Walter Galati, impiegato dell’INPS meticoloso e senza speranza di carriera, è sfruttato dai colleghi d’ufficio, nullafacenti e corrotti (sono detti la Banda dei Quattro e maneggiano malversazioni per somme enormi); e in famiglia è sottomesso alle pretese della moglie Stefania. Sembrerebbe in tutto e per tutto uno sconfitto dalla vita. Ma nasconde un segreto, una seconda esistenza talmente ben organizzata che nessuno sospetta nulla. Walter è infatti abilissimo killer. Gli incarichi, estremamente lucrosi, gli vengono impartiti da una invisibile Agenzia. Ma adesso si sente a fine carriera e si chiede, tra il serio e il faceto, se i killer vanno in pensione. Gli arriva un’ultima commissione, una strana eliminazione da sbrigare nell’isola di Procida ai danni di un innocuo residente. Per paranoia o preveggenza, fiuta una trappola da parte della fantomatica Agenzia. E da qui comincia una ragnatela di trame, che si incrociano e si accavallano di continuo, delle quali non si capisce come e se si comporranno in una: la missione a Procida, la morte dei gigolò della moglie Stefania, una serie di efferate uccisioni di cani, l’indagine ad alto rischio dell’ispettrice ministeriale Marta Coppo contro la Banda dei Quattro, l’inchiesta poliziesca del commissario Mossi, e ancora il panico che monta a causa di misteriosi delitti, una guerra di ’ndrangheta, e un gigantesco business a luci rosse. Intanto a Treviso, teatro della vicenda, piove senza sosta, i fiumi esondano, una catastrofe ecologica e il diluvio diventa, nelle omelie ricorrenti del parroco Don Carlo Zanobin, il «Diluvio»: omicidi e disastri costituiscono un anticipo di Apocalisse. Ma le sue parole ripetute sono profezia o un commento ai fatti?
Francesco Recami è uno scrittore italiano. Dopo un'iniziale esperienza nella redazione di testi divulgativi e guide di montagna, esordisce come scrittore per ragazzi con i romanzi Assassinio nel paleolitico (Mondadori, 1996) e Trappola nella neve (Le Monnier, 2001). Nel 2006 inizia a collaborare con la casa editrice Sellerio, con cui pubblica L'errore di Platini, Il correttore di bozze (2007) e Il superstizioso (2008), con cui entra nella cinquina finalista del Premio Campiello. Nel 2009 pubblica Il ragazzo che leggeva Maigret, che gli vale il Premio Scrittore Toscano, mentre un anno dopo esce Prenditi cura di me, che entra nella dozzina pre-finalista del Premio Strega e viene selezionato anche per il Premio Castiglioncello e il Premio Capalbio. Seguono poi La casa di ringhiera (2011), Gli scheletri nell'armadio (2012), Il segreto di Angela (2013), Il caso Kakoiannis-Sforza (2014). Nel 2015 pubblica L'uomo con la valigia e la raccolta di racconti Piccola enciclopedia delle ossessioni, che si aggiudica la vittoria al Premio Chiara. Ha inoltre pubblicato scritti e racconti per varie antologie edite da Sellerio dal 2009 in poi.
Misto di noir, thriller e distopico. Inizialmente l'atmosfera fortemente stereotipata di un'Italia preda della corruzione e dell'incompetenza mi era sembrata eccessiva e inadeguata. Tuttavia, l'ambiente sociale presentato, assieme a una pioggia costante, distruttiva e a note apocalittiche, contribuiscono alla descrizione di una situazione volutamente distopica. Di conseguenza dietro gli stereotipi vi è una forte consapevolezza, e la scelta è legittima. In generale il romanzo è pienamente coinvolgente e complesso nella sua trama. Non ho apprezzato alcune soluzioni narrative decisamente brusche e inverosimili. La polizia francese non scopre il corpo agonizzante della Coppo nell'automobile rubata del Galati non per una causa legittima e credibile, ma per ragioni di forza maggiore dovute al già previsto scorrere della trama. Nonostante, in postfazione, il Recami scriva un celato elogio del duttile feuilleton e della sua imprevedibilità di trama per gli stessi autori, mi è parso invece che egli conoscesse perbene lo sviluppo della sua storia e che non fosse nemmeno troppo flessibile con la stessa. Alcune imprecisioni editoriali. Ad esempio, in polizia non esistono i Tenenti.
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Recami è un autore abilissimo nello “spiazzare” le aspettative dei lettori . Le sue capacità ingannatrici sono risultate evidenti son dagli esordi con la serie degli pseudo gialli de Le case di ringhiera. Recami riesce a trascinare il lettore all’interno di contesti paradossali, ironici e sempre molto divertenti, passando dalla tragedia alla commedia in un batter d’ali .le sue sono commedie degli equivoci un po’ alla stregua di di Feydeau e con qualche richiamo a Beckett di Aspettando Godot. Il nuovo protagonista della sua commedia a tinte noir è Walter Galati, un personaggio apparentemente insignificante che piano piano si palesa insieme al coro dei comprimari che “sembrano” ma non “sono” e quando “sono “ in realtà nascondono così bene l’altra faccia della loro doppia personalità da portare il lettore a conclusioni farlocche. Il “credo e l’ipocrisia comune” tengono le fila di questa intricatissima storia .Recami denuncia “usi e abusi” di una tipica provincia italiana che in fondo non è mai cambiata e che ci ricorda una vecchissima filmografia che l’aveva rappresentata alla perfezione.
Trama Walter Galati, impiegato dell'INPS viene sfruttato dai colleghi d'ufficio, corrotti (sono detti la Banda dei Quattro e maneggiano malversazioni per somme enormi); e maltrattato in famiglia dalla moglie . Sembrerebbe uno sconfitto dalla vita ma nasconde un segreto, una seconda esistenza talmente ben organizzata che nessuno sospetta nulla. Walter è infatti un killer che riceve incarichi, da una invisibile Agenzia. Ormai a fine carriera e si chiede se i killer vadano davvero in pensione. Gli arriva un'ultima commissione che prevede l’ eliminazione di un innocuo residente in quel di Procida.Per paranoia o preveggenza, fiuta una trappola da parte della fantomatica Agenzia. E da qui comincia una ragnatela di trame, che si incrociano e si accavallano di continuo.”
All’inizio I killer non vanno in pensione mi aveva davvero convinto. L’idea di un impiegato pubblico dall’apparenza innocua, ma con una doppia vita da killer, era intrigante — una sorta di Fantozzi–John Wick dal sapore tutto italiano. Purtroppo, nella parte centrale il romanzo si perde tra sottotrame e personaggi secondari (la Sibilla, il sindaco) che non trovano mai un reale intreccio con la vicenda principale. Il protagonista, Walter Galati, finisce quasi ai margini, mentre i personaggi diventano caricature spinte al limite del grottesco.
Lo stile, inizialmente efficace, si appiattisce in una narrazione che tende più a “dire” che a mostrare: omicidi e scontri a fuoco vengono liquidati in poche righe, privando la storia di tensione. Resta però un ritmo incalzante, che spinge a continuare fino all’ultima pagina. Peccato che il finale aperto non offra risposte né indizi: chi era Marta Capponi? Chi la Colomba? E chi davvero la moglie di Walter?
Un romanzo partito da un’idea brillante e piena di potenziale, ma che finisce per perdersi tra eccessi, dispersioni e un epilogo troppo nebuloso.
Un noir? Certo. Note di etologia? Certo. Teologico? Distopico? Anche. Sopratutto surreale. Un racconto che va alla lunga con un finale che lascia parecchie domande senza risposta. Ma Colombina chi era? Nella nota finale l'autore scrive:
Una precisazione: questo libro è stato scritto come un feuilleton, alla vecchia maniera, o una parodia di esso. Mi chiedo se un tempo gli autori via via che venivano completati i capitoli fossero in parte o del tutto all’oscuro di quello che sarebbe accaduto nelle puntate successive.
I personaggi di questo libro sono tutti un po’ sopra le righe. Tutta la loro cattiveria è esacerbata al punto da diventare delle macchiette. Si il libro è violento, non dico il contrario ma Walter mi ha intrigato, Stefania odiosa e la povera Dottoressa Coppo la sfortunata di turno. Tra amministrazione corrotta e inetta e colpi di scena assurdi ho riso non poco. Speriamo però rimanga solo un libro!
The book is good albeit a bit slow with too many descriptions at some stage and animal’s behaviour which in my view didn’t add much. At the end, trying to discover the plot, I was left with a bittertaste as the mystery and killings and Agency were not unraveled much. Who was Marta Coppo? who was Stefania? who was La Colomba? And Rudy’s role was not clear at the end. We just know he met S 10 years before but what happened? Just a lot of bloodshed….
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sembrava di stare in un film, con le sequenze corte, le ambientazioni diverse e i vari punti di vista. la scrittura è sicuramente fantastica, e il senso di climax che si prova man mano che si va avanti, man mano che tutti gli scenari si risolvono, è fantastico. c'è stato qualcosa però che non mi ha convinta, che su certe parti mi ha annoiata :/
Prime 150 pagine circa il racconto procede e funziona, seppure con passaggi totalmente a caso e passabili. Poi il tourbillon di situazioni e personaggi perde di mordente e vigore, tutto si fa caotico e disinteressa. Due stelle giusto per come parte, perché il resto è quasi da 1