Jump to ratings and reviews
Rate this book

Nike

Гарпагониана

Rate this book
Russian

128 pages, Paperback

First published September 1, 1983

1 person is currently reading
27 people want to read

About the author

Konstantin Vaginov

22 books13 followers
Vaginov was born in St. Petersburg in 1899. His mother was the daughter of a wealthy Siberian businessman and landowner. His father, a high-ranking police official, was descended from Germans who came to Russia in the 17th century. During the First World War, the family name was changed from Wagenheim (Russian: Вагенгейм) and given a Russian ending. Following his father's wishes, Vaginov studied law. During the Civil War, Vaginov served in the Red Army, both at the Polish front and east of the Urals. He returned to Petrograd and, after being demobilized, continued studies in the arts and humanities. In 1926 he married Alexandra Ivanovna Fedorova. She and Vaginov were both part of a group of writers who gathered about the poet, world traveler and decorated war hero Nikolai Gumilyov, who was shot in 1921, after being wrongly accused of plotting against the government.
Konstantin Vaginov died of tuberculosis in 1934.

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
8 (25%)
4 stars
12 (38%)
3 stars
8 (25%)
2 stars
2 (6%)
1 star
1 (3%)
Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for Kuszma.
2,858 reviews290 followers
May 10, 2023
Hol volt, hol nem volt, volt egyszer egy OBERIU-csoport. Azaz a Reális Művészeti Egyesülés. Olyan fiatal alkotók tobzódtak benne, akik radikálisan meg akarták újítani a művészetet, egyfajta értelmen túli nyelvet igyekeztek meghonosítani - na ja, mindenki mást ért "reális" alatt. Ez eddig rendben van, mondanánk erre, addig örül a gyerek, amíg játszik. Csak hát elég rossz helyszínt és időpontot választottak maguknak a létezéshez: az 1920-as évek végét a Szovjetunióban. Sztálin atyuska ugyanis jobb szerette az ötéves tervekről meg a cementről írott munkákat, a merész formai kísérletektől kackiás bajszát ideges remegés fodrozta. Rendet vágott hát a tökös fiatalok között - a csoport tán legismertebb tagját, Harmszt például 1941-ben letartóztatták és meggyilkolták. Vaginovnak, e kötet írójának sikerült e sorsot elkerülnie: volt szerencséje 1934-ben, bénítóan fiatalon tuberkolózisban elhunyni. Az OBERIU pedig eltűnt, felszívodott a semmiben. Munkáik, gondolataik szépen el lettek temetve, az 1970-es évekig szó se eshetett róluk. Felmérni is nehéz, mekkora veszteség ez az orosz kultúrának, mit alkothattak volna a srácok, ha történetesen nem egy ordas rohadék akkoriban az ország teljhatalmú ura.

Ez a három kisregény ízelítőt ad abból, merre is toszogatta volna például Vaginov az orosz irodalom szekerét. Voltaképpen marha szép ív rajzolódik ki a szövegekből*:
1.) Kecskeének
Vaginov erényei már itt is világosan kirajzolódnak. A klasszikus orosz szöveghagyományból indul ki, de bátran szedi szét azt építőkockáira. Töredezett történetmesélés, előkészítetlennek tűnő események, az egész szöveg lebegő, nehezen megfogható. Nem cselekménye, hanem hangulata van, bóklásznak a szereplők a fiatal bolsevista államban, igyekeznek megkapaszkodni valamiben, de az folyton kicsusszan a kezük közül. Szétesik körülöttük a világ, miközben az egészet belengi egy lágy nosztalgia az idő iránt, amikor még volt helyük a létezésben.
2.) Harpagoniáda
A szétesés itt is meghatározó állapot. De a nosztalgiának már nincs nyoma. Magukra maradt emberek vannak, akiknek mintha nem lennének emlékeik a múltról - vagy csak nincs idejük emlékezni. Minden idejüket kitölti, hogy gyűjtögessenek, csencseljenek, vodkát szlopáljanak. Ha a Kecskeének a Pokol első bugyra, ez a második: a létezés, ahol már az elmúltba sem kapaszkodhatunk.
3.) Munkák és napok
Ím, a harmadik bugyor. Mert eddig ha a szereplők sorsa reménytelen is volt, de legalább ott volt a fejük felett az író, aki megírhatta őket. De mi van, ha maga az író is be van zárva saját regényébe, ha ő is ugyanazokat rácsokat rázza, mint a szereplők? Akkor már tényleg nincs remény.

Diktátorok, hagyjátok békén a művészeket. Ne pofázzatok bele abba, amihez nem értetek. Igazából az lenne a legjobb, ha elhúznátok a vérbe.

* Jegyezzük fel: kronológiailag a Harpagoniáda az életmű utolsó szelete, ám a kötet szerkesztői a középső helyre pozícionálták. Hogy az ív miatt, vagy más okból, azt nem tudom.
Profile Image for Il Pech.
356 reviews23 followers
November 25, 2024
Bisogna tener presente che siamo in Russia nel 1935, Stalin sta consolidando il proprio potere, il futurismo e il suprematismo sono finiti, Majakovskij è morto, il gruppo OBERIU fondato da Charms è l'ultima fiaccola delle avanguardie russe, quando Vaginov scrive questo romanzo in cui gli uomini "superflui" comprano e vendono cianfrusaglie o collezionano sogni e canzoni per tenersi a galla in un mondo in cui non riescono a capire quale sia il loro posto. La scrittura è semplice, la trama striminzita, ci sono diverse riflessioni azzeccate ma quello che più stupisce di questo libretto è l'atmosfera che ne permea le pagine. Piu ci si inoltra nella lettura più sembra di scivolare in un mondo onirico, inizialmente leggero e sconclusionato, poi sempre più inquietante. Di certo non ci troviamo davanti ad un capolavoro, ma se hai voglia di approfondire la letteratura russa vale la pena di recuperare quest'opera che si legge in un pomeriggio (e costa anche poco!).
Profile Image for Atreju.
202 reviews15 followers
July 26, 2023
3,5 stars
La prosa di Vaginov non procede per narrazione, ma - più che altro - per associazione (di idee, riflessioni, fatti) e se ne ricava una certa sensazione di frammentarietà confusionaria. Lo scopo è proprio quello di tenere sospeso e spaesato il lettore, che entra nel vortice satirico di grotteschi accumulatori seriali del futile e dell'inutile, di minuzie prive di valore, e di strani (un pizzico inquietanti) venditori di sogni, del tutto fuori posto in un luogo in cui il libero commercio è - già di per se - una bestemmia.
L'esplorazione di questo autore (prematuramente scomparso) prosegue, non vedo l'ora di trovare una copia de "La bambocciata" e/o de "Le opere e i giorni di Svistonov".
Profile Image for Artemisia.
147 reviews
March 26, 2012
Tra tutti i personaggi che affollano questo smilzo libretto, Harpagon è l’unico a non figurare mai. Incontriamo mercanti, collezionisti, zingare, signorine ben educate e altre un po’ meno, ma mai qualcuno che si richiami in maniera diretta alla figura teatrale indicata da Vaginov nel titolo. La trama stessa di questo romanzo così squisitamente pietroburghese (colmo di rimandi a Puškin, Lermontov, Gogol’) è come l’immagine che viene proposta al primo capitolo: un pavimento pieno di crepe in cui dettagli, oggetti e stili letterari scompaiono, per poi mescolarsi non visti, lontani dai nostri occhi.
Vaginov fu il membro più borderline dell’ultimissima avanguardia russa, il gruppo OBERJU. Come scrive Serena Vitale ‘lo stesso nome OBERJU può introdurre alla zona di silenzio, ipotesi e leggende che avvolge la breve storia dell’ultima formazione d’avanguardia russa degli anni Venti, a Leningrado’: parlare di un oberiuta implica quindi un tipo di ricerca basata su memorie private, diari e pochissimi scritti dati alle stampe. Tra questi il manifesto-dichiarazione pubblicato nel 1928 è l’unico documento ufficiale e l’unico nucleo stabile attorno a cui si possa ricostruire una storiografia più o meno fedele di quella che venne conosciuta come Associazione dell’Arte Reale.
Vaginov non frequenta gli studi in cui il gruppo va formandosi, né contribuisce particolarmente alle serate futuriste: lavora ai suoi libri con solerzia, per poi ammalarsi della malattia che lo porterà alla morte a soli 35 anni. Sarà considerato dalla critica un personaggio secondario di OBERJU, una figura marginale, forse la più ordinaria in quella compagine così bizzarra.
Colpisce che in lui l’unico eccesso riguardi il suo interesse quasi infantile per ogni persona. È lontano dagli estremismi (non solo letterari) di un Charms e il suo alogismo non impone immediatamente il contatto diretto con la parola trasformata in oggetto concreto. C’è qualcosa di femminile e aggraziato nel modo in cui l’autore pietroburghese decide non solo di descrivere la morte di Pietroburgo in quanto capitale culturale, ma anche di accompagnare il lettore nello slittamento da una realtà di per sé poco credibile, ad una sognante e fantastica, ma non per questo meno logica e sensata.
La caratteristica per la quale OBERJU viene particolarmente ricordato sarà proprio quella di esser riuscito a catturare lo spirito di una Russia che si avviava verso l’arbitrio staliniano. Arpagoniana infatti riflette e riporta esattamente il momento più sottile del passaggio, lasciando percepire, attraverso i suoi protagonisti, tutta la tensione meditativa dietro l’assurdo. Per questo Lokonov è così libero di aggirarsi per le strade chiedendo di acquistare sogni con naturalezza e spontaneità, perché lui, in qualità di collezionista, sa che l’accumulo di ricordi sarà l’unica forza da opporre al controllo politico. È consapevole del fatto che il suo commercio è fatto di una materia che ‘adesso non ha valore, ma in futuro avrà enorme pregio. [...]commercio in tutto ciò che non ha peso e sembra non avere nessun pregio nella vita di oggi.’.
Il mercante di sogni comprende dunque che tutto sta finendo e forse anche Vaginov aveva presagito, in qualche modo, la fine del gruppo di cui faceva parte: Daniil Charms venne arrestato nel 1941, idem Aleksandr Vvedenskij, e Zabolockij venne rilasciato solo nel 1946. Alla fine del 1935 la stagione culturale futurista poteva dichiararsi ormai conclusa, restava solo da spazzarne via la memoria e non fu poi difficile, considerata la natura così effimera delle pubblicazioni oberiute. Dice Rosanna Giaquinta: ‘gli oberiuti è come se non fossero esistiti affatto. Non ebbero la possibilità di pubblicare, tennero solo pochissime serate e letture pubbliche; scrivevano per sé, per il loro ristretto gruppo di amici, per il cassetto. Sono arrivati troppo tardi’.
E probabilmente Vaginov aveva intuito come OBERJU si sarebbe spento, ma corre in Arpagoniana anche una diversa consapevolezza, una diversa scelta: ‘a che scopo pensare a quello che avremmo potuto essere e a quello che siamo diventati. Siamo diventati quello che potevamo diventare.’ Nella conclusione de L’avaro, Harpagon decide di tenere per sé i suoi soldi lasciando andare Marianne, che eppure ama. Lokonov, invece, preferirà tenere i suoi sogni per lasciar andare la sua vita.
Displaying 1 - 4 of 4 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.