"Quando Pennello mi chiede quant'è che non dormo bene alzo le dita una alla volta, fingendo di contare. A sorpresa, ridacchiando, con un dito alzato per un riporto, gli rispondo che sono cinque anni"
Probabilmente di Simone Cicali è una raccolta di tredici racconti che variano dalla fantascienza, al weird, all’h0rr0r, toccando le corde di probabili paranoie, probabili invasioni, probabili sconfinamenti del sapere umano, probabili esistenze al confine tra l'umano e il soprannaturale, probabili ossessioni. Una raccolta come un grande bazar, dove ognuno può trovare la sua meraviglia.
Sono tredici racconti nati da una fervida immaginazione; partoriti da una mente che, credo, possegga un mucchio di idee strane e interessanti.
Immagino che Simone Cicali sia una persona di vasta cultura e dotato di una sincerità disarmante. Per me resta un mistero il motivo per il quale taluni scrittori siano ignorati dalle case editrici.
Che cosa penso di Probabilmente? Adesso vi rivelo il mio modesto parere.
Prima però devo partire da una premessa, e sarà lo stesso autore a indicarcela: “cerco di ancorare ogni mio racconto alla realtà e al mondo in cui viviamo, di dare una spiegazione, per quanto poco probabile, a elementi possibili”. Ecco, una vera e propria poetica.
Ci sono dei racconti che sono una vera e propria goduria, che aderiscono senza sbavature e con uno stile impeccabile all’idea che li abita, racconti come “il cane nero” (inquietante visione sui sogni e sull’insonnia), “Le bestie” (un storia di cacciatori e di un luogo esente dalle comuni leggi fisiche), “Vigintiooctodiespostus Lastofusii” (storia sulla scoperta dell'odio come di un'infezione), "2x" (storia sulla scoperta del potenziamento di alcune facoltà del nostro cervello). E che non sfigurerebbero se accostati a grandi autori come Ted Chiang e Luigi Musolino, per esempio.
Quando Cicali scrive, come se si fosse sgravato del peso di dare troppe spiegazioni, di ancorare sempre e comunque tutto ad una possibile verità, il suo estro viene fuori e si libra sulle parole. Ne sono un esempio racconti come “Newbody” che sicuramente piacerà a Zio Cronenberg (dove la stranezza fisica diventa un ideale estetico, con un ribaltamento degli ideali di bellezza e bruttezza); come “il fumo dell’ulivo” (una summa poetica sul senso della vita e della cosmologia); come "Bookcrossing (dove si indaga con fare poetico sul potere del creare mondi. Mi hai fatto commuovere, sappilo).
Ci sono racconti che fanno dell’inquietudine e della suspense un uso magistrale.
Alcune storie, pochissime in realtà, hanno solo un piccolo punto debole, che esiste solo per il sottoscritto e che è dovuto più ad una preferenza "estetica" che ad altro.
Prendo a titolo d’esempio i racconti “IDDQD” (storia che svela i probabili rischi dovuti ad alcune scoperte sulla comprensione della mente umana) e “Poi mi racconti” (storia sulla paranoia e sull’esistenza probabile del vampirismo energetico). Qui, ho avuto la sensazione che la "poetica" di Cicali abbia trasbordato il suo campo di esistenza rendendo ripetitivi certi spezzoni dei racconti e contaminando i personaggi stessi, che cercano di spiegare “troppo”, quasi temessero di non essere capiti.
Tuttavia queste piccole pecche non hanno scalfito minimamente il mio parere sull’intera raccolta. Cicali è un autore potenzialmente devastante se riuscisse a lasciarsi andare senza remore sia al “non detto” che al mistero.
Dategli una possibilità, se non l’avete già fatto. Certe storie vi entreranno dentro e non vi abbandoneranno.
Forse, chissà, in qualche strano modo, sono chiavi, tracce, segnali gps, che ci indicano la via per il “Ceppo”.