“Scriverò un romanzo su un rapinatore di banche studioso di Joyce. Scriverò pure, in forma parallela, un romanzo erotico. Devo vincere un premio!”
In una Barcellona popolare e labirintica si consuma la storia d'amore, passionale e non convenzionale, tra il catalano Angel Ros, che adora in parti uguali James Joyce e Jim Morrison, e che ambisce a scrivere un romanzo con un protagonista che dovrebbe essere suo alter ego, Dedalus (nome molto joyceano), e la bellissima criminale sudamericana Ana Rios Ricardi, che vive di espedienti e che inizia il suo amante a rapinare banche, negozi e uffici, ad uccidere e a praticare svariate forme di violenza, anche gratuita, fino all'inevitabile fine, che sembra diffondersi nell'aria sulle note della famosa canzone dei Doors.
Questo esordio in prosa di Roberto Bolaño venne scritto con l'amico Antoni Garcia Porta e datato 1984. Sul metodo di scrittura a quattro mani, Bolaño stesso ebbe a puntualizzare: “Lui ha fatto una prima stesura e io l'ho finito. Ci siamo divertiti molto a scriverlo, soprattutto io. Era un periodo in cui lavoravo in un negozio e di notte dormivo lì dentro, non avevo un televisore, non avevo una radio, non avevo niente, e mi mettevo a scrivere. È stato molto divertente”. Secondo la testimonianza di Porta, una precedente versione era in realtà già stata abbozzata dai due aspiranti scrittori nel 1979, e provvisoriamente intitolata “Fiori per Morrison”. Questa prima stesura venne riveduta, con lo scopo di “approfondire la vena joyceana del personaggio centrale; in modo modesto e sul poliziesco, fare con Joyce - o con l'Ulisse di J.J. - quello che lui ha fatto con Omero e l'Odissea. Certo! La differenza è grande! Ma può rivelarsi molto interessante, una specie di dripping pollockiano, la traslazione di simboli e ossessioni joyceane in un romanzo rapido, violento, breve”. Il risultato fu un romanzo di 24 brevi capitoli, 24 come le ore di un giorno qualunque, 24 come le ore in cui si svolge proprio l'Ulisse di Joyce. Il titolo definitivo fu ideato come variante del titolo di una poesia di Mario Santiago, “Consigli di un discepolo di Marx a un fanatico di Heidegger”. Al breve romanzo segue un racconto, “Diario da bar”, anch'esso scritto a quattro mani, che ricalca le atmosfere desolate e le esistenze disperate del testo precedente.
Già in questa opera giovanile, che mescola i generi e fonde gli elementi del pulp, del poliziesco e dell'hard boiled, ci sono molti dei temi che poi saranno sviluppati dallo scrittore cileno nei suoi lavori successivi: la vita precaria, la solitudine esistenziale, le storie al limite degli emarginati, l'esilio, la mancanza di un proprio posto nel mondo e il vagabondaggio senza tregua, l'amore non convenzionale, il sesso, le fantasie erotiche e la sessualità variegata e occasionale, le ambizioni e le frustrazioni degli aspiranti scrittori, la passione per la letteratura (qui soprattutto per Joyce), per il cinema e per la musica (qui soprattutto per Jim Morrison), l'alternanza tra razionalità ed irrazionalità nell'uomo, che passa dalle riflessioni colte alle azioni sconsiderate, l'elemento di indagine e di mistero nelle vite degli esseri umani, la trama un po' gialla e un po' noir.
Ma soprattutto, si potrebbe dire che in questa storia sono già centrali la gratuità del male e la banalizzazione della violenza, come anche il tentativo di mitificazione del volgare e del quotidiano (tentativo dichiaratamente mutuato dall'Ulisse di Joyce), tutte concezioni molto care a Bolaño, onnipresenti nella sua opera.
I vari piani narrativi si sovrappongono come in un gioco di specchi, che riflettono all'infinito i personaggi di Dedalus, di Angel e di Bolaño stesso, che sono tre immagini di un'unica personalità. La narrazione è poi molto visiva, oserei dire cinematografica, con delle ambientazioni e delle descrizioni che possono far pensare a un film codiretto da Tarantino e Almodovar.
Un Bolaño in fase embrionale, divertente e divertito, già sperimentale, certamente ancora immaturo nella scrittura: ma questo romanzo si lascia leggere, è rapido e piacevole ed è un curioso esperimento di cui lo scrittore cileno farà tesoro nelle opere del decennio successivo. Non fondamentale per capirlo, dunque consigliato principalmente ai completisti.