E si piange. Perché è questa la prima (e quasi unica) reazione che ho avuto durante la lettura. Questo libro ha toccato le corde giuste, e pure quelle che pensavo non potessero dolere così tanto.
Si tratta di una storia molto breve, ma che mi ha colpito profondamente lasciandomi sorpresx, non mi aspettavo di rimanere incantatx da una storia così breve (prediligo libri lunghi).
Diciamo che mi ha affascinato l'elemento paranormale iniziale, ma è stato tutto il resto a risucchiarmi dentro e farmi procedere (soffrendo insieme ai personaggi).
La storia infatti prende avvio in un appartamento in cui il protagonista Noah, accompagnato da Melrose e Kyle, ha l’incarico di compiere un esorcismo. Niente di straordinario per loro, Noah è abituato a essere immerso in quel lavoro insolito, nell’orrore e nei resti delle vittime che trovano. Solo che, nonostante il loro compito svolto alla perfezione, tutto va storto. E a pagarne le conseguenze è proprio Noah.
A questo punto, il resto del libro si concentra sul recupero di Noah da quello che gli è accaduto.
Non penso che ci sia qualcosa che non ho adorato in questo breve libro, anche se inizialmente le sue dimensioni (parliamo di poco più di un centinaio di pagine) mi preoccupavano (ora invece mi sto preoccupando perché per sole 100 pagine ho davvero tanto da dire).
L’autrice è riuscita a gestire tutto benissimo, con una prosa delicata e attenta. Non è facile riuscire a descrivere delle sensazioni e immagini forti (mi riferisco soprattutto al primo capitolo, in cui avviene una possessione) in poche frasi, ma lei ci è riuscita. Da scrittxre, la ammiro e la invidio ;)
L'unico elemento che mi ha fatto distaccare dalla lettura in certi passaggi, è stata la presenza di periodi eccessivamente lunghi. Ogni tanto perdevo il soggetto della frase.
Ho apprezzato molto l’uso di paragoni e immagini vivide per descrivere ciò che Noah stava vivendo (come “fotografia in negativo” per parlare della visione distorta e confusa della realtà, ma anche “collare al contrario con borchie rivolte verso l’interno” per la sensazione di strangolamento).
Il worldbuilding è solo accennato, ma mi ha incuriositx: sono presenti delle organizzazioni/aziende che si occupano di indagare i luoghi in cui sono avvenuti crimini per pulirli dalle energie negative lasciate dagli spiriti. Tutto ciò accompagnato da strumenti, tecnologie e rituali.
Molto interessante anche l’aggiunta dei protocolli dell’azienda per cui lavora Noah a inizio libro.
Spero di poter leggere di più in futuro a riguardo ;)
+Accenno velocemente alle scene grafiche a inizio libro: le ho amate! Soprattutto perché non me le aspettavo ops. Sono descritte schiettamente mostrando tutta la crudeltà del crimine avvenuto.
Sebbene i personaggi secondari appaiono poco, ne sono comunque rimastx affascinatx. Kyle, un ragazzino, che è già invischiato con energie paranormali e esorcismi, nonostante il suo carattere gentile completamente distante da quel mondo orrendo in cui si trova a lavorare. Vorrei sapere cosa l'abbia spinto a intraprendere questa strada.
Melrose, fredda e che sembra avere sempre tutto sotto controllo, cela invece un desiderio tale di sapere di più sulle energie e sulle forze che pare disposta a sacrificare qualunque cosa in nome della scienza.
Ed è una caratteristica che mi ha colpito molto, infatti vorrei saperne di più sulle motivazioni di Melrose.
James invece è molto più presente, lo vediamo al fianco di Noah ad aiutarlo con il recupero, e a svelare un pezzo alla volta parti di sé. È la sua personalità che mi colpisce e mi fa desiderare di fiondarmi sul secondo libro: distaccato, pessimista, sembra voler tenere lontano Noah, comportamento che deriva dall’essere stato “tradito” da persone che pensava lo amassero.
Molto bello anche il contrasto tra James e Noah. James è disilluso, disgustato dalle azioni delle persone ma non sorpreso, e non vuole saperne niente di conoscere le motivazioni dietro i crimini. Come dice lui stesso nel libro, sa già quanto orrore è presente al mondo, e non gli interessa venire a conoscenza di altro per timore che non ci sia mai fine al peggio.
Noah invece prova proprio un bisogno cocente di conoscere il perché, e conserva in sé una speranza e fiducia che durante il libro vediamo deteriorarsi (piango ancora a pensarci).
Ho apprezzato tantissimo la rappresentazione dell’invalidità di James e le brevi descrizioni di una quotidianità non sempre facile lasciate quando meno me lo aspettavo (come quando James si alza dal divano e Noah nota che deve trovare l’equilibrio, o la triste dolcezza che trapela quando James si rimette la protesi e Noah distoglie lo sguardo, consapevole di star guardando un momento intimo dell’altro, grato di farne parte ma allo stesso tempo quasi a disagio).
E anche il percorso (più un inizio anzi) di Noah che deve riprendersi dalla possessione.
Autrice, mi hai proprio fatto desiderare poter abbracciarlo.
Noah non solo va incontro all’atrocità di essere posseduto, al dolore mentale ma anche fisico che coinvolge tutti i sensi (quando vi dico che mi è rimasta la bocca aperta per le descrizioni, vi prego, credetemi), ma ha dovuto fronteggiare anche ciò che viene dopo. L’energia negativa che è rimasta nel suo corpo, che lo tormenta, gli spasmi e i muscoli bloccati. La mente che continua a ricadere in quei ricordi oscuri e soffocanti (metaforicamente E letteralmente), il sentirsi rovinato.
Mi sono sentitx spiazzatx dalla delicatezza e sensibilità usata nel descrivere questi momenti, conditi anche dalla durezza di una realtà che non smette di presentare traumi.
C’è una frase che continua a emozionarmi ogni volta che ci penso: “in qualche modo, tra cenere e rovina, Noah si sentì in pace”. Forse perché per esperienza personale riesco a immedesimarmi in Noah, ma leggerla mi fa male e mi dà uno strano conforto.
È proprio vero che certe volte, per ricominciare bisogna eliminare parte di un passato doloroso. Bruciare qualcosa, come ha fatto Noah. Tagliare dalla propria vita chi ci ha fatto soffrire. Essere disposti a mutare la propria pelle, come i serpenti, metafora usata nel libro attraverso i tatuaggi di James. Anche se fa male, anche se è uno spettacolo spiacevole, è necessario, per alcuni è sopravvivenza.
Sono felice di aver letto queste emozioni attraverso gli occhi di Noah (e James in parte), ha fatto male, ma mi ha fatto sentire capitx, e certe volte questo aiuta tantissimo ad andare avanti.
Credo sia anche quello che è successo a Noah con James. In James ha trovato un confidente, lui può capirlo e anche se magari non sempre sa cosa è meglio per Noah, James comunque cerca di supportarlo.
C’è poi una frase bellissima, che non riporto qui perché penso sia più d’impatto leggerla direttamente nel libro, che riguarda Noah, il quale capisce che per migliorare deve prima accettare la situazione in cui si trova, e se vuole andare avanti deve desiderarlo, deve volerlo, anche se fa male, perché guarire fa male (ed è un processo lungo e complesso), e probabilmente non si ritornerà ad essere la persona che si è stati prima.
È un pugno in faccia, davvero. Grazie per avermi fatto piangere.
+Altra parte che ho amato è stata una scena in cui Noah soffre fisicamente e gli scappa un “lo detesto” davanti a James. Noah si rende conto che quel commento potrebbe essere offensivo, visto che anche James soffre, e da più tempo di lui, e cambia discorso. L’ho trovato molto realistico. E voglio dire che entrambi vanno rispettati per il dolore che si portano dietro James e Noah, simile ma comunque diverso.
“Luce Nera” ha risvegliato delle memorie sopite, e anche se ho provato dolore, mi ha fatto bene ricordare.
Volevo continuare a parlare, ma sono nuovamente sul punto di piangere.
Leggete “Luce Nera” se vi piacciono i libri concentrati più sui personaggi, con uno sfondo cupo ma non senza il barlume della speranza. L’ho amato, l’ho divorato, e mi sono lasciatx divorare.