Pietro è appassionato di videogame, ma non si sognerebbe mai di giocare in live streaming, tanto più che il suo canale YouTube ha tre iscritti (per la cronaca: se stesso da tre account diversi). Meglio limitarsi ad ammirare il suo idolo, Anton, il gamer più forte del momento. Ma quando Anton viene assassinato, Pietro si mette in gioco e decide di indagare. Figlio della rete, cercherà prove online, addentrandosi al contempo nella periferia di Napoli per trovare un nesso tra la vita reale e quella virtuale del gamer. Finché Pietro intuirà la verità e il killer lo eleggerà a prossimo nemico da eliminare...
Simone Laudiero è napoletano ma ha vissuto a Bologna, Torino, Milano e Roma. Nel 2008 ha pubblicato per Fazi La difficile disintossicazione di Gianluca Arkanoid. Per la prima Zandegù ha pubblicato i primi due volumi della guida Salvare il mondo non è mai stato così facile! con lo pseudonimo di Giampelmo Schiaragola.
Nel 2012 ha pubblicato Ti presento i preppers (se finisce a fucilate la vedo dura) sempre per Zandegù.
Attualmente è impegnato ne La Buoncostume, un progetto di sceneggiatura per web e Tv.
Pietro ama i videogiochi, ha pochi amici e con loro condivide la sua passione, non staccandosi mai dal suo cellulare e dai video che lascia in memoria ma che non riesce mai a pubblicare. Quando il suo mito, il suo eroe Anton, muore, salta la scuola per andare al suo funerale e lì da quella ragazza seduta su una panchina che riconosce essere la fidanzata di Anton, apprende che la morte non è un incidente ma che qualcuno lo ha ucciso. Pietro è solo un ragazzo ma vuole assolutamente scoprire chi sia stato a commettere un simile delitto, inizia a investigare prima con il suo migliore amico e poi con la fidanzata di Anton, una ragazza più grande di lui ma che insieme scoprono quanto possa essere importante l'amicizia vera, reale, e non solo quella virtuale. Un libro simpatico, un libro per ragazzi che fa anche riflettere su come l'evolversi del tempo porta alla creazione di personaggi che sono sempre più lontani da noi e più simili all'epoca in cui viviamo, dove il cellulare diventa indispensabile, dove gli amici sono rinchiusi in quella scatoletta e non hanno più nomi veri ma dei nick. Eppure anche nel gioco, anche nella fantasia, si può scoprire come la realtà si sovrapponga ad essa e a volte accade anche il contrario.
Molto meno how do you do fellow kids di quanto mi aspettassi, visto l'argomento. Però un po' ripetitivo, ci sono momenti in cui la storia si affloscia (quando Pietro rimane senza telefono e invece di prendere l'iniziativa sta a pensare quant'era bella la vita quando aveva il telefono), e soprattutto il circolo dei sospetti è troppo distante dal protagonista per essere davvero d'impatto.