Dalla Regina delle Colline, borgo ducale protetto dal Gran Sasso e dalla Majella, nelle giornate limpide è possibile scorgere il mare. Qui, ogni febbraio fa ritorno l’upupa, uccello regale che anticipa la primavera. È qui che Dora – i capelli rossi, le gambe sottili e un grande sorriso – vive con i suoi genitori.
Bambina solitaria e silenziosa, Dora non sa chiedere, piangere, recriminare. La famiglia è infatti sorda ai suoi bisogni: una madre piegata dalla vita che cerca distrazione nell’amore extraconiugale e riversa sulla figlia le sue frustrazioni. Un padre rozzo e disattento. Una nonna ruvida, grossolana, ancorata a costumi che il tempo ha in parte ridimensionato, proprio come l’orto oltre il quale il suo sguardo non riesce ad andare. Un nonno burbero, cui la bambina viene affidata in pomeriggi interminabili, cadenzati da merende ripugnanti e momenti bui. Oltre al volo salvifico dell’upupa, atteso ogni anno, è l’amica Ida, nobile di origine e incline alla trasgressione, la sola luce nel mondo di Dora.
L’infanzia è breve, e l’ingresso nella vita adulta repentino. Dora riuscirà col tempo a lasciarsi andare al sentimento e alla cura altrui e, nonostante nuovi lutti e sventure, a trovare il coraggio per accogliere dentro di sé la vita.
Sono stata alla presentazione di Splendora a Più Libri più liberi 2022, il giorno dell'Immacolata. Presentava Nadia Terranova e tra il pubblico c'era anche Andrea Pomella. La presentazione mi ha così conquistata che ho preso subito l'ebook e ho iniziato a leggerlo la sera, una volta tornata a casa. Tanti i protagonisti naturali di questo romanzo: l'upupa, l'animale totemico di Dora (la protagonista del romanzo) e anche dell'autrice; la Majella, che è definita la Grande Regina; Atri, un paesino dell'Abruzzo, che, come ha genialmente notato Andrea Pomella, nel romanzo è femmina (in genere i paesi sono maschi, mentre le grandi città sono femmine; qui Atri è femmina, perché ha in sé il dono della creazione, proprio del femminile. Questo esordio letterario merita di essere letto: l'autrice (che ha pubblicato raccolte di poesie, prima di questo romanzo) ricerca la musicalità. Essendo la parola un'emissione di suoni, le frasi non possono che essere musicali. Molto interessanti anche gli intermezzi alla fine di ogni capitolo: dei versi che in qualche modo fanno chiudere il sipario sul capitolo.
Per tutta la durata del libro, assisteremo alla crescita di Dora, nella sua evoluzione da adolescente a donna. E alla fine Dora sarà Splendora. Alla fine Dora, dopo aver attraversato il suo abisso, riemergerà e avrà Splendora.
"La vita di Dora era una geografia elementare: a nord il cielo, a sud la terra, a ovest il cuore, a est l’upupa e al centro Splendora che era tutto, il presente e il futuro, da ora."
Un augurio per tutti: c'è il dolore della perdita e dell'abbandono in questo libro, ma c'è anche il desiderio di rinascita, che diventa realtà.
mi è piaciuto tantissimo lo stile lirico, che dà sacralità a tutto, anche all'ignoranza. la storia è intensa e ambientata nella città di atri, nel mio abruzzo. la sua musicalità è coinvolgente.
Dora, cresciuta in Abruzzo tra mare e montagna, in una famiglia piuttosto anonima ed infelice, in cui si sente un puntino senza alcun significato, si aggrappa alle poche certezze che ha: l’upupa, che compare sempre prima dell’inizio della primavera e l’amica Ida, tanto diversa da lei quanto complice e bisognosa di affetto. Il padre è inesistente, la madre ha una relazione extraconiugale e la bambina, quotidianamente abbandonata dal nonno, subisce abusi che non ha il coraggio di denunciare e non vede l’ora di crescere per potersi prendere la sua tanto desiderata indipendenza. Indipendenza che si traduce in un lavoro faticoso presso un hotel, come cameriera sottopagata e sfruttata, il datore trattiene persino le mance ricevute dai clienti e a lei destinate, in aggiunta l’alloggio fornitole nel sottotetto dell’hotel è umido e pieno di muffa.
Una lettura particolare, come il linguaggio utilizzato dall’autrice per dar voce ad una terra e ad un’esistenza, quella di Dora, estremamente cupa, sofferta e segnata da eventi drammatici. Dora è quasi rassegnata, ma sa che prima o poi rinascerà, tornerà a “splendere” e si riscatterà di tutte le sofferenze che ha sulle spalle.
In questo romanzo di formazione la narrazione è alternata su due periodi: Dora bambina e Dora adolescente.
La componente descrittiva spicca particolarmente, è precisa, intensa ma mai noiosa, concentrata su un passato lontano ma nemmeno troppo, con usanze che ad oggi non conosciamo, se non dalle descrizioni dei nostri genitori. Una volta entrati in sintonia con il libro sarà impossibile smettere di leggerlo.