E.T.A. Hoffmann: per Baudelaire era l’autore del «comico assoluto», per Walter Scott più che di un critico, avrebbe avuto bisogno di uno psichiatra, per Goethe le sue storie nuocevano alla salute, mentre per Freud era il maestro del «perturbante». Pareri discordi di fronte a uno scrittore originalissimo, capace di far affiorare regioni inesplorate della fantasia. In Automi, bambole e fantasmi troviamo alcune tra le figure più suggestive e affascinanti che costellano le sue pagine: giocattoli animati, violinisti folli, ossessionanti apparizioni e presenze fantasmatiche. E poi scenari che evocano mondi vertiginosi: gli abissi di una miniera, le finestre di una casa desolata, la guerra in miniatura di una stanza di bambini, il labirinto della città. I racconti che compongono questa antologia, mossi da una scrittura effervescente e trascinante, insegnano a guardare la realtà con gli occhi porosi e lucenti del sogno.
Con lo scritto I racconti di Hoffmann di Théophile Gautier.
I racconti: Gli automi L’uomo della sabbia Schiaccianoci e il re dei topi La casa desolata Il consigliere Krespel Le miniere di Falun
Ernst Theodor Wilhelm Hoffmann, better known by his pen name E. T. A. Hoffmann (Ernst Theodor Amadeus Hoffmann), was a German Romantic author of fantasy and horror, a jurist, composer, music critic, draftsman and caricaturist. His stories form the basis of Jacques Offenbach's famous opera The Tales of Hoffmann, in which Hoffman appears (heavily fictionalized) as the hero. He is also the author of the novella The Nutcracker and the Mouse King, on which the famous ballet The Nutcracker is based. The ballet Coppélia is based on two other stories that Hoffmann wrote, while Schumann's Kreisleriana is based on Hoffmann's character Johannes Kreisler.
Hoffmann's stories were very influential during the 19th century, and he is one of the major authors of the Romantic movement.
Hoffman, uno dei maggiori esponenti del romanticismo tedesco, ci ha fatto dono di un filone letterario diverso dal solito, poiché è riuscito a far suoi elementi grotteschi, fantastici, fiabeschi e ad inserirli nella realtà proprio come se ne facessero naturalmente parte. Sarò banale, ma ho adorato il racconto “Schiaccianoci e il re dei topi”, che va di pari passo con “Le miniere di Falun”, che, al contrario, è un racconto puramente gotico. Per gli amanti del genere, è un autore da esplorare, ma anche stavolta non sono uscita totalmente entusiasta da questa lettura, proprio come era successo, anni fa, con “Racconti notturni”: forse per colpa dell’elemento reale così preponderante nella sua scrittura, che non riesce a provocarmi quel brivido, la pelle d’oca che aspetto da questo genere di letture.
Il tema degli automi è affascinante per la loro non umanità così vicina all’umanità, su quel loro imitare il quanto più possibile l’essere umano, senza averne l’animo o la coscienza. Se il primo racconto, Gli automi, è intrigante per il mistero che racchiude, per la suspense e la tensione psicologica che crea, sembra essere ripreso e ampliato solo nel secondo, che in una narrazione diversa lo completa, ne supera le mancanze (allegorie interrotte, mistero irrisolto, finale aperto ma un po’ fiacco) e ne amplia gli spunti di riflessione, tornati così d’attualità con l’affermarsi dell’IA. La prima parte affronta un’altra tematica, ossia quella del filtro emotivo che può stravolgere le nostre percezioni ammantando cose note di tutt’altro aspetto e significato. In questo caso l’inquietudine profonda deriva dalla constatazione dell’impossibilità di esercitare un controllo non già sul reale (cosa di per sé piuttosto ovvia), ma sulla percezione che ne abbiamo, sulla verità di ciò che esperiamo: il piano del soggettivo finisce così per collocarsi a una distanza variabile da quello dell’oggettivo e, seppure una precisa sovrapposizione è impossibile, si punterebbe a ridurre al massimo il divario, ma il problema e che noi siamo solo parzialmente coscienti dei nostri filtri e abbiamo solo in parte gli strumenti per renderci conto di un eventuale stravolgimento emotivo (per lo più, ma talvolta anche razionale) del percepito. Insomma, non possiamo fidarci completamente di noi stessi. E qui si innesta il tema degli automi, ossia esseri mossi da molle, meccanismi e input meccanici che ne determinano i gesti; ma in fondo anche l’essere umano è parimenti spinto nelle sue azioni da input esterni e da meccanismi interni, non potendo quindi dirsi davvero libero e autodeterminato: l’agire di Nathanael è altrettanto incongruo di quello di Olimpia. Sottotema, portato alla luce dalla mezza pagina gustosamente ironica sull’imperfezione richiesta alle amate per sincerarsi che non siano automi, è quello della ricerca della perfezione e del valore di quest’ultima rispetto a un’imperfezione più umanamente vitale. E se gli automi avevano interrogato l’essere umano solo sulla sua superiorità meccanica, l’IA adesso mette sul tavolo del confronto l’intelligenza, obbligandoci ad astrarci dalla nostra visione antropocentrica per ridefinirla in chiave più ampia (e interspecie), nonché ricordandoci una volta di più che noi non siamo il vertice del pianeta, i suoi dominatori, e quindi possiamo essere superabili in molti ambiti senza che ciò debba innescare una crisi identitaria, quanto piuttosto limando la nostra supponente arroganza. La realtà evocata e descritta da Hoffmann sarà anche inverosimile, con giocattoli che si animano e combattono topi, visioni che aprono squarci sul futuro, avvenimenti inspiegabili soffusi di magia, … ma genera e si impernia su emozioni, sentimenti e reazioni realissime e umanissime e perciò coinvolgono e colpiscono tanto. A ciò si aggiunge la sua grande capacità di creare suspense, grazie al nervo di mistero che attraversa ogni racconto, spesso inerente a una figura femminile, che incalza chi legge a divorare le pagine per scoprire la risoluzione e a condividere quindi una parte dell'inquietudine psichica dei protagonisti. Questa focalizzazione sulla suspense è particolarmente evidente nel racconto dello schiaccianoci, quando il cambio di atteggiamento di quest’ultimo rilancia la suspense persasi con l’uccisione del re dei topi (benché poi sia un finto mistero, che semplicemente si sgonfia). Hoffmann tuttavia padroneggia più stili, più registri e la spassosa verve ironica/satirica con cui descrive il regnante goloso di salsicce o altri momenti dello schiaccianoci sono l’esempio più lampante, al pari della descrizione del mondo dolciario che Marie scopre con lo schiaccianoci, dove emerge tutta la forza inventiva dell’autore. Naturalmente i racconti non sono fine a sé stessi e veicolano numerosi spunti di riflessione, quali l’avidità dei potenti e il fatto che non condividano le risorse con chi ne ha meno; la curiosità che esercita l’ignoto sull’animo umano; l’impatto psicofisico di eventi traumatici e la forza travolgente delle emozioni, in ultima istanza non arrestabili dalla fredda ragione (anche perché è impossibile agire a prescindere dalle emozioni, senza neppure un loro minimo impulso); il rapporto tra una vita vissuta al massimo del potenziale e i rischi che ciò comporta (il canto di Antonie, simbolo della sua massima espressione esistenziale e il rischio di morire esercitandolo), la tensione tra desideri diversi (l’amore e la ricchezza, ad esempio) e il cozzo tra le convenzioni sociali e la propria volontà, l’impulso egoistico. Da esperto compositore, Hoffmann costruisce racconti musicali, non solo per il ritmo e la melodia delle frasi, ma anche per come risuonano nell’animo di chi legge, per come sommuovono le emozioni (e la musica stessa compare spesso nei racconti proprio con questa forza). Proprio le emozioni sono le grandi protagoniste, nel loro travolgere i protagonisti, portandoli ad agire in modi socialmente ritenuti folli, o quantomeno sfrenati (dalla ragione). Al pari degli elementi meravigliosi/fantastici (ossia che non si spiegano secondo le leggi normali), l’emozione diventa una forza altrettanto insondabile e misteriosa, ma con una sua logica interna, per cui cambiando ottica risulta assolutamente sensata, come osserva anche Gautier nel suo breve e molto acuto saggio collocato in postfazione. L’unico neo in alcuni racconti è il finale, che ammoscia la tensione accumulatasi, che smorza il climax di drammaticità in una risoluzione non completamente soddisfacente, un po’ piatta o sottotono. Per il resto, raramente si trovano autori capaci di rendere il fantastico così tangibile, realistico e vivido.
Complimenti al lavoro di traduzione, la narrazione risulta evocativa e descrittiva, molto piacevole e affascinante. Le storie son belle e intriganti, nulla da dire.