A seguito di meticolose indagini, decine di catanesi, in gran parte giovani o giovanissimi, vengono prima incarcerati, poi mandati al confino alle Tremiti fino allo scoppio della guerra, in due casermoni sull’isola di San Domino. Tornati a Catania, cercheranno di dimenticare e far dimenticare ciò che hanno vissuto. Pochissimi di loro, a distanza di decenni, hanno accettato di raccontarlo. A partire da queste testimonianze e da fonti d’archivio, Goretti e Giartosio ricostruiscono un mondo che sembrava scomparso nel nulla. Gli appuntamenti sulla spiaggia di notte, le sale da ballo per soli uomini, le complicità, le rivalità, i travestimenti, gli espedienti, la paura, l’amore. E poi, dopo l’arresto, gli stratagemmi messi in atto dalle famiglie, le situazioni paradossali della vita al confino, i tentativi quasi sempre vani di rivendicare la propria innocenza e guadagnarsi la libertà. Il tutto nel contesto di un’Italia provinciale, tenera ma più spesso spietata, in cui l’omosessuale è schernito di giorno e cercato di notte da uomini che non si ritengono omosessuali. Prefazione di Vittorio Lingiardi.
Meraviglioso. È un saggio, ma è anche il racconto di un'indagine; è aneddotico, ma scava alla ricerca delle motivazioni. Durante il fascismo non si mandavano al confino solo criminali comuni e avversari politici, ma anche gli omosessuali, solo perché tali. Questa è la storia di 45 di loro. E non ce la dovremmo dimenticare mai.
Un bel saggio moderno che prende spunto dall’arresto e confino di 45 arrusi (anche se a Catania è più comune dire jarrusi), ossia omosessuali, durante il periodo fascista.
- E meno male che c’è ancora chi dice che Mussolini ha fatto anche cose buone. -
Così ho scoperto che nel 1930 si decise di cancellare la norma (presente nella prima bozza redatta del 1927) che puniva i colpevoli di relazioni omosessuali con il carcere, solo perché era inaccettabile ammetterne l’esistenza in Italia.
Era quindi un altro il metodo repressivo verso gli omosessuali: offesa al pudore e giù di lì bastavano per procedere ad una ammonizione e poi al confino. Con tutto il lavoro di schedatura, sorveglianza ed accanimento di un questore più intraprendente, Alfredo Molina nel caso narrato, che nell’interesse della moralità e della razza (?!?) spedì i malcapitati jarrusi catanesi nelle isole Tremiti.
Il libro è ben fatto, ricco di testimonianze (invero a volte un po’ confuse), si legge bene e mi ha anche richiamato alla memoria tanti luoghi di Catania ben familiari.
Il giudizio è dunque decisamente positivo: seguendo le vicende narrate e le testimonianze raccolte ci si trova coinvolti e, purtroppo, non è possibile poter dire che oggi l’omofobia sia solo un argomento di storia passata.
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog, La siepe di more
La città e l’isola è un bellissimo libro su una pagina poco raccontata della nostra storia: la condanna al confino di centinaia di omosessuali durante il fascismo, una violenza a lungo sottaciuta perché – inutile che ve lo dica – la liberazione per chi apparteneva alla comunità LGBTQIA+ è ancora in corso e nell’immediato dopoguerra non era proprio la priorità di questo Paese.
La strategia utilizzata per togliere di mezzo persone che si ritenevano un’offesa all’ideale machista fascista fu quella di renderle invisibili, a partire dall’eliminazione della legge che criminalizzava l’omosessualità: nell’Italia tutta Dio, Patria e Famiglia non potevano esistere maschi contaminati dalla femminilità. La città e l’isola è molto preciso nel delineare il collegamento tra omofobia e misoginia e quanto le vite di alcuni omosessuali mettessero in crisi il dualismo maschio-attivo/femmina-passivo.
Infatti, siamo ancora in un mondo dove la contrapposizione non è tanto tra eterosessualità e omosessualità, ma tra attivi e passivi: pensate allo sgomento di fronte a un maschio che è anche passivo. Inaudito! Così inaudito che è una stranezza anche per molti omosessuali, perché anche loro sono nati e cresciuti in un mondo di rigide distinzioni (tanto che trovano un’assurdità le conquiste dei movimenti LGBTQIA+).
La città e l’isola si concentra soprattutto sugli avvenimenti nella città di Catania, sui quali, grazie all’infelice solerzia del questore Alfonso Molina, abbiamo molte informazioni, che permettono sia di conoscere le storie dei confinati, sia di ricostruire la loro vita nella città siciliana. Spero che lo leggerete in tantu perché oggi più che mai è necessario tenere viva la memoria di tutti i crimini del fascismo.
Oltre ad avere il merito di trattare un argomento ben poco noto della nostra storia, quest'opera ha il merito di farlo in un modo nuovo: appassionato e appassionante, anche se sempre esatto ed equilibrato, senza retorica, con acume da vero storico. Più che un saggio, è un'opera godibilissima, soprattutto grazie al continuo attingere alle storie personali e alle memorie dirette dei testimoni. Il fatto stesso che l'autore parli in prima persona dà un accento giornalistico o addirittura narrativo all'indagine storica. Consigliato a tutti non solo per il contenuto illuminante ma anche per lo stile esemplare, che dovrebbe avere ogni opera divulgativa.
Bien documentado (documentos oficiales y entrevistas personales), bien argumentado, bien escrito. Un ejemplo de que el rigor no está reñido con la amenidad y de que un texto serio puede ser legible. Lejos de las sesudas y en ocasiones más que vacías argumentaciones de la historiografía gay norteamericana o francesa, Goretti y Giartosio ofrecen un panorama interesantísimo sobre la persecución fascista de la homosexualidad en los años 30 y sobre el calvario que pasaron algunos homosexuales, confinados en islas remotas como el archipiélago de las Tremiti o Lampedusa, hoy centros turísticos pero antes colonias penales para deportados antifascistas u homosexuales.
Goretti and Giartosio combine a ground-breaking topic on which little information exists and what appears to be an extended amount of personal research with a dull, plodding, repetitive, deeply irritating writing style that rendered the book close to unreadable. Given how important this book might have been, and how quickly one might have expected an English-language publisher to snap it up, this rather pitiful effort is a total shame.
Ecco il secondo titolo che ho scelto per celebrare questo pride month 2023. Credo che citarne il sottotitolo faccia comprendere ogni motivo esplicito o sottinteso che mi abbia portato a questa decisione: “Omosessuali al confino nell’Italia fascista”...
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