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Erratici

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Andrea Zanzotto

94 books14 followers
Andrea Zanzotto (born October 10, 1921) was an Italian poet.

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Profile Image for Rob.
44 reviews5 followers
July 23, 2022
La poesia giusta al momento giusto: Zanzotto è un vortice che cattura, forse o lo si odia o lo si ama, con il suo stile ambiguo e il senso che non si coglie sempre al primo sguardo, ma quando ci si arriva è come un paesaggio mozzafiato che si spalanca di fronte agli occhi e a tutti i sensi.
Lo rileggerei all'infinito.
Profile Image for Valentina Camera.
80 reviews1 follower
May 16, 2024
Premessa: non ho letto tutte le poesie, e sicuramente non ho capito tutte le poesie che ho letto. Credo ci vorrebbe un impegno diverso per leggere in modo sensato un libro di poesie. Ho comunque apprezzato molto le poesie che ho capito, o che comunque mi hanno trasmesso subito qualcosa, anche a una lettura superficiale (per poi confermare la sensazione a una rilettura più attenta). Di certo mi ci vuole più preparazione per poter apprezzare a fondo questo poeta, che leggo per la prima volta.
Stupende le tre poesie per Veronica, che riporto per intero, sperando sia legale. Ci sono anche dei grassetti e dei corsivi, ma su GR non saprei come inserirli.

[2003a]
Nell'aura del Magno studio Patavino
Ballata dell'escursione termica
-10 +33

1
Ah i tempi dolcissimi di Veronica
così fedele nel venirmi incontro
quando sbarcavo da sconquassati
e schiccherati treni valligiani
per vederla - e lasciare
che in un bar le nostre mani
si parlassero come sottovoce...
Affrontavo il gelo atroce
dei dieci gradi sotto zero,
tutto acceso di quel pensiero,
né mi pareva la mia, violazione
delle "regole sagge e buone":
io cercavo affetto e nient'altro
e mi bastava riaverne un po':
valeva più un suo bacio lieve
che cento graffi di ghiaccio e neve;
era un affetto o era un amore
che più grande non si può?
Non posso dirvelo, no.

2
E quando picchiava il solleone
chi veniva alla stazione
a prelevarmi, facendosi schermo
dalla vampa dei +33
con quelle sue mani soavi
e davvero "d'alabastro";
chi sfidava il ringhioso astro
per puro affetto, per me?
Proseguiva il nostro, dialogo
delle dita, sottovoce
nell'ombra mite di quel caffè...
Così avvenne che l'escursione
di quaranta gradi e più
affrontammo per nudo affetto,
tu con mirabile intelletto
io folle s'altro mai fu...
Era un affetto o era un amore
che più grande non si può?
Non posso dirvelo, no.

---------------------------------

[2003a]
Envoi

Sì, tu sapevi che quel tipo
tu sola potevi accudire...
Ed ecco un attimo di scacco matto
che dà la vita, per grama che sia,
ad ogni veleno batosta bugia,
e fuori dei tempi s'inarca
e al largo porta la barca
del sì e del no, del si può/non si può...
Ahi Veronica, imago unica
persa in chissà quale gioco dell'ottica,
sfiora, ovunque tu sia, questa pagina...
Fu quello un affetto o un amore
che più grande non si può?
Non posso dirvelo, ancora no.

--------------------------------

[2004]
Veronica, c'è?
(su motivi celentaniani)

Tristi questi anni in cui l'amore
dové truccarsi da affetto
per non apparire sexually scorretto -
anche se per violenza d'affetto assai si perì.
Ma altre sono ormai le parole
che incalzano, difficili da inventare
e nella lingua italica che ogni giorno dispare
e instabili per i fischi di una platea
in cui thanatos siede: ma da questo redente:
tutto è possibile a ridosso del niente.

E nasce un vellichio di fior di love
moto felice delle labbra, bacio
che ognuno legge come il cor lo muove;
nasce una fede terribile - o volubile come ala
di facile farfalla, che più tardi o più lontano
chi sa? potrebbe farsi uragano.

Ma al posto della gloria
che sopra i comuni mortali
ieri fece i poeti arder di boria
e promettere spazi entro i futuri annali
aux belles dames des temps jadis,
resta un'iridescenza vaga
ma che l'umiltà appaga
di chi ancora s'affida a quel nome oggidì.

Vera imago, Veronica che sei
unicamente la tua libertà
la tua levità che non devi a nessuno,
vienmi vicina, per quel che ti parrà,
almeno con una scheda di plastica
per telefonia stocastica
che mille anni
sicuramente, dicono, durerà
e poi buttala, senza pentimento, in discarica:
questa è la nostra eternità,
la sola riservata
- correttissimamente - ad una specie
"selvatica e incantata"
fuor d'ogni calendario, d'ogni data;
Veronica mio solo
né surrogabile cannabinolo,
irrealtà purissima
che muta in colori e fervori
vuoti orizzonti ed in ori i grigiori
mia Musa (anche se dirlo più non s'usa).
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