"Le Case è un mostro che ingrassa a ogni nostro respiro [...]. Le Case, quando ha fame, scuote la terra in cui è scavato per farci venire i sudori freddi e il cuore forte. Ma anche per lui è cominciata l'agonia, e di mese in mese le campane della chiesa alta suonano a morto. I codazzi dei funerali sono sempre più esigui, tra chi è già sottoterra e quelli bloccati a casa. Nel paese vecchio di tanto in tanto c'è una persiana in meno che la sera si illumina dalle stecche. E il respiro del mostro rallenta, rallenta..."
Le Case, un isolato paesino incastrato nella roccia della Maremma più sperduta, è la grottesca scenografia di questo dramma disperato, scarno, crudo, i cui attori mettono in scena, ogni giorno, un inquietante spettacolo di crudeltà e violenza che si intensifica sempre più, sullo sfondo di una trama sussurrata e raccontata a piccoli scorci attraverso il punto di vista di spettatori più o meno esterni alla vicenda.
Gli abitanti di Le Case sono gli ultimi rimasti, i superstiti, gli unici che non sono riusciti a lasciare l'opprimente clima di questo luogo, un luogo che non fornisce alcuna via di fuga. Rappresentano l'avanzo di una generazione ormai invecchiata e debole, confinata all'interno di un'incontrastata ignoranza che abbrutisce e di un'annichilente assenza di vita e vigore, svaniti entrambi con coloro che hanno avuto l'opportunità di fuggire da Le Case. Chi rimane, allora, è destinato ad appassire e ad incurvarsi fino alla morte sotto il peso di un passato ingiusto e traumatico, di un presente arido e di un futuro già segnato, costretti anche a sottomettersi alla furia e alla violenza fisica di un paese e un ambiente naturale, che, come fossero essi stessi dei personaggi, reagiscono e, a volte, comunicano con le persone. Fra le vie di Le Case non vi è altro che odio, e fra i suoi abitanti si è ormai consumato qualsiasi possibile legame affettivo; ogni traccia di amore si è estinta, troncata dalla morte, dalla malattia, dalla miseria, o dal tradimento. Lo stato di decadenza di questo luogo è ormai giunto al suo punto massimo e si dimostra irreversibile anche con l'inaspettato ritorno di un personaggio a tutti familiare: l'ingresso dell'elemento nuovo, infatti, non ribalta affatto la situazione, ma riconferma la malattia che già da prima stava consumando Le Case.
"Le Case del malcontento" è un romanzo che inorridisce e che apre una sanguinolenta ferita nella società moderna, vista come risultato di un secolo tormentato dalla miseria e dalla violenza, i cui rimasugli sono rimasti ostinatamente attaccati alla pelle dei molteplici personaggi, causandone il progressivo deterioramento. I limiti spaziali e la circoscrizione della vicenda ai soli e unici abitanti di questo paese non impedisce una lettura più universale dell'opera, lettura che, anzi, è largamente concessa dall'esagerazione volutamente enfatica (ma forse, in alcuni punti, eccessiva) delle dinamiche della narrazione e delle storie personali dei protagonisti. La prosa letteraria e allo stesso tempo rustica dell'autore eleva stilisticamente il romanzo, che diventa a quel punto un'opera notevolmente teatrale e, a tratti, poetica, pur mantenendo un crudo realismo e una violenza verbale pari a quelli della storia stessa, la quale è sia un colossale dramma umano che un degradante racconto di fame e rabbia.
Nonostante l'efficacia dello stile e la trama monumentale, però, una delle più evidenti problematiche di questo libro è la sua struttura, che risulta molto spesso poco funzionale e ripetitiva. A livello generale, pressoché ogni capitolo riguarda un singolo personaggio, con l'eccezione di due particolari punti di vista a cui sono dedicati alcuni capitoli in più; il rischio di un'operazione del genere, soprattutto se si ha per le mani un libro piuttosto lungo come questo, è che, man mano che si prosegue nella lettura, si perdano totalmente le tracce di alcuni personaggi. La ripetizione della stessa identica struttura, per quanto riguarda le vicende personali della maggior parte degli abitanti di Le Case (che hanno vissuto più o meno tutti delle esperienze molto simili), inoltre, rende la lettura in alcuni punti rischiosamente noiosa, soprattutto nella seconda metà del romanzo, nella quale si accavallano numerosi capitoli particolarmente corposi. Il romanzo, comunque, è essenzialmente la storia di un paese intero, perciò è comprensibile che ci siano così tanti personaggi; ma il numero delle pagine dedicate al passato di alcuni supera in maniera evidente quello delle pagine in cui si dà corpo alla trama; e questa risulta a fine lettura anche piuttosto breve, soprattutto se confrontata con la lunghezza del romanzo, che, ripeto, a me è sembrata eccessiva.
Sta di fatto che, tutto sommato, questo romanzo si è rivelato una lettura molto avvincente e dal grande impatto emotivo sul lettore; sicuramente una delle uscite più interessanti dello scorso anno in termini di letteratura italiana.