Recensione
Zoe è una studentessa che all'improvviso, a causa della morte della sorella, si trova ad occuparsi a tempo pieno di un bambino di soli tre anni. Damian è suo nipote, il figlio della defunta sorella, un bimbo problematico e molto introverso.
La loro vita non è semplice, vivono in una catapecchia, hanno una piccola sovvenzione dallo stato che non basta neanche a pagare le bollette e il suo stipendio è talmente misero che a malapena riescono a comprare il cibo con cui sfamarsi.
Weston è un uomo preciso e scrupoloso, un maniaco del controllo. Ha delle regole ben precise che tutti devono rispettare, per questo è molto temuto dai suoi dipendenti; sanno che se dovessero sbagliare, verrebbero licenziati.
La storia non sarebbe male, ma leggere questo libro è molto difficile perché è pieno zeppo di ripetizioni e di refusi, errori di ortografia e di grammatica, coniugazione di verbi, aggettivi, oggetti e soggetti sbagliate, frasi senza significato, monosillabi attaccati.
Sembra che questo romanzo sia stato scritto usando contemporaneamente il T9 e Google traduttore. È un vero peccato.
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