“Sarò breve” di Francesco Muzzopappa pag. 184
Il libro è un testamento, compilato da un uomo che, attraverso questa strana ed inusuale formula, racconta la propria vita. L’uomo si chiama Ennio Rovere e la sua narrazione è priva di fronzoli e assolutamente sincera. Ormai è morto, e questa condizione fa sì che possa esprimersi liberamente, senza alcune forzature, nei confronti di tutti colori che hanno lasciato un segno nella sua vita.
Convenzionalmente, un testamento è una distribuzione del proprio patrimonio; in questo caso il protagonista pone l’accento, non tanto sul valore del bene che verrà donato, bensì sul significato e sulle conseguenze di quel dono, sulle buone o cattive azioni compiute dai suoi eredi, dando spazio ai ricordi che lo legano a loro.
Attraverso questi ricordi si scopre che Ennio è nato e cresciuto in una famiglia povera di un piccolo paese della Basilicata, dove l’unico futuro possibile sembrava il lavoro nei campi. Ennio però scopre presto la passione per il legno e per i mobili e dopo un breve periodo di apprendistato presso una bottega di un falegname del suo paese, partirà per il nord, verso la Brianza.
Decide di scommettere su se stesso, sulle sue forze, sulle sue capacità e di aprire una piccola bottega di acquisti al dettaglio. I primi tempi sono stati sconfortanti, deludenti, al punto tale da dover barattare, con un ristoratore, un piatto caldo al giorno con un tavolino rotondo con finitura in noce Bassano. Ed ecco che così, da un momento all’altro, tutto inizia a cambiare. Quel tavolino ha riscosso un gran successo tra i clienti di quel ristorante, tutti benestanti e il sogno di Ennio si realizza, acquista un grande capannone ed apre la sua azienda di mobili.
Nel frattempo si sposa con Piera e dopo poco nasce Greta, gli affari sembrano andare bene ma, a un certo punto, le cose per Ennio inizieranno a mettersi male e sarà sua figlia Greta a risollevare le sorti dell’azienda, permettendo ad Ennio di rimettersi in carreggiata dopo il divorzio da Piera, la depressione e la conseguente obesità.
Durante la lettura si scopre che la sua è una grande famiglia, due mogli, tre figli avuti da tre donne diverse, un genero, due nipoti e un cane. Ma non sarà solo la sua famiglia a beneficiare della sua eredità, anche altre persone che con il loro lavoro erano riuscite a migliorare la sua vita: il suo dentista, il suo autista e la sua governante.
Con ogni persona citata nel testamento Ennio parlerà apertamente, farà loro delle critiche dove necessarie, ma soprattutto darà dei consigli, dei suggerimenti su come non sprecare la propria vita ma viverla a pieno e inseguire i propri sogni.
In questa lunga sequela di eventi non sfugge nulla: dal matrimonio naufragato al divorzio; dall’amore ritrovato ai sacrifici per far funzionare la sua ditta; dalle difficoltà di crescere i figli alla malattia e alla perdita precoce di un familiare; dall’adozione al bullismo. Tutto affrontato con lo stesso sincero, tagliente, spregiudicato e irrefrenabile umorismo.
Muzzopappa ha uno stile incisivo, tagliente, veloce e soprattutto mai banale. Spesso i concetti più seri e delicati vengono compresi meglio quando viene tolta parte della serietà e vengono tradotti in una realtà che fa ridere.
Un libro ironico, ma profondo, dove si ride spesso, ma con sentimento e profondità.