Una delle cose più belle per chi, come me, è un lettore seriale, è restare stupiti dalla lettura di un romanzo scelto per caso, a dispetto dei propri gusti o dei consigli degli amici.
È quello che mi è successo con “Il mare dove non si tocca”, di Fabio Genovesi. Il perché l'abbia iniziato, semplicemente, non esiste: non è il genere che preferisco, non è un autore che seguo, e addirittura la quarta di copertina promette un tipo di storia che non è proprio nelle mie corde.
Eppure... eppure eccomi qui a consigliarvi un libro a cui ho assegnato 5 stelle su 5.
Ma partiamo dal titolo. Il mare dove non si tocca, secondo la mia personale interpretazione, è la vita. Una vita nella quale il protagonista, un ragazzino alle soglie dell'adolescenza, imparerà a sopravvivere nello stesso modo in cui il padre gli ha insegnato a nuotare nell'acqua alta.
La storia è quella di una famiglia molto particolare, ed è anche quella della formazione di questo ragazzino dolce e ironico. Attraverso i suoi racconti ri-sperimentiamo la vergognosa consapevolezza che tutti abbiamo vissuto, da piccoli, quando la vigliaccheria ci ha fatto compiere la scelta più semplice, quella sbagliata, e l'inconsapevole meraviglia delle volte in cui, invece, i nostri comportamenti hanno dato gioia agli altri.
Si ride, soprattutto nella prima parte, ma qualche volta scappa anche la lacrimuccia. Questo perché Genovesi riesce in un'operazione difficile, che Antoine de Saint-Exupery – giusto per fare un esempio – non è riuscito a o non ha voluto fare. Ogni nuova conquista, ogni nuova consapevolezza raggiunta vengono mostrate sia nella declinazione fiabesca che in quella ben calata nella realtà, dove non esiste pasto gratis. Insomma, il protagonista della storia non è certamente un “piccolo principe”. Semmai, è un “piccolo nuovo abitante della terra”. Una persona vera, calata in un mondo reale seppur visto con gli occhi di chi ha la sua età.
A quanto sopra va aggiunta anche una scrittura pulita ed efficace, che evita abilmente di diventare troppo zuccherosa visto il protagonista e il tipo di linguaggio utilizzato.
Pecche? Forse un po' massimalista nelle “critiche” a una certa borghesia, se proprio vogliamo cercare il pelo nell'uovo.
Lo consiglierei? Ovviamente non a tutti, ma giusto per rispettare gli eventuali gusti personali. Però secondo me a non leggerlo ci si perde qualcosa...