C'è chi va in montagna in cerca del midollo della vita, per sfuggire ai propri fantasmi e alle ansie metropolitane. E chi – come l'autrice – ci si trova per caso. Sognava il caldo, il mare e le spiagge del Mediterraneo, ma un Accadimento l'ha portata in una baita sulle Alpi ,a 1700 metri; in un borgo sotto il ghiacciaio del Monte Rosa. Lì ha scoperto – grazie a un gregge di caprette, un branco di lupi, un'aquila, e alcuni personaggi che sembrano usciti da una favola– che si può condurre una vita più semplice e trovare (forse) la felicità nelle piccole cose. Basta poco per cambiare ritmo e vivere come i cittadini hanno dimenticato: camminare, respirare, spaccare la legna, spalare la neve, fare yoga o stare semplicemente seduti su un masso caldo di sole. Lì ha scoperto che non è necessario correre per raggiungere la cima, perché il vero scopo non è arrivare sempre più in alto, ma riappropriarsi di un tempo antico e dilatato. Più facile se lo fai con un cielo blu sopra la testa e dentro il cuore. Blu come sono le montagne in lontananza. Blu come le sfumature dell'acqua del mare: il colore della vastità, dell'incontenibile e del desiderio. Un diario di montagna che è anche e soprattutto molto altro, uno sguardo intelligente, poetico, dolce, ironico e disincantato.
Una sorta di diario "aperto", una raccolta di pensieri e considerazioni sulla montagna, per come la percepisce l'autrice, cittadina, che per un periodo la montagna ha avuto modo di viverla e abitarla. Dico "aperto" perché non è un diario personale, lo si evince dai toni, dal non entrare nel dettaglio di fatti e persone prossime all'autrice, e dagli inserti metanarrativi rivolti direttamente al lettore: "Non pensiate che io sia..." o "Ve l'ho detto", ecc... Un approccio yoga alla montagna, di chi arriva dove arriva per godersi il viaggio e non la meta, di chi è capace di fermarsi a un quarto d'ora dalla cima e tornare indietro senza rimorsi, solo gustandosi quanto fin lì è stato possibile gustarsi. La scrittura è gentile, delicata impreziosita da un intrinseco ed evidente amore per la poesia, e invoglia alla lettura. Una riscoperta della natura terrena, lontana dai cliché filosofici di salvezza e redenzione ad essa comunemente associati.
Un diario di montagna che segue l'andamento delle stagioni, dal rigido inverno con il suo vento gelido che "secca e arrossa la pelle e screpola le mani" fino all'autunno quando i turisti se ne vanno, ritorna il silenzio e l'aria si fa "più pura e cristallina".
In seguito all'Accadimento - ovvero la pandemia - Caterina Soffici, il marito aka Signor Stambecco e i due figli lasciano Londra per trasferirsi in una baita di montagna: un importante cambio di scena che, inizialmente, la scrittrice non gradisce molto. Nei suoi sogni c'era infatti "un posto caldo, vicino al mare, circondato da alberi da frutto, gerani e rose, cespugli di lavanda, salvia e rosmarino" e non un un paesino isolato, in mezzo alla natura selvaggia dove su 12 mesi ci sono tre mesi di freddo e nove di gelo. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, la montagna, con il suo fascino aspro e pungente e i suoi abitanti arcigni e riservati come la Regina delle Caprette e l'Uomo delle Storie, riesce a fare breccia in lei e farle persino rivalutare Henry David Thoreau e il suo stracitato e abusato Walden. Vita nei boschi.
Frasi random che mi sono segnata:
Meraviglia dello stare bene quando le formiche mentali non partoriscono altre formiche e si sta leggeri come capre sulla rupe della gioia. Mariangela Gualtieri
Quando pensi di avere il controllo, basta una nuvola per riportarti alla tua nullità.
Nelle fattorie nascite e morti sono cose reali, non episodi della vita da tenere sottovetro, in luoghi lontani, anestetizzati. Qui la vita e la morte accadono sotto gli occhi di tutti [...]
Ormai troppi cercano l'avventura fine a se stessa, è diventato un giochino di massa, salgono facendosi guidare dai gps e si perdono se finiscono in un canalone senza segnale. Si fidano della tecnologia quando dovrebbero prima imparare a leggere i messaggi del cielo e delle nuvole, che si muovono secondo regole precise. Chi conosce la montagna non ha bisogno di consultare le applicazioni per capire quando è il momento di tornare indietro.
Non ho brama di conquistare alcunché, certa che le grandi vedute non possono essere conquistate perché non appartengono a nessuno, sono lì per essere colte nell'attimo fuggente, come l'arcobaleno.Per me è più gratificante starsene seduta vicino alla malga che mettermi in fila indiana per l'ascensione al Monte Bianco, dove ormai d'estate si assiste a un fenomeno di ingorghi in cresta, un po' come nelle spedizioni commerciali che portano i clienti in vetta all'Everest con le bombole d'ossigeno.
Ogni volta che mi siedo sul mio masso alla malga, mi affido al primo insegnamento del guru Michael: respirare. E anche al secondo: lessi is more. E anche al terzo: il peggior nemico è la mente. Non fidatevi della mente, ma del corpo. La mente è vanitosa e traditrice. Non puoi fermare il turbinare della mente usando la mente, ma puoi fermare il turbine negativo della mente usando il corpo. Inspirare, espirare.
L'autrice, insieme alla famiglia, si trova a vivere 2 anni in una baita a 1700 mslm. Vivendo in montagna si appropria di ritmi e conoscenze nuove. Tutto lì, nel libro non c'è altro, eppure c'è tutto del vivere in montagna: la fatica, la pace, i vicini che ti mostrano mappe catastali appena ti muovi fuori dal tuo perimetro, conoscenze che a fatica diventano più profonde e fitoterapia.