio, con la speranza di sopravvivere. La storia d’amore mi ha fatto venire i brividi, il loro essere cosi diversi, ma allo stesso tempo simili. Il loro amore cosi puro, che allo stesso tempo li ha fatti sentire vivi. Mi ha insegnato cosa vuol dire amare. Questo libro è puro amore. Questo libro ti insegna l’amicizia. Ti insegna il valore di noi stesse. Ti insegna cosa vuol dire la parola famiglia. Ti insegna sopratutto, la speranza e a lottare ogni giorno. Perché nonostante la vita di questi protagonisti va a rotoli, loro trovano sempre un modo per affrontare la situazione e prenderla nel modo più giusto. Perché questo libro è pura tempesta. Ma torna sempre il sole. Tempesta, perché “Tempesta è quando smetti di avere paura e vivi quello che resta” Sole, perché indica la rinascita e la speranza e la forza di questi personaggi. Questo è “oggi sarò Tempesta”
Silvia, questo lo dedico a te, grazie per aver scritto questo libro, di avermi insegnato tutte le cose che ho scritto precedentemente. Continua a scrivere, perché tu sei nata per questo. Non mi hai mai delusa, e non lo farai mai. Sei pura e immensa. Ti voglio bene. Grazie.
Non ci sono abbastanza parole per descrivere questo libro. Un libro che mi è entrato nel cuore, che grazie alla sua scrittura è riuscito a farmi empatizzare con i protagonisti e a farmi dimenticare che stessi leggendo. È il primo romanzo che leggo di Silvia Ciompi, ma sicuramente dovrò recuperare anche gli altri, perché la sua scrittura l’ho trovata buonissima e i personaggi davvero ben caratterizzati. Riesce davvero a farti entrare nei loro pensieri, e farti vivere la vicenda come se anche tu facessi parte di loro. Il romanzo tratta di tematiche attuali e importantissime come: l’immigrazione, il razzismo, l’omofobia e la violenza domestica. Queste tematiche vengono trattate con una sensibilità non da tutti ed infatti più volte durante la lettura mi sono ritrovata con le lacrime agli occhi. Mi ha insegnato davvero tanto questo libro, e ci lascio un pezzo di cuore al suo interno.
un romanzo intenso, difficile, dove non c'è modo di alleviare il senso di oppressione che aleggia sulle vite dei protagonisti perchè tutti, tutti, anche se in modi diversi, fanno parte di quel microcosmo - ormai sempre meno micro - di persone che combattono ogni giorno sulla soglia della povertà, dei pregiudizi, delle violenze familiari, del bullismo. E non mi si venga a dire che i libri della Ciompi sono pieni di sfighe perchè purtroppo è tanta la gente che quelle sfighe le guarda in faccia quotidianamente, le combatte, non si arrende e riesce a trovare nonostante tutto, bagliori di luce, di gioia, di felicità nelle piccole cose. Perchè anche separati dagli oceani, dal sangue, dall'orientamento sessuale, si può trovare unione, calore umano, amore
La storia ruota principalmente attorno alle vite di Greta e Lidia: la prima, una ragazza di quasi venticinque anni indietro con la laurea e con un sacco di manoscritti incompiuti, e la seconda, una donna che si sente sempre un pò più distante dal figlio sedicenne, Alessio. Greta e Lidia si incontrano all’inizio della stagione estiva in una fabbrica di pomodori e, all’improvviso, tra le due comincia a instaurarsi un rapporto di confidenza che piano piano si trasformerà in un legame di amicizia vero e profondo: inizieranno così a penetrare l’una sotto la pelle dell’altra e, senza rendersene conto, cominceranno a guarirsi. All’inizio del libro, infatti, Greta viene costantemente demolita dal padre, sia a livello psicologico che fisico; le viene ricordato ogni giorno che è una nullità e che si deve dare una svegliata se non vuole ritrovarsi a vivere come una disgraziata. Ecco che Greta subisce e subisce questi attacchi, resi ancora peggiori dalla completa apatia della madre, che è vittima come la figlia della prepotenza del marito, il quale la considera una donna di poco valore. Nel corso della storia, però, Greta troverà in Lidia e in Simon l’appoggio di cui ha bisogno per poter reagire – quest’ultimo, un ragazzo del Ghana che lavora nella stessa fabbrica delle due amiche, e per cui Greta comincerà a provare dei sentimenti che la porteranno ad acquisire una maggiore sicurezza in sé stessa. Dal lato opposto, abbiamo Lidia, una donna divorziata, che non riceve nessun aiuto dall’ex-marito e che tenta in tutti i modi di arrivare a fine mese per non far mancare nulla al figlio. Ma niente sembra mai bastare per lui, che è sempre nervoso e che sta prendendo una strada che lo porta sempre più lontano da lei. È proprio questo rapporto ad essere uno dei punti cardine del libro: abbiamo infatti la figura del genitore a cui non viene mai riconosciuto niente per tutti gli sforzi fatti, e dall’altro lato abbiamo appunto il figlio che non viene compreso, che urla in silenzio tutto il male che graffia il suo mondo, ridotto semplicemente a un capriccio. Così, i due si scontrano di continuo, senza mai trovare un ponte che li possa collegare. Su questo sfondo ben studiato – soprattutto per quanto riguarda il lavoro in fabbrica e il fenomeno degli sbarchi e dell’accoglienza dei migranti – si sviluppano le vicende di Greta, Lidia, Simon e Alessio. La narrazione rimane semplice e diretta, e si sposta spesso tra i pensieri dei personaggi, così da rendere chiari i loro dilemmi a mano a mano che la storia si dischiude, per poi arrivare a un finale in cui i protagonisti dovranno decidere se continuare ad avere paura o essere tempesta. Per scoprire che cosa vuol dire essere tempesta, non vi resta altro che tuffarvi in questa storia.
Greta , ventiquattro anni, capelli rosa si sente “ (…)inconcludente, irrisolta. Almeno da fuori, sulla tabella di marcia degli obiettivi da raggiungere, dei successi da ottenere”, Greta che ama le parole e le rime e scrive “tempesta è quando smetti di avere paura e vivi con quello che resta” , ma lei il coraggio per farlo non ce l’ha, non ancora, non all’inizio di questa storia, quando il padre la riempie di insulti e di botte. Lei la tempesta ce l’ha dentro, di farla uscire ha troppa paura.
Lidia, il doppio degli anni di Greta e forse qualcosina in più, un figlio che vede a stento per i turni massacranti in quel mostro di acciaio, fumi e pomodoro che è la Gentili; il cuore indurito dallo schifo per l’ex marito, eppure una grande passione per i film e i libri d’amore, che guarda in differita, quando può, quando la fabbrica le dà respiro. Le due donne si ritrovano a condividere turni e fatiche alla Gentili e, dopo l’iniziale diffidenza di Greta, si legano in quella che diventa piano piano diventa un’amicizia preziosa e potente. Un legame che dà loro forza e speranza: quella di riuscire a dire basta, quella che serve per andarsene, per credere che la vita può essere diversa. O quella che serve per resistere a turni massacranti, ai silenzi ostinati e cupi di Alessio che accusa la madre dei fallimenti della vita e che sta mandando la sua di vita allo sfascio. A vivere un po’ di felicità nonostante tutto.
E poi c’è Simon, che dal Ghana è sbarcato in Italia e in attesa di un futuro migliore per sé e la sua famiglia rimasta in Africa, si spacca di fatica alla Gentili e vive in una struttura d’accoglienza insieme ad altri migranti. Simon che credeva che l’Europa fosse meglio di così, una specie di Paese delle meraviglie, di terra promessa dove poter finalmente realizzare i propri sogno, stare bene. Ha passato l’inferno, è sopravvissuto ai diavoli che nel deserto uccidevano per un po’ d’acqua o cibo, è sopravvissuto agli scafisti, al mare che si è inghiottito troppe vite. Ma si ritrova, come tanti, in un altro tipo di inferno: quello della Gentili, quello degli sguardi e dei pregiudizi delle persone che lo vedono come uno che porta via il lavoro ad altri, un ladro, un peso. L’unica cosa bella in mezzo a tutto questo è Greta. Quando la scorge tra gli operai sente qualcosa muoversi nello sterno, qualcosa che non provava da tanto tempo, e quando la vede in difficoltà corre in suo aiuto, in un gesto pieno di gentilezza e umanità: sentimenti che non provava più. E quando si specchia negli occhi chiari di lei rimane stupito nel trovarci qualcosa che riconosce. Questa è la loro storia, la storia che dura un’ estate, che tocca temi come la maternità, violenza domestica, l’immigrazione, l’amicizia, l’amore, lo sfruttamento, il diverso. Silvia Ciompi la racconta con grande delicatezza, con quello stile poetico e vivo che avevo già trovato in “ Volevo solo sfiorare il cielo”. Scava nel dolore, nel senso di inadeguatezza, nel vuoto che ciascuno di noi ha vissuto, ha avuto dentro, attraverso questi personaggi che vivono una vita normale, a volte ingiusta, ma che non si fanno piegare(non tutti, almeno). Lidia tra loro è quella che ho nel cuore, che lotta per ritagliarsi sempre un pezzettino di bellezza, che si fa in quattro per Greta e Alessio e Simon. Che piange sotto la doccia, fuma centinaia di sigarette, che anche quando tutto fa schifo non molla. è lei a dire a Greta: “non tutto l’amore è come quello dei tuoi genitori e non tutte le persone arrivano per ferirci, Greta. Alcune vengono per guarire”. Sono le sue parti quelle che mi hanno commosso di più ( la festa per Greta, i tentativi con Alessio) e sono stata felice nel vedere cosa l’autrice ha scelto per lei nel finale. In realtà, cosa ha scelto per tutti. Mi è proprio piaciuto.
Ero tornata dallamini vacanza in Toscana col cuore colmo di gioia e tristezza, e la Ciompi mi ci ha fatto ritornare, proprio lì’: a Venturina Terme, alla gelateria Govi dove c’è il gelato come una volta, a Rimigliano dove ho nuotato nell’azzurro del Tirreno, e mi ci ha fatto tornare col cuore gonfio e pesante, per la storia che affronta, che fa male ed è bella allo stesso tempo. Come i miei ricordi. Per questo il mio voto- tutto cuore e pancia- è 5 stelle!
Leggetelo se vi piacciono le storie con donne forti, dove l’amore non è sempre facile, non è edulcorato o infiocchettato. È una storia molto verosimile, che spesso fa venire gli occhi lucidi. Leggetelo se amate i libri ambientati in Toscana. Leggetelo se vi piacciono i libri ben scritti.
Silvia Ciompi è una delle persone più deliziose che ho conosciuto grazie alla mia passione per i libri ed è anche una delle autrici dal talento più grande. Amo la sua timidezza, amo la sua modestia, ma soprattutto amo il modo in cui, ancora oggi alla quarta pubblicazione, sia in grado di emozionarsi.
Oggi sarò tempesta è una scommessa vinta, un romanzo che ti fa soffrire, che ti sbatte in faccia la realtà di molte persone, una realtà che spesso non ci sfiora, una realtà che quando ci mostrano ai telegiornali non vogliamo vedere perché ci fa troppo male. Ho pianto, cavoli se ho pianto, la storia di Simon mi ha straziato, mi sono sentita inerme di fronte a tutto ciò che ricorda, mi sono sentita male e ho capito quanto sia difficile nascere dalla parte sbagliata, quanto le cose che mi accadono ogni giorno non siano altro che stupidaggini in confronto a ciò che certi esseri umani sono costretti ad affrontare.
Ho cominciato questo romanzo consapevole che la storia di Greta e Lidia mi avrebbe distrutta, dal'altro canto come ogni storia che esce dalla penna di Silvia CIompi. I protagonisti di questo romanzo saranno la realtà nuda e cruda dei giorni nostri, l'autrice infatti è riuscita a scrivere e descrivere ogni cosa, ogni emozioni in un modo così profondo e così forte che non riuscirete a staccarvi da essere per molto tempo, una volta che arrivate alla fine.
Ho amato Greta, la sua forza di volontà, la sua tenacia e il suo non mollare nemmeno quando il destino le rema contro. Ho amato Lidia, che nonostante tutto riesce sempre a mettersi in gioco. Ho amato Simon e la sua voglia di rivincita. Ho amato ogni singolo particolare di questa storia e sono sicura che la amerete anche voi.
Ho conosciuto l’autrice con “Volevo solo sfiorare il cielo“, un romanzo forte e potente sull’amore e la voglia di vivere nonostante tutto, con due protagonisti che mi resteranno per sempre nel cuore. Avevo letto la presentazione di questo romanzo, che si annunciava come un’opera diversa, più impegnativa, ma non ero pronta alle emozioni che avrei provato. La scrittura della Ciompi si conferma, nonostante il leggero cambio di rotta, come una delle più intense, vivide e intime degli ultimi tempi. Sa trascinarti con le parole nelle vite dei suoi protagonisti, rendendo le loro emozioni così concrete che non puoi fare a meno di sorridere o soffrire con loro. Questa volta i sentimenti che fanno da sfondo alla storia sono due: l’amicizia e l’amore. Due linee parallele che affiancano improvvisamente la vita immobile e stagnante di Greta, che a soli vent’anni si sente inconcludente e insoluta, come il padre continua a ricordarle ogni singolo giorno della sua vita. Greta che non conosce l’affetto perché i suoi genitori non gliel’hanno mai donato; Greta che conosce solo i lividi silenziosi che le impone il padre e che si è convinta di non meritare altro. In questa sua vita isolata, differente dalle sue coetanee, entrano in punta di piedi due persone che le mostreranno quello che ha perso per tutti quegli anni. Prima Lidia, la collega che le affiancano in fabbrica, vent’anni più grande di lei, separata e con un figlio a carico. L’amicizia tra queste due donne così diverse, nata all’interno di una realtà difficile e sfiancante come quella del lavoro in fabbrica, è qualcosa di speciale e toccante, uno di quei rapporti che ti salvano dal buio e dalla convinzione che le persone siano tutte uguali, tutte cattive. Dall’altra parte della fabbrica, invece, a un mondo di distanza da lei, c’è Simon, che a venticinque anni ha lasciato il Ghana per affrontare il viaggio comune a tanti profughi ed è arrivato in Italia sopravvivendo a cose che Greta ha visto solo in televisione, ma non ha mai capito veramente. Con una delicatezza sincera ma pungente, Silvia Ciompi affronta il problema dell’immigrazione, portandoci nella vita fatta di scelte pericolose e piena di dolore dei tanti profughi che sbarcano nel nostro paese. Un romanzo così bello che non so trovare un aggettivo che lo definisca meglio. Un peccato non leggerlo perché vi perdete una storia importante scritta con una maestria unica.
Non è stato facile trovare le parole per scrivere questa recensione perchè Silvia Ciompi, con ogni sua nuova storia, è in grado di toccare corde particolari del cuore, entrare nel profondo e lasciarmi spiazzata. Oggi sarò tempesta è una storia dura, reale, intensa, con dei protagonisti che si dibattono incessantemente in questo grande e agitato mare che è la vita.
PROVINCIA è dove tutto finisce e nulla comincia.
Ed è da quella Provincia che partono e si intrecciano le storie di Greta, Simon e Lidia. Greta è una ventenne con il sogno nel cassetto di diventare scrittrice, poche materie alla laurea e un futuro incerto. La paura le attanaglia le viscere ogni volta che pensa al momento in cui deve fare ritorno nella sua città di origine per racimolare qualche soldo lavorando in fabbrica durante la pausa estiva. Greta è un'amina fragile, impaurita, vinta da un padre-padrone violento e totalitario, un nostalgico razzista e intransigente. La madre non è un esempio di brillante genitorialità, abituata a incassare i pugni del marito e a ignorare le aggressioni nei confronti della figlia. In un ambiente così, Greta si trova perduta senza vie da seguire ma solo ansie da placare. Ma, non tutte le persone arrivano per ferirci. Alcune vengono per guarire. E quest'anno a guarire le ferite dell'anima di Greta ci sono Lidia, una donna separata con un figlio da sfamare, e Simon, un ragazzo del Ghana arrivato in Italia come tanti suoi conterranei, in cerca di una vita migliore. Sarà grazie a loro che Greta riuscirà ad aprirsi al mondo, guadagnando la fiducia necessaria per prendere in mano la sua vita e fuggire da una realtà violenta. Oggi sarò tempesta è la storia di un amore e di un'amicizia in grado di abbattere barriere e reticenze. Greta è pura e affronta la vita come un tenero cucciolo venuto da poco al mondo. Non ci sono malizia e pregiudizi nei suoi occhi, nonostante l'educazione ricevuta. L'avvicinamento a Simon è lento, fatto di piccoli passi, gesti di tenerezza e condivisione delle proprie storie personali. La vita di Simon è come quella di tanti altri che affrontano il mare per sbarcare in un paese che alla fine lo guarderà sempre con ostilità. Ma non Greta con la sua timidezza, la quale gli fa desiderare di stravolgere ogni piano. Una delle cose che più ho apprezzato di Oggi sarò tempesta è l'amicizia tra Greta e Lidia. Potrebbero essere madre e figlia, e Lidia, pur con tutti i suoi problemi, non riesce a fare a meno di provare tenerezza per quella ragazza sola, preda di un orco che la sta rovinando. Insieme scopriranno come può essere forte il legame tra due donne quando questo è sincero e disinteressato. Un bellissimo messaggio lanciato da Silvia Ciompi, di solidarietà tra donne.
La Maremma toscana, così come la realtà sociale che vi è immersa, viene descritta con sguardo duro e preciso che ricorda i grandi autori veristi. Anche la Gentili è descritta come se vivesse di vita propria, come un mostro assetato delle anime di poveri ed emarginati in cerca di riscatto che piano piano vengono fagocitati da un sistema alienante. In quella fabbrica c'è tutto il dolore di chi come Lidia deve tirare a campare, c'è la muta afflizione di Greta che non ha il coraggio di reclamare il suo posto nel mondo, e la rabbia di Simon che la vede come mezzo per passare oltre. Ma non c'è clemenza per nessuno di loro alla Gentili, non ci sono sogni, desideri, speranze, solo turni massacranti, vessazioni, e l'odore rancido del pomodoro mischiato alla disperazione.
In questo clima di asprezza vi è una luce che rischiara le vite dei nostri protagonisti, ed è la voglia di riscatto e la fiducia nei confronti del prossimo. I protagonisti di Silvia Ciompi crescono insieme, acquisiscono forza l'uno dall'altro e diventano resilienti. Il futuro è ancora un'incognita spaventosa, ma adesso sanno di non essere soli. Una lettura emozionante che mi ha scossa, facendomi ritornare indietro nel tempo, quando giovane ragazza di provincia, lottavo con le unghie e con i denti per fuggire lontano, non capendo che con la Provincia ci devi fare i conti e ripartire da lì, perchè in un modo o nell'altro sarà sempre una parte di te. https://ariaswild.blogspot.com/2022/0...
“Oggi sarò tempesta” è un libro denso, ma i lettori e le lettrici di Silvia Ciompi sono abituati da anni ormai ad avere tra le mani pagine così ricche di vita, di storie, di emozioni.
Sono quattro i protagonisti del romanzo. Greta, Lidia, Simon e Alessio. Ognuno, a suo modo, declina il dolore che influenza ogni battito, ogni parola detto o taciuta, ogni gesto nascosto o accennato.
La paura – e quindi l’immobilismo – di Greta nasce dalla parole distorte del padre, si alimenta dei suoi giudizi, dei suoi “non sei capace”, dei suoi sogni lasciati a metà, dei limiti della provincia che diventano confini. La certezza di “non essere fatta per nessuno”, se non “per il dolore e basta, per le botte del padre e nulla più”, crolla sotto lo sguardo di Simon.
Si stupiva della differenza che c’è tra la violenza e il tocco di chi ti chiede il permesso.
Simon, che si è dovuto specchiare in un mare di morte per afferrarsi ancora di più alla vita, che ha negli occhi così tante atrocità da non credere di poter soffermare di nuovo lo sguardo sulla bellezza, si dovrà ricredere non appena scorgerà le lentiggini di Greta, i suoi spigoli, i suoi lividi, i suoi silenzi. Scoprendo che cercare un appiglio, in due, a volte non è pericoloso, ma l’unico modo per salvarsi.
Poi c’è Lidia. Oh, Lidia. Quanto è stato facile capire chi sei, quanto è stato semplice sentire sotto pelle tutto ciò che provi. Il tuo coraggio, la tua generosità, la tua forza, ancora più folgoranti non appena hanno provato a spezzarti, di nuovo.
E infine, Alessio. Senza ombra di dubbio il mio personaggio preferito, anche se per tutto il libro ho avuto una gran voglia di gridargliene quattro. Ma poi ho capito che l’unico modo per passeggiargli accanto sarebbe stato ascoltarlo, prenderlo per mano. Anche senza il suo permesso. Bellissimo il momento in cui, con le dovute differenze, si accosta alla diversità di Simon.
Tempesta è quando smetti di avere paura e vivi quello che resta.
La scrittura di Silvia Ciompi è incredibilmente intensa ed emozionante. Quello che mi piace di questa autrice è che si prende tutto il tempo che le occorre, che dipana le sue trame senza fretta, senza che le storie dei suoi personaggi subiscano scossoni per problemi di spazio o di lunghezza.
Di “Oggi sarò tempesta” ho apprezzato l’inserimento di temi importanti, di cui si parla sempre meno, e il fermo proposito di costruire un piccolo nucleo familiare fatto di scelte, non di sangue.
Perché alla fine è con le scelte che facciamo i conti, ed è più facile farlo se accanto hai chi ti amo per chi sei veramente.
Da siciliana – da palermitana – il mare l’ho sempre visto come opportunità ma soprattutto come prigione. Quel confine che non apre, ma chiude, delimita. Il mare che mi ha sempre circondata, lambita, mi ha fatto sentire ancora più distante, messa da parte, come se già non bastassero i pregiudizi e gli stereotipi a farlo. Il mare ritorna ancora una volta in un romanzo di Silvia Ciompi e io ne riesco a cogliere tutta la forza, tutto il potere. Quel mare che è salvezza e morte, quel mare che è spietato, che incanta, che ammalia, che restituisce, ma che spesso tiene per sé.
Quando la provincia ti inghiotte, remi tra i malumori delle maree a cui sei esposta, cercando salvezza tra timidi sogni e immaginate speranze. Ho pensato questo di Greta che dalla provincia vorrebbe uscire, ancor di più fuggire, buttando alle spalle reminescenze desolate di un'infanzia non rimpianta. I suoi desideri sono una cosa, la realtà che la vita le butta in faccia invece è la Gentili, ditta produttrice di passata di pomodoro per la quale lavora o meglio quasi si uccide, abbandonando diritti e assolvendo esclusivamente doveri, con l'obiettivo di pagare i suoi studi universitari. La pochezza dell'essere umano troneggia in un ambiente lavorativo dove per fortuna qualcuno ancora si salva. Lidia madre e donna irreprensibile, acciaio liquido che scorre in maniera repentina. Due braccia che non si piegano di fronte alle difficoltà e agli schiaffi morali. L'esempio di come la volontà renda libero l'intelletto. Una donna che per Greta è più di una collega, una compagna di umori e condivisioni emotive. Un'àncora a cui aggrapparsi nei momenti di sconforto e di effimera felicità. E poi c'è Simon, che rappresenta il coraggio di abbandonare il proprio paese d'origine per approdare in un altro, dove le promesse vengono immancabilmente disattese. L'ostinazione nel voler mantenere a tutti i costi un posto di lavoro, dove allo sfruttamento si sommano le numerose confabulazioni tra colleghi rivolte semplicemente al colore della pelle, che brucia sotto il fuoco, sia essa bianca sia essa nera. Amicizia, integrazione, altruismo, solidarietà e amore si intrecciano indissolubilmente. A parlare sono tre voci distinte e allo stesso tempo complici di un destino brutale e in qualche modo salvifico. Carnefice attivo di dolori che tagliano, osservatore inerme di speranze che tengono. Un libro che ustiona la pelle e maneggia abilmente la realtà del nostro paese, affiancandola a "tempeste emotive" di certa origine. Maremoti dell'animo sedati soltanto da mani che si stringono nella consapevolezza di una salda presa. "Oggi sarò tempesta" è un faro che illumina contesti e situazioni di vita a cui siamo assuefatti, facendoci aprire gli occhi su condizioni e sentimenti che sembrano sommersi dalla sabbia ma sono più che mai pane quotidiano per tutti noi. Silvia Ciompi ha il dono di saper raccontare tutto. Il bene, il male, il bianco, il nero. Le sue parole sono sempre giuste e appropriate, legate tra loro da fili sottili che mai si spezzano. Non ha scritto un libro bensì un capolavoro, utilizzando in maniera sublime la terza persona, spostandosi da un personaggio all'altro senza la minima titubanza. È una delle autrici la cui penna resta indelebile negli occhi di chi la legge. È stato un viaggio intenso e ricco di riflessioni, di parole che rimbombano nella testa e ritornano come un eco, per ricordarci che ogni tempesta ha un inizio e una fine.
Ammetto di aver faticato come quando si ha davanti una lunga e ardua salita e non la si può evitare, perché quella è l'unica via.
Non è stato semplice concludere, per tanti motivi in verità. I temi trattati, troppo vicini alla mia realtà, la narrazione a tratti estremamente descrittiva, i personaggi con cui, devo essere sincera, non ho legato, ma in fondo, non so esprimere ciò che questo romanzo mi ha lasciato addosso. È un insieme di sentimenti belli e brutti che non sanno decidersi, non vogliono farsi etichettare. Sono ingarbugliati e confusi... So però che non ho avuto la voglia impellente di leggere con foga e quella smania incontrollata, per il bisogno di sapere. Ciò è già di per sé una risposta no? Probabilmente ho scelto il momento sbagliato per una storia come questa o forse sono proprio io quella che ha qualcosa che non va e tanta insoddisfazione dentro. Non lo so. OGGI SARÒ TEMPESTA è un concentrato di dolore, violenza, amicizia, amore e riscatto. Tuttavia, a parte la rabbia per determinate tematiche e la tristezza per fatti che tutt'ora si svolgono sotto gli occhi di tutti, non ho provato altro. Non mi sono affezionata ai protagonisti, non ho provato quel vuoto al termine della lettura, non c'è stata la mancanza.
Greta sente di non essere abbastanza, di non valere niente, lei come i suoi sogni, chiusi nel pc. Scrivere è il suo desiderio più grande, ma la dura realtà e un padre che non si può nemmeno definire tale, non sono ostacoli di poco conto da superare. Vive una vita a metà, in bilico, sul precipizio e sente di non poter fare un passo indietro per non cadere. La fabbrica che le dà lavoro per la stagione estiva non è un ambiente migliore, con le macchine, il loro gran casino e tutto quel via vai di prodotti, merci, attrezzature e cattiverie. In tutto questo, come un angelo, una benedizione, Lidia saprà capirla, comprenderla e aiutarla solo come una madre sa fare. La loro amicizia nascerà spontanea come un fiore fra l'asfalto, duro e resistente malgrado tutto. Fra un turno e l'altro, conoscerà anche Simon un ragazzo del Ghana, con il quale non potrà fare a meno di parlare, provare emozioni e raccogliere il coraggio...
Il nuovo romanzo della Ciompi è un pugno nello stomaco. Non c’è altro modo per descriverlo. Bellissimo, ma un pugno nello stomaco. Greta è una ragazza nel pieno dei suoi 20 anni, con una laurea triennale ancora da dare e una famiglia disfunzionale. Ha un padre padrone e una madre succube. Nessuno dei due le ha mai insegnato cosa vuol dire essere amata.
Per pagarsi gli studi, durante l’estate lavora in una fabbrica di pomodori, dove incontra Lidia, divorziata e con un figlio che le sembra di non conoscere più, e Simon, un immigrato proveniente dal Ghana e che porta con sé una storia piena di dolore.
“Tempesta è quando smetti di avere paura e vivi quello che resta.” Questo romanzo, che segna l’esordio in un nuovo genere, può essere considerata una vittoria per Silvia. I personaggi ti entrano dentro, sottopelle, e non ti lasciano più.
Greta, Lidia, Simon, Alessio (il figlio di Lidia) mostrano la forza di volersi riprendere la vita e la bellezza e di volersi liberare da ciò che è negativo e ingiusto.
Tra Lidia e Greta, nonostante la differenza d’età, nasce un’amicizia che salva, un’amicizia che non ti lascia sola, un’amicizia rara da trovare. Invece, grazie a Simon, Greta capirà quanto può essere bello e indispensabile dare e ricevere amore.
Con la Maremma Toscana sullo sfondo, la scrittrice ci mostra le vite di questi personaggi indimenticabili, senza indorare la pillola, descrivendo il bello e il brutto, rendendoci testimoni della violenza gratuita di un orco contro la sua famiglia e di un essere umano contro un altro essere umano, ma facendoci sorridere davanti a un amore che sboccia, un amore timido e impacciato.
“Oggi sarò tempesta” è un romanzo da leggere, che consiglio vivamente. Silvia Ciompi è una certezza.
"Oggi sarò tempesta" di Silvia Ciompi è il libro che segna l'esordio dell'autrice nella narrativa dopo i successi ottenuti con i suoi precedenti romanzi.
Siamo in un paesino della maremma toscana in un'estate di fuoco come tante altre e vediamo Greta che giorno dopo giorno compie lo stesso tragitto per recarsi al lavoro alla Gentili, una fabbrica di pomodori che la assume da tre anni come dipendente stagionale durante l'estate. Greta ha poco più di vent'anni, studia per laurearsi e sogni di diventare una scrittrice ma nel frattempo va a spaccarsi la schiena in fabbrica sopportando i turni interminabili, la fatica spossante e le umiliazioni di un lavoro duro e malpagato. Tutto pur di allontanarsi dalle violenza di un padre padrone e l'indifferenza di una madre assente.
Ma è proprio durante i turni alla Gentili che Greta conosce Lidia, molto più grande di lei con un divorzio alle spalle e un figlio adolescente pieno di segreti che non riesce più a capire e che sembra sfuggirle ogni giorno di più. E poi c'è Simon, un ragazzo originario del Ghana arrivato in Italia da profugo con un barcone con un permesso di soggiorno provvisorio.
Quelle di Greta, Lidia e Simon sono tre solitudini che si incontrano, tre pianeti che orbitano l'uno intorno all'altro cercando di venirsi incontro. Greta trova in Lidia un'amica, una confidente e inizia ad abbattere pian piano i muri di diffidenza e paura che aveva costruito per sopportare la sofferenza; invece in Simon trova l'amore e l'accettazione che di cui entrambi sentono disperatamente bisogno. Durante le afose giornate che si susseguono tutti e tre trovano amicizia, amore e conforto l'uno nell'altro, sperimentano la libertà di essere se stessi senza pregiudizi e conoscono la profondità di sentimenti sinceri e disinteressati.
Silvia Ciompi ci regala una storia bella e allo stesso tempo triste, a tratti drammatica ma profondamente vera perché in essa tutti possiamo rispecchiarci. È la storia di gente comune che fatica ad arrivare a fine mese e fatica duramente per uno stipendio misero che spesso non basta a far quadrare i conti; ma è anche la storia di tanti giovani che fanno fatica a trovare il loro posto nel mondo e per paura di essere discriminati sono costretti a mettere a tacere i loro sogni e la loro identità.
Poi c'è un tema che l'autrice affronta con grande delicatezza e che spinge fortemente a riflettere ed è quello dello degli immigrati clandestini che arrivano in Italia via mare attraverso un'odissea che noi conosciamo solo da ciò che sentiamo dire nei TG ma ci siamo mai soffermati a chiederci cosa affrontano davvero queste persone? Cosa li spinge ad intraprendere un viaggio pericoloso durante il quale spesso trovano la morte?
Attraverso Simon conosciamo la sua storia che è quella di tanti altri ragazzi che arrivano in Italia spinti dalla miseria e dalla gu*rra sopportando sofferenze atroci e spesso il sogno di una vita migliore si scontra con il pregiudizio e gli sguardi di sospetto di un popolo che li vede come invasori e criminali, mentre loro sono esseri umani come noi che cercano solo di sopravvivere.
Sono tanti gli argomenti affrontati in questo libro, c'è tanto da sviscerare e su cui interrogarsi e poi riflettere ma secondo me è proprio questo il bello della storia. Ho amato profondamente questo romanzo e mi sono affezionata ad ognuno dei personaggi con le proprie fragilità e punti di forza e soprattutto mi sono emozionata e commossa che almeno per me non è cosi scontato. Per questo motivo ringrazio Silvia, quando leggo i suoi libri mi ricordo perché amo cosi tanto leggere.
Avevo questo libro lì da leggere da un secolo, praticamente sin dall’uscita, ma non trovavo mai l’occasione per leggerlo, tant’è che avevo persino perso un po’ la voglia, lasciandolo nel dimenticatoio. Ma per fortuna all’improvviso ho deciso di leggerlo. Credo infatti che questa sia una lettura che vale davvero la pena fare.
Greta ha venticinque anni, studia letteratura e ha alle spalle una famiglia difficile, fatta da un padre violento e una madre che subisce. Lidia, invece, ha vent’anni in più, un divorzio alle spalle e un figlio sedicenne con il quale non riesce più a capirsi. Il figlio è Alessio, un ragazzo che ha paura di mostrare i suoi veri sentimenti, di dire agli altri della sua sessualità, per paura delle conseguenze; lo sanno alcuni compagni a scuola, e già questo basta, dato quanto lo bullizzano. E infine c’è Simon, scappato dal Ghana e arrivato su un barcone in un centro d’accoglienza, che spera di poter andare in Germania e di riunire poi la sua famiglia. Ad unirli tutti c’è una fabbrica di pomodoro di Piombino.
Quello che ne viene fuori è una storia estremamente toccante ed emozionante. Una storia d’amore, di amicizia, di famiglia, ma soprattutto di riscatto, che l’autrice è stata in grado di raccontare in maniera estremamente delicata e profonda. È un racconto vivido, a tratti crudo, ma comunque l’autrice è stata brava a non esagerare mai, a non rendere il racconto un troppo. Questa è una di quelle letture che ti tengono incollata alle pagine, che vai avanti a leggere quasi febbrilmente. È stata una lettura in grado di commuovermi, ho presto perso il conto di tutte le volte che mi sono ritrovata con le lacrime agli occhi.
Primo libro dell'anno, nel caldo atipico di New York, su una poltrona logora e triste. Il mio primo comfort book che mi ha dato delle bellissime e calde sensazioni di casa, che spero mi accompagneranno a lungo. Silvia Ciompi, che ho trovato quasi per caso su Tik Tok e che mi ha incuriosito fin da subito, ci porta all'interno di una fabbrica di passata di pomodoro: i processi produttivi, i personaggi della fabbrica, le parlate di provincia, i discorsi di desolazione, solitudine, tristezza e rassegnazione, di chi si lascia andare alle piccole gioie, di chi combatte per la stabilità economica e matrimoni che vanno a rotoli. E qui salta fuori Greta, alter ego inevitabile dell'autrice, universitaria fuori corso e senza speranze che scambia uno sguardo di troppo con Simon, operaio nero che ha passato l'inferno e aspetta di potersi trasferire in Germania. E da qui inizia tutto.
Un bellissimo scenario, un film neo-realista che piacerebbe a Ken Loach se facesse (e spero che lo faccia) un film ambientato in Italia. Su l'ereader, 400 pagine circa che si divorano in pochi giorni. Silvia Ciompi ha una scrittura visiva, d'impatto, ed è impossibile non immaginarsi la pelle di Greta, le mani di Simon e il mare che li ha visti insieme la prima volta. Traspare però la voglia di esporsi, di scusarsi, forse troppa. Credo che i "difetti" della protagonista siano gli stessi di Silvia, l'autrice, che i suoi pensieri si sovrappongano troppo spesso e, nonostante l'avviso all'inizio del romanzo che ogni riferimento etc..., pare impossibile da credere. Questo crea qualche scivolone dal sapore di fan fiction, e purtroppo non in senso positivo.
A parte ciò, qui abbiamo un'autrice da seguire, sarò felice di farlo.
Dopo diversi romanzi americani, mi è venuto voglia di leggerne uno ambientato nella mia Toscana. La storia si svolge in una piccola provincia maremmana, "dove tutto finisce e nulla comincia" - per citare una frase del libro. All'inizio i personaggi principali vivono una vita monotona, le loro giornate si susseguono più o meno uguali. Ognuno di loro combatte in solitudine i propri demoni. Greta subisce maltrattamenti in famiglia, Simon è fuggito dal Ghana in cerca di un futuro migliore per sé e i suoi familiari, Lidia è alle prese con un figlio ribelle con cui non riesce più a parlare, Alessio nasonde un segreto per paura di essere giudicato dalle persone che lo circondano. Tutti loro hanno qualcosa in comune: sono stanchi di limitarsi a sopravvivere, di spaccarsi la schiena in fabbrica cercando di racimolare qualche soldo in più e subire ingiustizie nonostante il loro impegno nel lavoro o a scuola (nel caso di Alessio). Forse non è un caso che le loro strade si siano incrociate. Forse, ora che si sono trovati, avranno il coraggio di affrontare ogni nuova sfida insieme, sostenendosi l'un l'altro. Ho trovato questo romanzo molto profondo, perché mette in evidenza alcuni temi importanti, quali la violenza domestica, il senso di solitudine, l'indifferenza delle altre persone, ma anche e soprattutto le angherie e i soprusi a cui vanno incontro i migranti che raggiungono il nostro Paese in cerca di salvezza. Lo consiglio!
“Oggi sarò tempesta” di Silvia Ciompi mi ha profondamente colpita. È un romanzo che scava nell’anima, raccontando con delicatezza e forza la storia di due donne, Greta e Lidia, che si incontrano in una fabbrica di pomodori nella Maremma toscana. Greta, poco più che ventenne, vive sotto il controllo di un padre padrone e cerca di pagarsi gli studi lavorando duramente. Lidia, madre single abbandonata dal marito, lotta per mantenere un rapporto con il figlio adolescente che le sembra sempre più distante. Tra turni estenuanti e difficoltà quotidiane, nasce tra loro un’amicizia profonda e salvifica. Greta trova in Lidia una figura materna che le è sempre mancata, mentre Lidia riscopre la forza di andare avanti grazie alla compagnia di Greta. La scrittura di Silvia Ciompi è intensa e coinvolgente, capace di far emergere le emozioni più profonde. Il libro è un inno alla resilienza femminile, all’amicizia che cura e all’amore che nasce nei luoghi più inaspettati .
Lettura molto piacevole con trama interessante con diverse situazioni, azioni e frasi realistiche e mai banali, in particolare quelle legate all’immigrazione… Mi ci sono ritrovata, mi ha emozionato e mi è piaciuta l’idea che l’amicizia sia salvifica e che gli incontri non siano mai casuali. ho sottolineato molto solo ad esempio “sputava cattiverie senza accorgersi che ogni volta ke faceva un male cane” Era contento, dentro, sotto uno strato di rancore e di dolore, di sfogarsi su di lei e di farla stare male “Che non tutte le persone arrivano per ferirci Greta. Alcune vengono per guarire” ….Greta ora era casa sua
Perché era quello che vuol dire essere madre, alla fine: ritrovarsi tra le mani un’altra vita e mischiarla alla propria, imparare a respirare in sincrono, a moltiplicare l’amore, i gesti, i respiri.
Straordinaria come sempre. Leggo Silvia da quando aveva iniziato a pubblicare su Wattpad - in mezzo a tanta mediocrità ero rimasta folgorata dalla storia di Teschio e Camille, la loro storia così spigolosa, così forte ed emozionante. Ho finito adesso Oggi sarò tempesta e ancora una volta sono rimasta incollata a ogni pagina, ho sentito ogni emozione e ogni sfumatura degli splendidi personaggi di questa storia. Vite che si intrecciano nei momenti e nei modi più improbabili, vite che sentono, vite che evolvono e diventano più forti. Bravissima davvero, libri così sono perle rare.
Ho preso questo libro perché avevo letto parecchie recensioni positive e perché dalla sinossi sembrava una storia leggera. La trama è invece cupa e pesante, intrisa di crudo realismo, anche se, di converso, inneggia ad una speranza fiabesca priva di realtà. È scritto senz'altro bene, anche se la trama è lenta e vi sono pagine di descrizioni e racconti esageratamente dettagliati. Lettura forse adatta a degli adolescenti, per me è un no. Dubito leggerò altri libri di questa autrice, seppur alcuni passaggi siano vividi ed emozionanti, in particolare il finale happy ending.
Romanzo che si merita tre stelle e 1/2. Storia che coinvolge data la coralità dei personaggi che la abitano. Certamente divertente il fatto che sia ambientato nei luoghi in cui vivo. Curiosa la sensazione di non tempo che il romanzo mi ha dato per una buona parte del tempo come se mi immaginassi la storia più retro data nel tempo ma con dettagli che invece la rimandano a tempi più recenti. Nel complesso in racconto coinvolgente con un ritmo che tiene sempre alta la curiosità di capire come va a finire.
DNF, troppo ripetitivo per i miei gusti. Poteva essere anche di 150/200 pagine, ma si è allungato il brodo con continue ripetizioni sull'aspetto minuto di Greta, conflitti nati tra lei e l'interesse amoroso dovuti ad incomprensioni inutili e su come Lidia fosse una cattiva mamma e su come fosse odiata dalla sua famiglia. Peccato, dato che è scritto molto bene, ma è troppo ritondante e a tratti pesante non tanto per gli argomenti delicatissimi trattati, ma per il fatto che siano tirati in ballo così tante volte da non farmi capire quale sia il senso effettivo del libro
Tempesta è quando smetti di avere paura e vivi quello che resta” Il succo di questa storia è tutto in questa frase. Greta e Simon, Lidia e Alessio, persino Erika, la mamma di Greta, tutti protagonisti. Le anime affini si attraggono, e mai come in questa storia sofferta ho percepito questo. Certo si toccano temi forti, ma sono l’amicizia, l’amore e la speranza i veri protagonisti. Soprattutto la speranza nel domani, che non è forse ciò che ci fa andare avanti tutti i giorni?
Penso che non esistano le giuste parole per descrivere questo libro. Una storia straziante, ricca d'amore in tutte le sue forme. Ho pianto tutte le mie lacrime, sia di gioia che di dolore. E' un libro che racconta una storia di rara umanità, che tutto dovrebbero leggere, soprattutto in un periodo così.