Il primo crudele omicidio avviene nella più famosa villa di Palladio, la Rotonda, posta su un colle nei pressi di Vicenza. La città ne resta impressionata, ma quel delitto è solo il primo di una serie che le indagini dovranno decifrare, in un crescendo di colpi di scena. In via del tutto straordinaria, l’inchiesta viene condotta congiuntamente da Carabinieri e Polizia. Il maresciallo Piconese e il commissario Bonturi dovranno muoversi, senza un attimo di tregua, sull’intero territorio veneto: a partire dalla minuscola e appartata Val di Rio Freddo, tra le montagne vicentine, scendendo quindi a Vicenza, a Padova e a Venezia. Il profilo del colpevole è sfuggente e anche le tracce da seguire si rivelano labili: un’utilitaria color verdino, una solitaria villa di campagna, degli introvabili disegni teatrali di Palladio… La vicenda si svolge nell’autunno del 1980, in una regione nella quale alle antiche ville palladiane si sono via via affiancati i tanti capannoni industriali. Sarà proprio scavando a fondo in quella terra, sospesa tra smisurata bellezza e degrado incalzante, che gli investigatori troveranno la chiave per risolvere i delitti. Un’indagine avvincente tra contrade di montagna e ville palladiane, tra Vicenza, Padova e Venezia, nei luoghi dove Andrea Palladio ha costruito i suoi capolavori.
Umberto Matino è nato a Schio e vive a Padova. I suoi libri raccontano, nella forma letteraria del giallo e del noir, la storia del Veneto osservata da un punto di vista inconsueto e suggestivo, ponendo cioè al centro della narrazione il territorio dell’alto vicentino e la sua popolazione di antica origine alemanna, i cosiddetti Cimbri.
Nel 2007 ha esordito con La Valle dell’Orco, edito anche in Germania nel 2014. Nel 2011 ha pubblicato L’ultima Anguàna (Premio GialloLimone-Piemonte e Finalista al Premio Cortina), e con il terzo romanzo, Tutto è notte nera, del 2015, ha completato quella che è stata definita la trilogia cimbra.
Nel 2018 ha pubblicato I Rossi, un giallo che ha come riferimento storico, l’epopea dell’imprenditore vicentino Alessandro Rossi, il più importante industriale laniero dell’Italia dell’800.
Con il nuovo romanzo Giallo Palladio (2022) continua il racconto dei caratteri più significativi della società veneta, rivolgendo questa volta l’attenzione all’opera di Andrea Palladio, il grande architetto rinascimentale.
Accanto ai romanzi, Matino ha pubblicato anche, nel 2016, la Storia degli Uscocchi, libera trascrizione di un testo del XVII secolo che narra la lotta fra Venezia e gli Uscocchi, i feroci pirati dell’Adriatico; e nel 2019 Cimbri, vicende, cultura, folclore, una raccolta di brevi saggi divulgativi che raccontano la storia dei boscaioli tedeschi insediatisi, nel medioevo, a cavallo del confine tra il Veneto e il Trentino.
Tutte le sue opere sono edite da Edizioni Biblioteca dell’Immagine.
Un altro riuscitissimo giallo del mio (quasi) compaesano Umberto Matino che mi ha riportato a casa, tra maestose ville palladiane e ambienti a me molto cari. La storia inizia con un brutale omicidio all’interno della celebre Villa La Rotonda, capolavoro di Andrea Palladio situato nei pressi di Vicenza. Man mano che le indagini procedono, emergono altri delitti legati a luoghi iconici del territorio, tra Vicenza, Padova e Treviso. Apparentemente tutti i delitti sembrano legati da un filo conduttore ma potrebbe esserci molto di più… In un’indagine congiunta, Carabinieri e Polizia collaborano per risolvere il caso, esplorando sia le ville palladiane sia le zone montane del Veneto. La trama si snoda tra enigmi storici, intrighi moderni e un profondo legame con l’eredità architettonica di Palladio che tanto ha segnato sia la città di Vicenza che le campagne circostanti e la risoluzione del caso sarà inaspettata quanto originale. Veramente un romanzo appassionante dove emerge ancora una volta l’amore di questo autore per il territorio vicentino, con interessanti rimandi alle sue origini cimbre, oltre all’accurata ricerca storica corredata da fotografie dei luoghi, disegni e interessanti biografie dei personaggi che vissero e operarono (anche nell’ombra) ai tempi del celebre architetto.
La recensione arriva, giuro. Prima però chiedo a chi legge un piccolo sforzo immaginativo.
Ora, immaginate di essere una lettrice alle prese col suo solito giro di ricognizione in libreria. Siete arrivate in una sezione particolare, quella dedicata ai gialli e vi siete fermate, un po' confuse, perché avete notato un libro che pare proprio fuori posto: a tutti gli effetti, infatti, sembra una guida turistica abbandonata da un lettore pigro nello scaffale sbagliato. Il vostro spirito da crocerossina - pronta a riportare a casa la pecorella smarrita - prende il sopravvento. Prima, però, decidete di sfogliare il suddetto libro perché, insomma, si dà anche il caso siate una studentessa di storia dell'arte. La rivelazione: non si tratta di una guida turistica ma di un giallo corredato da immagini, note e "aiuti" per l'indagine - in sostanza, una coccola formato libro per chi, tra l'altro, è affascinato dall'arte veneta. Tempo zero e il libro - che alla fine, con vostro grande sollievo, era nello scaffale corretto - finisce in cassa.
Giallo Palladio si è rivelato una vera e propria esperienza di lettura: sono stata ospite del professor Ulisse Frigo, ho fatto compagnia al maresciallo Piconese e alla sua squadra durante le indagini e ho festeggiato con loro una volta risolto ogni inghippo. E ho sorriso, sorriso davvero, per le spontanee uscite in dialetto che (fortunatamente) capivo e intonavo nella mia mente senza l'ausilio delle note (in ogni caso utilissime e piacevoli da leggere!); mi sono sentita parte integrante della storia come se fossi una vicina curiosa, sconvolta dagli eventi ma attenta e partecipe. Lo stile scorrevole e la presenza delle immagini sicuramente hanno aiutato a focalizzare la storia, mettendo sullo stesso piano chi non mastica la storia dell'arte e chi, invece, la vive nel quotidiano.
Per quanto mi riguarda, il libro perfetto al momento perfetto. Un ottimo omaggio alla storia dell'arte in generale - qui riscattata a dovere - e al genio di Andrea Palladio.
La mia votazione finale è di 4.75/5 per il semplice fatto che fino all'ultimo ho sperato in un movente diverso (e qui mi fermo).