Perché facciamo quel che facciamo? Che cosa determina il comportamento? Le neuroscienze cognitive dimostrano che la volontà è dovuta esclusivamente a meccanismi nervosi. A scelta avvenuta, essi informano i centri dell’autocoscienza nei lobi prefrontali. La decisione è presa col concorso di meccanismi nervosi cognitivi ed emotivi. Ogni esperienza, grazie alla plasticità cerebrale, modifica struttura e funzionamento del cervello e quindi condiziona volontà, riflessioni e comportamenti futuri. Si è convinti d’essere liberi di scegliere e la convinzione illusoria che la volontà sia libera è un evento nervoso costante, frutto della selezione evolutiva che ha dato all’uomo il senso della responsabilità, senza il quale la specie umana si sarebbe verosimilmente autodistrutta. Con una breve disamina storica dei dilemmi filosofici del libero arbitrio, il libro è un’introduzione divulgativa agli studi sui meccanismi nervosi della volontà e sull’illusione benefica che essa sia libera.
Alla fine si tratta di un libro a tesi: la volontà non è libera. Ora, sebbene anche chi scrive questa recensione non sia convinto dell'esistenza di una volontà totalmente libera nè di un agente definito che possiamo chiamare IO, non mi ha convinto del tutto. L'ho trovato (colpevolmente) impreciso. Per esempio, quando analizza l'esperimento di Benjamin Libet, che per lui è risolutivo, non riporta per esteso le obiezioni che sono state mosse allo scienziato: me le sono andate a cercare e mi sembrano tra l'altro sensate (per chi vuole approfondire si trovano qui: https://www.treccani.it/magazine/chia... ). Anche l'esperimento riportato nel capitolo successivo per l'autore è risolutivo: non riporta però che l’accuratezza della predizione raggiungeva solo il 60%. Inoltre: riduzionismo scientifico rivendicato praticamente ad ogni pagina. Totale disinteresse verso forme di pensiero non occidentale, alcune delle quali hanno molto da dire sul rapporto fra volontà e mente, e di fenomeni pur scientifici come l'epigenetica.
⏳Esiste il libero arbitrio? Siamo noi a decidere il nostro comportamento? I più grandi filosofi di ieri e i tanti scienziati di oggi provano ancora a dare una risposta e queste domande.
📚Arnaldo Benini autore del volume “Neurobiologia della volontà”, edito @cortinaeditore, presenta due posizioni ideologiche, da un lato un paradigma che ha nel libero arbitrio il suo archetipo fondante e dall’altro lato un paradigma che vede nella neurobiologia il punto di origine di ogni volontà umana.
⚖️Secondo la prima teoria, il libero arbitrio conferisce libertà di scelta e spinge l’essere umano a decidere quotidianamente e ad assumersi la responsabilità delle proprie progettualità di vita. Al contrario, la seconda teoria assegna il ruolo principale alla fisioneurobiologia, ovvero aspetti genetici, fisico-chimici, ormonali, fattori legati alla sensorialità, allo sviluppo prenatale, alle esperienze di vita e ai contesti culturali, nei quali si è cresciuti che condizionerebbero pesantemente le scelte di vita.
🔬Benini spiega che le neuroscienze cognitive hanno dimostrato con una miriade di esperimenti che prima di ogni azione, meccanica o mentale, le aree cerebrali specifiche di quella attività sono attive prima che si sia coscienti di quel che succederà.
🧠Nel momento in cui le aree dell’autocoscienza ricevono l’informazione di ciò che le aree specifiche hanno deciso di fare, si diventa non solo consapevoli di quel che il cervello ha disposto, ma anche sicuri che la nostra volontà abbia compiuto quella scelta in modo totalmente libero dai meccanismi fisico-chimici delle aree del cervello. E questa è un’illusione, perché noi siamo ciò che il cervello ci fa essere e niente di più.
《Può succedere, per esempio, che in seguito a malattie cerebrali irreversibili, oppure reversibili in misura totale o parziale, o a lesioni traumatiche del cervello, il comportamento, cioè la volontà, della persona cambi e che cambino i criteri delle scelte, tali da stupire poi la stessa persona nel caso di guarigione. Il dominio mentale è causalmente aperto al mondo fisico nel senso della dipendenza dell’attività mentale dai meccanismi fisico-chimici della sostanza cerebrale. Cambiando la base biologica, cioè la materia cerebrale, l’arbitrio cambia non per scelta ma perché altro non può essere: la struttura biologica mutata comporta la modificazione della causalità mentale, alla quale non si può sfuggire, così com’era senza scelte il comportamento determinato dal cervello sano. Le persone anziane colpite da demenza per sofferenza cronica del cervello sono una tragica conferma, di cui oramai tutti sfortunatamente abbiamo esperienza, della natura rigorosamente cerebrale della mente e quindi della volontà》
Considerando la professione dell’autore mi aspettavo un focus più scientifico e meno divulgativo più adatto ad esperti del settore o studenti, come nel mio caso. Gli argomenti trattati sono ridondanti e mai approfonditi, ad eccezione dei capitoli 5-7 più “scientifici” sul potenziale di prontezza, un continuo disco rotto su evoluzione e invettive contro la filosofia, additata tra l’altro come “scemenza”. Peccato perché la tematica poteva essere trattata in maniera più accattivante, senza perdere lo sguardo alla filosofia tanto caro all’autore.