Questa storia si apre con una donna nuda, morta con la cintura di un accappatoio attorno al collo, ma che non è detto sia stata strangolata. Continua con un sospettato mezzo siciliano, mezzo tunisino e mezzo croato, misterioso per intero. Si inoltra in un’operazione di contrasto al narcotraffico, che potrebbe essere legata al delitto ma anche no.
Insomma: è una storia in cui quasi niente è come sembra. Poche le certezze, per il puntiglioso ispettore Giovanni Armani e l’acido procuratore Giacomo Cacciaguerra, che indagano sull’omicidio a fianco – ma preferirebbero starne ben lontani – del disastroso ma inspiegabilmente fortunato agente Salvo Buonfine.
E pensare che Armani, quando in seguito a una tragedia sul lavoro ha dovuto farsi trasferire da Milano, aveva pensato che la questura di Como, città d’origine della sua famiglia, sarebbe stata un porto tranquillo.
Eppure, forse, tra i colpi di scena di un’investigazione complicata si nasconde anche un colpo di fulmine.
Dopo la fortunata tetralogia riminese con protagonista Costanza Confalonieri Bonnet (che torna in un prezioso cameo anche in questo nuovo romanzo), Gino Vignali cambia atmosfere e personaggi ma mantiene intatti il tono scanzonato e il ritmo incalzante che contraddistinguono i suoi fortunati gialli.
Suspense, erotismo, umorismo sono gli ingredienti vincenti di un romanzo che, giocando abilmente con dubbi e ossessioni, incertezze e desideri, incanta il lettore in un riverbero di luci e ombre.
Come l’acqua del lago, quando sembra calma ma non lo è.
Premetto, il libro è semplice e sciapo come si addice a questo genere di romanzi, pseudo gialli - e se dico che avevo capito io che era sottiletta dico tutto. Però ogni tre righe c'è la menzione a una canzone che mi ricorda quando ero giovane - e questo fa, lo sanno bene gli scrittori e gli editor. Poi si parla di via Lomellina a MIlano, dove da settembre ho passato vario tempo - e bei momenti, in compagnia di quella martire di mia figlia. E questo gli scrittori e gli editor non lo possono sapere - e poi non è che gli sposti un lettore - ma a me ha fatto piacere. E finiamo con la frase che ha deciso per farmi commuovere - facile eh, lo so da sola! - «Ricordati, Giovannino, che i comunisti non hanno gli occhi solo per piangere. Quando si asciugano una lacrima, lo fanno per guardare più lontano», che ci fa digerire anche il fatto che lasciamo la vicenda giudiziaria a metà!!!
Ho comprato questo nuovo romanzo di Vignali dopo avere adorato la serie ambientata a Rimini - senza sapere esattamente cosa mi sarei trovato davanti in questo nuovo contesto. E ammetto di essere rimasto un po' deluso - principalmente nella prima parte - per i personaggi a mio parere meno riusciti, che però non è possibile non confrontare con gli altri (anche per l'arrivo della stessa Costanza Confalonieri Bonnet, che entra in gioco come "collega"), e per lo stile, anche qui simile ma non altrettanto efficace. Il libro rimane assolutamente godibile, e probabilmente il parere può anche essere più generoso senza il confronto con la tetralogia precedente.
Come i precedenti riminesi è scritto in modo leggero e agile, dunque davvero godibile. La storia è più da “commedia”: la trama gialla rimane in superficie, ma va poi bene anche così. Il giochino dei nomi buffi a tratti è stucchevole (sono davvero troppi: sembra di essere in un film di Paolo Villaggio) anche se un paio sono divertenti (Salvo Buonfine…).
Diciamo che è un giallo strano. Di solito nei gialli si hanno diversi interrogatori e accusati. Qua solo un accusato e dopo 150 pagine (metà libro) iniziano gli interrogatori. Troppe descrizioni fuori luogo. Il finale recupera abbastanza la mia opinione spero che esca il secondo perché un finale così aperto è inaccettabile. 2,5 stelle
3.5* storia tutto sommato carina e scorrevole anche se qualche espressione avrebbe fatto saltare dalla sedia tutte le mie professoresse di italiano. Il colpevole è intuibile, ma non credo che questo sia il genere di romanzi che debbano per forza sorprendere con soluzioni imprevedibili
La GAFI Confalonieri Bonnet non è più protagonista nel nuovo romanzo di Vignali, e un pò mi spiace, ma anche lo TOGAFIS Giovanni Armani, che prende il posto della vicequestore anche se non la scalza del tutto, ha il suo perché. Questa nuova avventura, ambientata sul lago di Como, è raccontata con ironia e poesia come sempre. Lettura piacevole dal finale soddisfacente ma anche sospeso. In manutenzione, praticamente.
Un poliziesco che è anche divertente, nel senso che fa ridere (o sorridere, almeno). Ma non solo Ps Ho scoperto solo dopo che l'autore è Gino di Gino e Michele..
Esilarante ma anche coinvolgente, il romanzo di Vignali ha come protagonisti due poliziotti dolcissimi che fanno sorridere proprio perché riesci a conoscerli meglio immergendoti nelle pagine. Il caso travolge e coinvolge, il finale lascia a bocca aperta e, fidatevi, è inaspettato. Bravissimo Gino Vignali, mi sei piaciuto molto.
Divertente, ironico, ma contemporaneamente molto intrigante. Giallo ben congeniato. La figura di Giovanni Armani è così "umana", nessuna aria da super-poliziotto che è impossibile non esserne affascinati. Ma... continuerà? Io lo spero!