“La femmina è una brocca: chi la rompe se la piglia, cosí dice mia madre.”
Femmina, donna: nome comune di persona, femminile, singolare.
Siamo sicuri che sia davvero possibile che "donna" possa essere singolare?
“Una volta, mentre facevamo l’analisi grammaticale, ci aveva dettato la frase: «La donna è uguale all’uomo e possiede i medesimi diritti». Tutte noi bambine ci eravamo incurvate sul quaderno e avevamo iniziato a compitare: la, articolo determinativo, femminile, singolare; donna, nome comune di persona, femminile, singolare. A me però non suonava bene questa cosa: femminile singolare.”
Per Oliva Denaro, donna non può essere singolare.
“A me però non suonava bene questa cosa: femminile singolare.
«Maestra, l’esercizio è sbagliato», avevo detto prendendo coraggio. La maestra si era toccata i riccioli rossi che portava sempre sciolti e vaporosi.
«Che cosa vuoi dire, Oliva? Non capisco».
«La donna non è mai singolare», avevo risposto.
«Una donna, tante donne, – aveva contato sulle dita. – Singolare, plurale».”
Oliva Denaro nel 1960 ha quindici anni e vive a Martorana, un paese in Sicilia, e porta su di sé la fatica di crescere come donna in un paese del Sud.
Oliva, con due occhi come due olive nere: “Le labbra piene, non come quelle di Liliana ma neanche piú le labbra di una bambina, gli occhi come due foglie sottili e allungate, con al centro due olive nere, il naso piccolo e dritto, le sopracciglia folte.”
Oliva, che a quindici anni ama andare a scuola, al magistrale.
Oliva che ripete "Rosa, rosae, rosae" come un mantra, per scongiurare i pericoli.
“Femmina che sorride ha detto sí, recitava mia madre. Lui mi guardava come se avessi qualcosa di bello al centro del viso, invece dei miei soliti occhi piccoli e neri sulla faccia scura e spigolosa, e sentivo paura. Per scacciarla iniziai a compitare a mente la prima declinazione di latino: rosa, rosae, rosae. L’avevo ripetuta cosí tante volte ogni sera prima di prendere sonno per dirla correttamente che era diventata una preghiera. Rosa, rosae, rosae, rosam, rosa, rosa continuai a cantilenare tra me e me fino a quando lui non ebbe fatto un passo in avanti e fu cosí vicino che avvertii il profumo del gelsomino appoggiato dietro al suo orecchio. – Rosae, rosarum, rosis, – gli gridai forte, tanto che sembrò una imprecazione e tesi la mano con l’arancia davanti a me, per tenerlo lontano.”
Oliva, che gli altri rendono una brocca rotta: i suoi, quando l'hanno ritirata da scuola; Paternò, che l'ha fatta sua, contro la volontà di Oliva.
Ma anche le brocche che sembrano rotte, sono in attesa. Attendono che sia il tempo giusto per rinascere e tirare fuori la propria voce. Perché gli abusi bisogna denunciarli.
E ci vuole coraggio per farlo. Perché “Il coraggio è come una pianta, – dice, – bisogna coltivarlo, dargli il terreno, l’acqua, la luce del sole. Due assistono a un delitto, riconoscono l’assassino: appartiene a una famiglia assai potente. Che cosa fanno? Lo vanno a denunciare o stanno zitti?”
"Rosa, rosae, rosae", forza Oliva, tira fuori la voce.
"Rosae, rosarum, rosis", forza Oliva, denuncialo, con quel coraggio che hai avuto davanti alla maestra per dirle che l'esercizio secondo te era sbagliato, perché non è vero che donna è singolare. Donna può essere solo plurale.
Eppure tu, Oliva, ce l'hai fatta a diventare singolare.
Perché tu, Oliva, hai il coraggio che ogni donna che prova a riscattarsi dalla propria condizione dimostra di avere.
Tu, Oliva, hai imparato da tuo padre come si coltiva la terra e l'hai applicato al tuo cuore: sì, Oliva, hai coltivato il terreno del tuo cuore, come tuo padre faceva con la terra.
“Io sono un contadino e quello che conosco è piantare il seme e aiutare la pianta a venir su nonostante il tempo secco, la pioggia improvvisa, il vento forte. Metto un sostegno quando è debole e tengo lontani i parassiti che la possono fiaccare. Ma poi la pianta, se trova la strada, cresce da sé.”
Oliva, che con coraggio è riuscita a portare Paternò davanti al giudice.
“Avevi ragione tu, papà: ogni cosa viene per chi sa aspettare.”
Ma la giustizia non sempre onora se stessa: è maschile, non femminile.
E se anche questo è motivo per rompere la brocca già rotta da altri, Oliva va avanti e si rimbocca le mani e realizza quei sogni da adolescente che gli adulti le avevano negato.
“Anche dalla terra bruciata dal sale può rinascere vita: l’ho imparato da te, pà, dai gesti delle mani. Scavare, seminare, tagliare, innaffiare. Infilo nella sporta il bouquet di margherite, con delicatezza, per non gualcire i petali, e procedo a passo svelto verso l’ultima destinazione.”
Oliva, fiera come una rosa:
Rosa, rosae, rosae...
Rosae, rosarum, rosis...
Oliva,"che conosce la forma segreta delle nuvole e che cerca risposte nei petali di margherite":
M’ama non m’ama.
M’ama non m’ama.
M’ama.
Oliva, ci vuole pazienza... e “Non tutto il paese ci era nemico e pure la notte piú buia la sua stella ce l’ha.”
C'è un tempo per andare e uno per tornare, per rimettere tutto al suo posto, dopo vent'anni.
“Quando ogni cosa è tornata al suo posto, esco sul balcone e siedo dove solo qualche ora fa c’era Lia, apro il giornale che avevo preso stamattina in edicola e leggo: «Abrogati gli articoli 544 e 587 del Codice penale, l’Italia dice addio al matrimonio riparatore e al delitto d’onore». Un trafiletto di poche righe, in cui spiccano le parole: barbarie, codice Rocco, modernizzazione, omicidio, meridionale, nozze. Poi, tra i nomi dei promotori della proposta di legge, leggo: deputata Liliana Calò, comunista.”
Note a margine.
Prima digressione: ho cercato ed esiste la frutta martorana, nata perché le monache del monastero della Martorana, per sostituire i frutti raccolti dal loro giardino ne crearono di nuovi con farina di mandorle e zucchero, per abbellire il monastero per la visita del papa dell'epoca.
Inoltre, esiste anche la Chiesa della Martorana, che è la chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio, sede della parrocchia di San Nicolò “dei Greci” (klisha e Shën Kollit së Arbëreshëvet in albanese) e nota come Martorana, ubicata nel centro storico di Palermo.
Seconda digressione: Oliva Denaro è l'anagramma di Viola Ardone. Sì, lo so, sono un po' fissata, ma anche da questi dettagli si vede la bravura della scrittrice.