Donna, queer, meridionale: tre parole che costruiscono una prigione invisibile fatta di aspettative, di stereotipi e luoghi comuni. Una prigione da cui Francesca Cavallo è riuscita a evadere, guidata da una curiosità audace e dal desiderio bruciante di essere padrona del proprio destino. Cresciuta in un paesino pugliese, figlia di un venditore di auto e di una casalinga, si è ritrovata – in pochi anni – a fondare un’azienda multimilionaria in California e a scrivere un bestseller che ha ispirato le “bambine ribelli” di tutto il mondo. In mezzo, insieme a tanto lavoro e al coraggio delle sue idee, ci sono momenti di disperazione, di rabbia, di solitudine; c’è lo scontro con un mondo del lavoro che fa di tutto per tenere fuori le donne e le minoranze; c’è, soprattutto, la costante spinta a discutere i sistemi esistenti e a mettere al centro della vita i propri valori, i sogni, le speranze, per un rinnovamento individuale ma anche collettivo. La sua storia personalissima non è solo il viaggio di un’artista, di un’imprenditrice e di una donna. È un appello universale e appassionato a non avere paura di uscire dai binari, di oltrepassare i confini, di “dar fuoco alle polveri” per demolire i muri che ci impediscono di realizzarci, per costruirne un mondo più libero.
FRANCESCA CAVALLO is a twice New York Times bestselling author, a serial entrepreneur, and a public speaker. She's the co-creator of the "Good Night Stories for Rebel Girls" book series and the co-founder of Rebel Girls. In 2018, she won the Publisher's Weekly StarWatch Award. In 2019, she parted ways with Rebel Girls and started Undercats, Inc. with the mission to radically increase diversity in children's media and inspire families to take action for equality. In 2020, her short story "Doctor Li and the Crown-wearing Virus" went viral and was translated into 38 languages, becoming the most shared children's story about the pandemic. Cavallo's books have sold more than 6 million copies and have been translated into 50+ languages. She is a European Young Leader and lives in Rome.
Francesca Cavallo ha deciso di scrivere un memoir prendendosi tutte le pagine che le servivano, e che all'inizio mi sembravano tantissime. Poi invece è diventato chiaro che erano le pagine giuste, che di cose da raccontare ne aveva tantissime, tutte interessanti. Mi ha risuonato in tanti modi diversi, mi ha fatto commuovere e mi ha aiutato a capire molte cose anche di me.
Uscire dalla propria comfort zone, osare, provare a seguire nuove strade e indirizzare la propria vita su binari non facili né sicuri, sono azioni che ad un occhio poco attento potrebbero sembrare comunemente ribellioni.
Ma per Francesca nata negli anni 80 e cresciuta in un paesino in provincia di Taranto dove le donne erano dedite a svolgere lavori domestici e uscivano di casa soltanto per fare la spesa, si è trattato di compiere una vera rivoluzione. All’età di ventinove anni si è trasferita in California curiosa di capire la ragione per cui fosse tanto catturata dall’immagine della donna che lei amava con tutta se stessa.
Con la pubblicazione del romanzo “Ho un fuoco dentro” ha voluto far sentire a tutti, e in maniera forte, la disapprovazione nei confronti di quel sistema antiquato e maschilista che ha vissuto e subito nel suo paese quando era piccola, che relegava la donna ai soli lavori di casa e ad occuparsi della famiglia. Donna che non lavorava, non frequentava bar, né minimamente pensava alla realizzazione personale.
Nella narrazione emerge il dissenso dell’autrice su questa tematica. Ha voluto anche dar voce a un malcontento generale scrivendo importanti esortazioni che personalmente ho trovato interessanti:
«Amiche attiviste non abbiate paura di dissentire dalla vostra comunità. Una comunità che dice non c’è posto per il dissenso non è degna di essere chiamata tale».
Il messaggio che l’autrice ha voluto trasmettere, secondo il mio parere, è che oggi più che mai sia necessario riuscire a superare stereotipi e pregiudizi che offuscano la nostra mente e che influenzano le nostre decisioni, facendo il possibile per abbattere le barriere che limitano il nostro discernimento.
Perché libertà di poter essere chi si desidera non ha prezzo.
Alla fine del romanzo l’autrice dona consigli sul come poter realizzare i propri sogni trasformandoli in progetti reali.
*Ringrazio la CE per la collaborazione e la copia cartacea
É un gran bel fuoco quello che fiammeggia tra le pagine del libro di Francesca Cavallo, dentro di sé, a colpirti e forse contagiarti. Scintille che fa bene sentirsi sulla pelle e a cui dar aria, nella propria vita, in declinazioni personali.
Ci sono affermazioni importanti e di estremo valore, ma troppo troppo spesso emerge solo e soltanto l'unica voce della Cavallo, l'unico Io, come un Sole intorno a cui tutto ruota. Cosí, le presenze sparse in queste pagine vengono subito lasciate nell'ombra, o citate appena, a contorno di una ricchezza del dare-avere che certamente l'autrice riconosce ma senza mai lasciar emergere veramente. Tutta concentrata su di sè, la narrazione diventa assordante.
Insomma, una lettura estiva veloce e scorrevole, dal sapore acerbo.
Dopo aver letto il libro, cambierei il titolo in "Ho un vulcano nel cassetto". Perché è proprio così: questo libro ha l'effetto di un vulcano, riesce a riaccendere il fuoco che ognuno di noi ha dentro, basta solo ricordarsene e, cosa ancora più importante, avere il coraggio di seguirlo. Grazie!
Non ho ancora letto Storie della buonanotte per bambine ribelli, nonostante lo aspetti da tempo e conosca il successo mondiale. La storia che sta dietro alla sua pubblicazione è incredibile e la vita di una delle due autrici è narrata con una forza e un'originalità degne di attenzione. E' di grande ispirazione il percorso di Francesca per riconoscersi come persona e per trovare, caduta dopo caduta, la strada della sua realizzazione. Avrei apprezzato un racconto più asciutto e diretto, piuttosto che le lunghe divagazioni sui momenti critici e sul significato che il modo in cui decidiamo di affrontarle ci rivela.
Non quello che mi aspettavo. Ammetto di aver saltato alcuni punti "retorici", ma non ho potuto provare che empatia e ammirazione nei confronti di questa persona.