La poesia giusta al momento giusto: Zanzotto è un vortice che cattura, forse o lo si odia o lo si ama, con il suo stile ambiguo e il senso che non si coglie sempre al primo sguardo, ma quando ci si arriva è come un paesaggio mozzafiato che si spalanca di fronte agli occhi e a tutti i sensi. Lo rileggerei all'infinito.
Premessa: non ho letto tutte le poesie, e sicuramente non ho capito tutte le poesie che ho letto. Credo ci vorrebbe un impegno diverso per leggere in modo sensato un libro di poesie. Ho comunque apprezzato molto le poesie che ho capito, o che comunque mi hanno trasmesso subito qualcosa, anche a una lettura superficiale (per poi confermare la sensazione a una rilettura più attenta). Di certo mi ci vuole più preparazione per poter apprezzare a fondo questo poeta, che leggo per la prima volta. Stupende le tre poesie per Veronica, che riporto per intero, sperando sia legale. Ci sono anche dei grassetti e dei corsivi, ma su GR non saprei come inserirli.
[2003a] Nell'aura del Magno studio Patavino Ballata dell'escursione termica -10 +33
1 Ah i tempi dolcissimi di Veronica così fedele nel venirmi incontro quando sbarcavo da sconquassati e schiccherati treni valligiani per vederla - e lasciare che in un bar le nostre mani si parlassero come sottovoce... Affrontavo il gelo atroce dei dieci gradi sotto zero, tutto acceso di quel pensiero, né mi pareva la mia, violazione delle "regole sagge e buone": io cercavo affetto e nient'altro e mi bastava riaverne un po': valeva più un suo bacio lieve che cento graffi di ghiaccio e neve; era un affetto o era un amore che più grande non si può? Non posso dirvelo, no.
2 E quando picchiava il solleone chi veniva alla stazione a prelevarmi, facendosi schermo dalla vampa dei +33 con quelle sue mani soavi e davvero "d'alabastro"; chi sfidava il ringhioso astro per puro affetto, per me? Proseguiva il nostro, dialogo delle dita, sottovoce nell'ombra mite di quel caffè... Così avvenne che l'escursione di quaranta gradi e più affrontammo per nudo affetto, tu con mirabile intelletto io folle s'altro mai fu... Era un affetto o era un amore che più grande non si può? Non posso dirvelo, no.
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[2003a] Envoi
Sì, tu sapevi che quel tipo tu sola potevi accudire... Ed ecco un attimo di scacco matto che dà la vita, per grama che sia, ad ogni veleno batosta bugia, e fuori dei tempi s'inarca e al largo porta la barca del sì e del no, del si può/non si può... Ahi Veronica, imago unica persa in chissà quale gioco dell'ottica, sfiora, ovunque tu sia, questa pagina... Fu quello un affetto o un amore che più grande non si può? Non posso dirvelo, ancora no.
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[2004] Veronica, c'è? (su motivi celentaniani)
Tristi questi anni in cui l'amore dové truccarsi da affetto per non apparire sexually scorretto - anche se per violenza d'affetto assai si perì. Ma altre sono ormai le parole che incalzano, difficili da inventare e nella lingua italica che ogni giorno dispare e instabili per i fischi di una platea in cui thanatos siede: ma da questo redente: tutto è possibile a ridosso del niente.
E nasce un vellichio di fior di love moto felice delle labbra, bacio che ognuno legge come il cor lo muove; nasce una fede terribile - o volubile come ala di facile farfalla, che più tardi o più lontano chi sa? potrebbe farsi uragano.
Ma al posto della gloria che sopra i comuni mortali ieri fece i poeti arder di boria e promettere spazi entro i futuri annali aux belles dames des temps jadis, resta un'iridescenza vaga ma che l'umiltà appaga di chi ancora s'affida a quel nome oggidì.
Vera imago, Veronica che sei unicamente la tua libertà la tua levità che non devi a nessuno, vienmi vicina, per quel che ti parrà, almeno con una scheda di plastica per telefonia stocastica che mille anni sicuramente, dicono, durerà e poi buttala, senza pentimento, in discarica: questa è la nostra eternità, la sola riservata - correttissimamente - ad una specie "selvatica e incantata" fuor d'ogni calendario, d'ogni data; Veronica mio solo né surrogabile cannabinolo, irrealtà purissima che muta in colori e fervori vuoti orizzonti ed in ori i grigiori mia Musa (anche se dirlo più non s'usa).