Angelo gestisce un rifugio con la moglie Carlotta e vive in montagna della sua bellezza sacra sul Monte Grappa. Tra i tanti turisti e i visitatori occasionali, ne sopraggiunge uno fuori stagione che sembra proprio fuori luogo. E' un austriaco ricercatore storico, appassionato come Angelo. Lo straniero si chiama Joshua e racconta come è arrivato sul Monte Grappa dopo il ritrovamento di alcuni oggetti risalenti all'impero asburgico nel periodo della Grande Guerra. Queste informazioni non fanno altro che allertare la voglia di sapere di Angelo, tra i due infatti dopo la diffidenza iniziale si instaura immediato un rapporto schietto che diventerà amicizia e condivisione. La permanenza di Joshua al rifugio consentirà ai due uomini di intraprendere una ricerca senza sapere esattamente cosa troveranno. Visiteranno luoghi e personaggi che abitano la montagna da sempre, alcuni buoni, altri incattiviti dalla vita e dal passato, proveranno così a ricostruire una vicenda avvenuta molto tempo prima grazie alla loro passione e al rispetto che entrambi nutrono verso gli uomini e la natura. Il libro alterna capitoli tra Vienna e il Monte Grappa, con una ricostruzione di quello che fu l'attentato all'erede al trono Francesco Ferdinando. Questa scelta narrativa consente al lettore di procedere su due binari. Da una parte c'è la ricerca di Angelo e Joshua, dall'altra le vicende storiche dell'impero austro ungarico, viste sotto una prospettiva diversa da quella che ci è sempre stata proposta a scuola. Questo modo di parlare di una Guerra, è un aiuto alle persone per capire cosa è successo, il perché è successo e quali sono state le conseguenze di ciò che è accaduto, portandole a ragionare su quel periodo storico, senza necessariamente schierarsi su un fronte. Il finale spiana la montagna, i malumori si placano, la malinconia si esalta e i rapporti umani si rafforzano, forse anche troppo come per il cambiamento radicalo dello Striaco, uno dei personaggi chiave della storia. Devo dire che ho apprezzato maggiormente il titolo precedente, era più in forma di favola, con un target che poteva sembrare per adolescenti e che invece coinvolgeva qualsiasi fascia d’età. Come il protagonista del libro, l'autore è di Padova ma Bassanese di adozione. Giuriatti è una guida ambientale escursionistica, uno scrittore divulgatore storico e dirige un centro di formazione dove insegna. Tutto il suo lavoro di guida, si svolge sul massiccio del Grappa, l’ultimo baluardo della Grande Guerra, per lui una vera passione che gli ha dato tantissime soddisfazioni e riconoscimenti.
Questa volta non ce l’ho fatta: questo libro meritava cinque stelle piene.
Rispetto a "L'Angelo del Grappa", l'autore dimostra una maturazione narrativa e stilistica impressionante. I personaggi sono ancora più profondi e sfaccettati, con archi ben definiti che li rendono vivi e memorabili. La trama è avvincente, lo stile scorrevole e leggero, ma mai superficiale rispetto ai drammi che racconta.
Uno degli aspetti più sorprendenti è la capacità di coinvolgere emotivamente il lettore, immergendolo in vite che spesso rimangono solo numeri sui libri di storia. I luoghi e i personaggi sembrano prendere vita, come se li stessi vivendo in prima persona.
Ci sono solo alcuni piccoli difetti: alcuni passaggi risultano un po’ affrettati, . Alcuni "spiegoni" qua e là potrebbero risultare pesanti, anche se non compromettono la lettura, e certe affermazioni sull’uso dello smartphone possono sembrare retoriche.
Nonostante ciò, questo romanzo è impeccabile per il resto e, soprattutto, capace di emozionare profondamente. Non credo che le mie parole possano rendere giustizia a ciò che ho provato leggendolo, ma spero basti dire che occuperà per sempre un posto speciale nel mio cuore.
"Lei, Sara, è diversa. Non ha l'odore della paura, lei ha coraggio e cuore, signorina. Vedrà che laggiù troverà molto di più di quello che cerca. L'accontento, è arruolata. Partirà domani per il fronte italiano."
All’inizio sembra una stinta continuazione del primo libro (L’Angelo de Grappa), ma al passare dei capitoli ci si appassiona, tra la vicenda presente e la ricostruzione del passato imperiale a Vienna. Bel libro, bravo Loris!