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Scorrettissimi. La cancel culture nella cultura americana

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Costanza Rizzacasa d’Orsogna ci porta al cuore del dibattito sulla cancel culture che infuria nella società non solo americana ma ormai anche europea. Parole come ‘appropriazione culturale’, ‘supremazia bianca’, ‘mascolinità tossica’, usate spesso a sproposito, popolano le conversazioni quotidiane. Sullo sfondo, negli Stati Uniti, una polarizzazione politica e del pensiero che per gli esperti ha raggiunto un punto di non ritorno, e il modello parentale ed educativo del safetyism: la sicurezza emotiva come valore sacro. La retorica di sinistra che da anni infuria dentro e fuori i campus, eliminando tutto ciò che può apparire politicamente scorretto, alimenta il bigottismo di destra, in un circolo vizioso in cui perdono tutti. Le guerre culturali dilaniano la scuola dell’obbligo, con il numero dei libri banditi o contestati che sfonda ogni mese nuovi record. Se mettere i libri al bando non è nulla di nuovo nelle scuole americane, diverse oggi sono le tattiche, e fortissima la politicizzazione. Da Mark Twain a Philip Roth, da Hemingway a Toni Morrison, da Salinger a Margaret Atwood, “Scorrettissimi” ci racconta questo terremoto culturale, ne ricostruisce la genesi e le ragioni all’interno del contesto storico e politico americano in cui è nato.

212 pages, Paperback

First published June 17, 2022

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About the author

Costanza Rizzacasa d'Orsogna

6 books8 followers
Costanza Rizzacasa d’Orsogna è laureata in Scrittura alla Columbia University di New York e ha vissuto per dodici anni negli Stati Uniti, dove ha lavorato come giornalista per varie testate e pubblicato racconti e poesie. Da oltre dieci anni si occupa di cultura e letteratura americane per il “Corriere della Sera” e il supplemento culturale “la Lettura”.

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Yupa.
781 reviews128 followers
July 11, 2022
Una lezione che si può trarre da questo libro, ma che già conoscevo, è contenuta in ciò che segue.
Nel libro, oltre a un approccio a volte un po' troppo morbido verso certe manifestazioni della cultura della cancellazione (che, almeno intesa come metodo, secondo me è sempre sbagliata), ho trovato una o due uscite dell'autrice (non dirò quali) con cui non mi sono trovato d'accordo, che non mi sono piaciute per niente, che potrei reputare quasi offensive. Fossi io un seguace della cultura della cancellazione (o di quel movimento che vuole rendere le persone "più responsabili per quello che dicono", come eufemisticamente dice chi nega che la cultura della cancellazione esista, o che sia così dannosa), accederei di fretta al mio account Twitter (sì, ne ho uno) per denunziare ai quattro venti digitali quanto sono stato emotivamente danneggiato dalle parole che ho letto, per chiedere una giustizia drastica e immediata, non per esigere che l'autrice si scusi (troppo poco!) di fronte al mio animo ferito, ma per pretendere che il suo libro venga ritirato dal mercato, che lei non possa mai più metter piede in un qualunque luogo pubblico, che il suo intero patrimonio venga devoluto a qualche associazione di attivismo per le vittime attualmente più di moda e che lei finisca per il resto della sua vita a friggere patatine in qualche fast food (possibilmente nel retrobottega, così che la vista della sua offensiva presenza non possa danneggiare i clienti). Ma siccome io non penso che il confronto sulle idee vada condotto così, perché altrimenti sparirebbero sia il confronto che le idee, e di questo potrebbero patirne anche idee a me care, non lo farò. Insomma, è questo secondo me che fa la differenza tra quella che oggi si chiama la cultura della cancellazione da una parte e dall'altra il tentativo di portare avanti un dibattito alla pari per affrontare tutte le idee e le persone, anche quelle che nella nostra soggettività riteniamo più brutte. Per questo ho scritto che la cultura della cancellazione è sempre sbagliata, almeno come metodo, a prescindere dalle cause che sposa o afferma di difendere, cause che io poi posso pure sentirmi di sposare e che anzi nella maggior parte dei casi sposo.
Il libro è un comodo riassunto di come in anni recenti si sia diffusa, sia letteralmente esplosa, contaminando milioni di cervelli, l'idea che determinate opinioni, opere (soprattutto libri) e persino persone, debbano venire eliminate da qualunque ambiente pubblico (o persino privato) col maggior rigore (possiamo chiamarlo fanatismo?) possibile. È il curioso atteggiamento di chi afferma di portare avanti queste battaglie nel nome della giustizia, dell'empatia e dell'inclusione, dimostrando però di non voler concedere nessuna giustizia, nessuna empatia e nessuna inclusione per chi sgarra a determinati dogmi sacralizzati, atteggiamento di alcune frange di chi fino all'altro ieri faceva parte di gruppi marginalizzati (gruppi etnici, politici, di genere o sessuali) e aveva bisogno come l'aria della libertà di esprimersi e farsi sentire, ma ora che finalmente può farlo non riserva più alcuna pietà verso i proprî avversarî. Vae victis, insomma.
Il libro, dicevo, è la storia di tutto questo, che nasce qualche decennio addietro nel brodo di cultura dell'attivismo universitario statunitense più estremo e poi, lentamente, assume quasi l'intero controllo del proprio ambiente, mercé la progressiva omogeneizzazione ideologica e politica dell'accademia USA (documentata dal libro in cifre), per poi diffondersi all'esterno ed esplodere ovunque da una decina di anni a questa parte in concomitanza con la diffusione dei social network, anche se io penso (e il libro sembra suggerirlo) che abbia contato, più che la mutazione dei mezzi di comunicazione, la salita alla ribalta di una generazione americana cresciuta dal cosiddetto paranoid parenting e dal safetyism: la genitorialità paranoide che cerca di rimuovere con terrore qualunque occasione di danneggiamento (soprattutto emotivo) per la propria prole, e l'ideologia per cui la sicurezza (ancora: soprattutto emotiva) va portata all'estremo, in cui nulla è troppo per difendere gli individui da vittimizzazioni vere o presunte. Sono, insomma, nodi di semine decennali che ora stanno maturando e venendo al pettine.
La polarizzazione politica negli Stati Uniti è al contempo figlia e madre di questa situazione. Va precisato: per me l'unità a tutti i costi di una società non è un totem e una comunità che ospiti, per quanto difficile sia, punti di vista e approcci ai valori diversi è meglio di una monocultura. Guardo con sospetto gli appelli sempre più frequenti perché si trovino "storie condivise", "simboli che valgano per tutti", "valori che ci uniscano", perché quel che è asceso in questi anni è proprio l'incapacità di accettare che si possa dissentire dal proprio punto di vista, l'incapacità di accettare i punti di vista dell'avversario e quindi la trasformazione dello scontro politico e culturale in una questione di vita e di morte, letteralmente esistenziale, in cui l'avversario viene visto come talmente minaccioso che va estromesso, annientato, definitivamente cancellato (appunto).
Infine, l'ultima cosa, ma forse la più importante di questi tempi, che si può imparare dal libro, proprio grazie alle sue ricostruzioni estremamente dettagliate, sature di dati, dei casi di libri e persone che si è cercato di cancellare, è l'irriducibile complessità di questi libri e di queste persone, complessità fatta di punti di vista che collidono gli uni contro gli altri, non sempre risolvibili, di vite e azioni composte certo anche di brutture, ma figlie di grovigli esistenziali contro cui gli stessi attori magari lottano disperatamente senza trovare aiuto. Tutta questa complessità gli alfieri della cancellazione non riesco ad accettarla, non vogliono vederla, talmente ossessionati dall'adesione perfetta a dei codici morali impossibili se non nell'iperuranio (e forse nemmeno lì) alla cui minima trasgressione dei quali il colpevole merita solo di sparire. C'è chi parla di nuovo puritanesimo e il termine non potrebbe essere più adeguato per chi non accetta una singola macchia in un dipinto altrimenti più vasto e articolato rispetto a quella macchia, un dipinto magari difficile da comprendere (o da accettare) in ogni suo aspetto, ma comunque inevitabilmente umano, reale.
E allora si arriva alla domanda posta più volte dal libro, e che tanto è risuonata a ogni scalpo preteso dalla cultura della cancellazione: possono esiste persone orribili e al contempo grandi autori? L'autrice risponde di sì (ed è già tanto), ma io mi chiedo se la domanda non possa addirittura essere malposta, mi interrogo (forse senza saper rispondermi) su cosa significhi essere orribili, perché forse più che persone intere possono esistere singole idee o singoli atti orribili e poi, sempre forse, anche questi possono dipendere dalla prospettiva di chi li osserva. Continua a osservarli, interrogarli, indagarli è il compito che aspetta chiunque desideri affrontarli seriamente e in questo modo magari affrontare anche i proprî lati oscuri: cancellarli perché non riusciamo a sopportarli, perché ci crediamo radicalmente diversi (e quindi superiori) alle brutture altrui è la strada più facile, ma forse non è la più giusta.
Profile Image for Bobparr.
1,150 reviews89 followers
August 27, 2022
Interessante saggio su deviazioni dell’intelletto che abbracciano entrambi gli schieramenti politici - e prima ancora della politica colpiscono la esasperata suscettibilità delle persone; l’autrice documenta fin troppo bene la cancel culture in molte sue manifestazioni - nei media, nella cultura in generale - e ne spiega la pervasività, fino alla conclusione dove si citano casi italiani.

Molto interessante l’evoluzione dei significati dei termini nel tempo, il loro uso a seconda dello schieramento politico, i loro grotteschi e drammatici effetti.
Profile Image for lacomparsa.
56 reviews6 followers
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November 17, 2024
Abbandonato

Dopo 3 mesi di tentativi e di tira e molla ho deciso di arrendermi. Si vede che non fa per me!

L’argomento mi interessa molto e nel primo capitolo si dà una buona panoramica generale. Infatti inizialmente mi stava piacendo molto.
Gli approfondimenti sui singoli casi editoriali sono prolissi (capitoli lunghissimi) e, personalmente, li ho trovati noiosi. Poi non ero sempre d’accordo con quanto veniva detto, ma questo non sarebbe stato un problema di per sé.
Probabilmente se fossi stata più interessata agli autori e autrici approfonditi mi sarebbe piaciuto molto di più.

Ci ho provato tante volte a riprenderlo per portarlo a termine ma non c’è stato verso, quindi per me è un no.
Profile Image for Sara Zanetto.
437 reviews4 followers
August 5, 2022
“C’è speranza? Chissà. Se così non fosse, per citare proprio Dostoevskij, si potrebbe dire che presto alle persone intelligenti sarà vietato fare qualsiasi riflessione per non offendere gli imbecilli.”

“L’Odissea è spazzatura», proclamava una ricercatrice, dicendosi «al lavoro per la liberazione». «Orgogliosi di averla rimossa dai libri di testo», rispondevano dalla Lawrence High School di Lawrence (Mass.). E ancora, da Seattle: «Preferirei morire piuttosto che insegnare La lettera scarlatta di Hawthorne». Che succede nella società e nella cultura americane?”

Se prima pensavo che gli americani fossero una manica di idioti, ora con i dati alla mano, ne ho la certezza.

Profile Image for Ratratrat.
616 reviews8 followers
April 6, 2023
Interessante, ma soprattutto limitato alla società statunitense. Dove il problema della multietnicità e del colore della pelle non è stato ancora risolto e crea nuovi conflitti. Gli echi però risuonano anche da noi con i nuovi " indici dei libri proibiti" della cultura woke.
Profile Image for Aurelio.
587 reviews27 followers
October 2, 2023
Reflexiones sobre lo políticamente correcto, de la censura de lecturas y peliculas ¿quizás depende del pie con el que te levantes?
Displaying 1 - 7 of 7 reviews

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