Tra le nebbie di una Londra vittoriana si celano fantasmi senza pace e un cacciatore pronto a tutto per liberarli! Timotheus Specter, per gli amici Tim Specter, è il più grande cacciatore di fantasmi della sua epoca (“E anche di tutte le altre epoche”, aggiungerebbe lui). L’obiettivo delle sue indagini è quello di liberare gli spettri dai problemi che li tengono legati al nostro mondo: questo perché solo chi ha lasciato un conto in sospeso in vita diventa un fantasma! Un gotico investigativo con piglio da commedia surreale, immerso nell'atmosfera suggestiva della Londra vittoriana di Sherlock Holmes e Jack lo squartatore.
Nella sua carriera, Specter aveva visto decine, centinaia, migliaia di fantasmi, comunicando con la maggior parte di loro come voi parlate di frutta con il vostro fruttivendolo, o di orologi con il vostro orologiaio. Tuttavia non era sempre così facile: alcuni fantasmi negavano il contatto, altri ancora erano malvagi, o addirittura pericolosi. [...] Ma a lui non importava, visto che soltanto una cosa lo interessava davvero: il mistero, in tutte le sue sfumature. Ed è il mistero a farla da padrone in questo romanzo, un mistery, appunto, dalle sfumature crime che occhieggia e celebra i grandi classici della letteratura anglosassone. Il personaggio di Tim Specter, del resto, con il suo acume e la sua eleganza (segno distintivo il bastone con putto sul manico) non può che farci pensare al ben più famoso Sherlock Holmes, così come nel petulante Wilfrid, maggiordomo, amico nonché "segretaria" di Timotheus, possiamo ravvisare un omaggio al Dottor Watson. I delitti ovviamente ci sono e sono quelli del temibile "assassino dell'orologio" (se leggerete il libro capirete il perché di questo soprannome) ma il fulcro del romanzo è dato dalla caccia alle tante entità ectoplasmiche che sembrano affollare le strade della Londra vittoriana. Questa è la peculiarità di Tim Specter, la capacità di vedere e interagire con i fantasmi: nello specifico un fantasma "in ritardo" quello del maggiordomo Harold Stenton che dopo ben 15 anni dalla notte della sua dipartita è tornato per infestare la dimora della sua anziana datrice di lavoro.
Il filo narrativo si dipana accattivante tra pozzanghere, nebbia, pub fumosi e personaggi surreali di tutto rispetto: oltre al fantasma di Stenton, c'è quello ad esempio di un "bobby" londinese o dell'anziana proprietaria di una sala da tè (sappiate che ho amato Gilda Pemberton e il suo occhio ballerino... Scrotch!) per non parlare del giovane Tippert ignaro del motivo che lo ha portato a "infestare" lo studio di un rispettabile medico londinese. Tra i vivi e vegeti spiccano i coniugi Fitzpick, la longeva Gilda Pemberton, sempre alla ricerca del suo amato gatto, e il famoso scassinatore Archibald Bowbridge, "Cassaforte" per gli amici 😉 Insomma, Tim Specter non annoia, anzi, intrattiene, fa sorridere e getta qua e là anche qualche interessante aneddoto sulla storia e la cultura della Londra vittoriana. Se un appunto si vuol fare è all'uso smodato di onomatopee che occhieggiano alla graphic novel, dopo un po' i continui ciaff, sfrush, scrib e toc diventano alquanto irritanti. Il fascino di Tim Specter poi sta nell'oscuro passato che lo circonda (non mancano gli accenni a un antagonista che più cattivo non si può e a un amore perduto) e nella sua capacità di dare pace alle anime tormentate che, finalmente, in una nuvoletta bianca, spariscono per non tornare più... ah e ovviamente il finale resta apertissimo!
Una lettura agile, gradevole, arguta e arricchita da bellissime illustrazioni. Certo, è rivolta ai giovani lettori in erba, ma è godibile anche dai più grandi o, come nel caso della sottoscritta, dagli eterni Peter Pan.
Personaggi abbastanza interessanti. Anche l'idea ma la trama non mi ha convinto. E poi: "Occhi allampanati" (??), "issarsi in piedi", "rispondevano le pozzanghere", "zompando", "sguardo terso" a ripetizione... mah!
Le cose positive di questo libro sono che è piuttosto corto e che mi è stato regalato dalla Giunti, ma se lo regalavano, un motivo c'era. Scritto così male che a volte volevo mettermi a piangere, il protagonista sempre insolente e ripetitivo nei confronti del suo maggiordomo, da prendere a schiaffi dalla mattina alla sera.