Per Livia la felicità non è un approdo, un rifugio dove stare, ma un affaccio sull’abisso; lo è da quando, bambina, ha visto i suoi desideri e le sue domande cambiare forma a contatto con il mondo, trasformarsi in coltellate. Ho amato anche la terra è la storia struggente di una donna che si inabissa e riemerge, che affonda i propri desideri, che mette distanze per non farsi attraversare, che inganna per non incontrare la verità. Solo quando crederà di aver perso tutto e soprattutto l’amore, sceglierà di ricominciare e di affrontare il suo vero nemico: Corpo, che è la casa del suo cuore, il custode di tutti i segreti e la mappa delle sue cicatrici.
È tutta una questione tra Corpo e Mondo. Livia subisce, Livia obbedisce. E vorrebbe essere vista, essere amata da una madre severa e ingombrante nel suo essere perfetta, da un padre "muto", in una famiglia in cui lei sembra essere di troppo, in una coppia in cui non sa vivere, in un rapporto che tronca perché non osa scegliere... Il Corpo per Livia diventa quindi qualcosa di tremendamente presente e agente, fardello da sopportare e/o scudo che protegge dal mondo esterno, dal dolore e dalla rabbia ingoiati e mai urlati Ma c'è sempre una possibilità, e Livia è pronta a regalarsela a 45 anni. Libro intenso, un viaggio nella psiche di una donna intenzionata a concedersi una seconda nascita, ben scritto, denso direi 😊
Questa è la storia di Livia, una donna di poco più di quarant'anni, da sempre in lotta con una fame d'amore insoddisfatta, che si ritrova inabissata in un corpo enorme che non riconosce più come suo. Corpo che diventa una prigione, che la annienta, che la separa dagli altri, ma anche da se stessa. Sarà il fallimento del suo matrimonio a darle la spinta per riemergere, per concedersi il diritto di lasciarsi amare, non prima di aver affrontato un doloroso viaggio attraverso i propri fantasmi familiari. La lettura di questo romanzo è stata intensa e, per quanto mi riguarda, almeno nella prima parte, provavo una sorta di fastidio per quel raccontare il Corpo in maniera quasi ossessiva, a tratti ridondante. Ma poi man mano che mi addentravo con Livia nel suo doloroso percorso verso la rinascita, ho capito che il fastidio iniziale significava solo una cosa: Maura Chiulli aveva fatto bene il suo lavoro. Nella seconda parte ho trovato delle immagini di una tenerezza devastante, profondamente intime e sincere. Per questo motivo consiglio la lettura di "Ho amato anche la terra" a tutti quelli che amano leggere prima di tutto con le viscere e non hanno paura di lasciarsi incidersi la pelle dalla forza dell'inchiostro.
"Esita un poco e sospira. L'aria che caccia la voglio ingoiare io e mi avvicino. La voce di mia madre si strozza e vedo l'acqua in fondo agli occhi trasparenti. È una pianura la donna che vedo. Mia madre è un passaggio segreto, un prato di margherite, una nuvola. È soffice."
Un viaggio nella psiche, un viaggio nel pensiero ossessivo compulsivo, tutto dipende da un numero o da un determinato avvenimento. la psiche ci plasma e ci deforma, ci porta ad avere una percezione distorta del nostro corpo, ci condiziona, ci confonde. Tutto gira intorno agli altri, a cosa pensano e questo ci porta a non essere il centro del nostro universo, quando una parola sbagliata al momento sbagliato può farci sprofondare nell'abisso... In certi momenti bisogna avere il coraggio di cambiare, di darci una scossa, un cambiamento totale che possa riportarci sulla giusta via.
Livia è una donna che sin da giovane ha subito il giudizio della madre, medico affermato incapace di trasmettere amore verso la figlia. Livia si è sempre sentita di intralcio nella vita coniugale dei genitori che invece vivevano una perfetta storia d'amore sotto i suoi occhi. Ciò ha portato la giovane Livia a sviluppare pensieri compulsivi e incapace di stringere legami veri e di fare scelte di vita per sè stessa e non per compiacere la madre. Per amore della madre arriva a sposare la persona sbagliata alimentando ancor di più le sue manie e compulsioni. Tutti gli sbagli diventeranno insostenibili e Livia arriverà a toccare il fondo, troverà il coraggio di cambiare?
La bellezza di queste pagine sta nel loro potere di fare spazio nella mente e nel cuore. Le parole scelte da Maura Chiulli costruiscono immagini vivide, così forti da lacerare l’animo. I fantasmi del passato circondano Livia, la protagonista, fino a soffocarla, a riempirla letteralmente di dolore. L’analisi di ogni sentimento è tale da creare la storia di un’evoluzione, l’incredibile capacità che ha l’umanità di plasmarsi e con il tempo (ri)trovarsi e stare, a volte meglio.
“Esiste un amore che non assomiglia a un rimprovero? Esiste un amore che non sfinisce? Esiste un amore che non toglie? Esiste un amore che non chiede niente in cambio?”
Un posto molto importante nel romanzo lo hanno i legami, principio e cura di tutti i problemi. Sono loro a determinare i motivi per fermarsi o andare avanti.
È un libro che si legge tutto d'un fiato perché fatto di parole dotate di una forza devastante. L'autrice è capace di descrivere i dolori dell'anima come pochi; le emozioni ti entrano dentro e rimangono lì a lungo. Consigliato a chi ama le storie struggenti e cariche di vita .
Corpo, un amico e nemico. Intenso, profondo. Parole forti, parole profonde. Senso di solitudine e abbandono, di odio e amore. Corpo e madre coi ingombranti, così assenti...
Se dovessi rispondere alla solita banale domanda che viene fatta ad un lettore appassionato ("di che parla?") dovrei altrettanto banalmente dire che questo libro parla di una tizia con un problema di disordini alimentari, della sua famiglia anaffettiva e del marito che la lascia.
Ma siccome fuggo dalle domande e dalle risposte banali, posso dire di aver letto un libro stupendo, che racconta una storia, ma che è più che altro un flusso di coscienza, un fiume, una confessione senza peccato. Livia tocca il suo momento peggiore, vive in una città che odia, dove è scappata pensando di trovare una dimensione che non ha trovato, di creare un nucleo familiare che non si è mai creato, una fuga dal suo Corpo prepotente, prigione da cui non è riuscita ad evadere, "piuma imprigionata in una colata di cemento".
Tutto apparentemente fallisce intorno a lei, dai ricordi di occasioni che non ha colto a un matrimonio che si spegne, da manie e ossessioni a quel continuo "che ti manca?", che le viene rivolto e cui non ha mai saputo rispondere, perché in realtà mancava tutto e non mancava nulla. Quella domanda sulla morte che fa scappare tutti, quasi un jolly da giocarsi o nascondere per vedere come va.
La sua famiglia-coppia, l'amore, la tenerezza e la confidenza tra i suoi genitori, che non sono mai diventati una triade per accoglierla, quel tre diventato un mantra, un conforto, un rituale. Tre morsi, tre tocchi, tre leccate di gelato. Tre come quel numero che non è mai riuscita a realizzare. Tre, sei, nove.
Eppure...eppure c'è fuoco sotto la cenere e le macerie, perché questo libro parla anche di rinascita, di rapporti ricuciti forse in un modo diverso da quello che si credeva possibile ma che nel tempo diventa plausibile, di una pace magari non perfetta con se stessi ma che almeno sa di tregua, di onestà verso un'immagine allo specchio che non ha mai saputo adattarsi ad un disegno altrui. Di voglia di disegnarsi addosso un vestito in cui stare comodi. Finalmente. "Esiste un amore che non sfinisce?" Livia lo ha trovato, forse, in se stessa
Questo libro ti travolge. Senti il tuo corpo appesantirsi quando Livia ingrassa e ti alleggerisci con lei quando dimagrisce
Maura è riuscita a dare potere ad una storia che poteva essere una come altre, ha trovato le parole giuste per descrivere quelle sensazioni a cui non sappiamo dare voce
"Sono grassa quando ho paura, quando sono stanca, quando il poco che resta devo custodirlo, quando il discorso col mondo lo devo fermare o m'ammazza. Sono magra quando mi serve coraggio, quando la rabbia non passa, quando devo ferire, quando ho ancora molte cose da dire"
Faccio fatica a scrivere, a quasi caldo, un parere su questo libro. Mi gira in torno, sulla pelle, nella testa, negli occhi. Forte. Ma questa volta non sono riuscito a leggerlo in un giorno, come ho fatto da poco con Dieci Giorni. Nonostante le parole siano meno aggressive, mi sono sentito graffiato, sollecitato lì dove le ferite non sono ancora lenite. Limone spremuto sul sale, lacrime spontanee. Ho sofferto. Ma ho amato la sofferenza.