Chi mi conosce sa che nutro un amore spropositato (ma totalmente giustificato) per la scrittura di Elisa Cavalli. Ogni volta che apro un suo libro, mi ritrovo catapultata in un regno magico – come Thalea o Al di Qua delle Stelle – dove ho l’impressione di vedere tutto a colori pastello e sentire il suono del flauto traverso che mi accompagna per i luoghi incantati che descrive. (Almeno in un primo momento, prima di far scorrere sangue e tragedie per le vie di tali regni.) L’autrice riesce a dare l’idea di una realtà magari non perfetta ma alla quale i protagonisti sono abituati, presentandocela poco a poco con poche descrizioni esplicite e tanti fatti.
E per me non c’è vittoria più grande se non quella di tuffarmi in un mondo sconosciuto, ma sentendomi come se vi avessi vissuto finora.
Questa sensazione l’ho percepita anche con Lunaris, anche se l’approccio narrativo è stato totalmente diverso. Il sipario si apre con scene normalissime della vita in quel regno magico: a pochi minuti dalla fine delle lezioni in Accademia. Lara e Felix sono due incantatori, i più bravi e promettenti, e sono anche compagni. No, non compagni di lezioni. Sono compagni di combattimento, di avventura. Perché il motto a Lunaris è quello che solo in coppia si raggiunge la perfezione.
Lunaris, però, è minacciata dagli Ater. Questi non solo avvolgono la barriera protettiva che ricopre il regno, oscurando la Luna, dalla quale i Lunariesi ricaricano le energie; ma si infiltrano nelle vie del regno tramite fratture, creando scompiglio e morte.
In seguito a un forte boato e a una luce intensa, il popolo si rende conto che una nuova frattura è stata aperta. Questa volta non nella barriera protettiva, ma al confine con un altro regno, Solaris. Questo è un mondo identico in tutto e per tutto a Lunaris, ma opposto, speculare, ed è popolato da umani.
Lara e Felix sono mandati in missione a trovare chiunque abbia aperto la frattura, riportarlo a Lunaris e sigillare quel contatto con un altro mondo che sta indebolendo sempre di più Lunaris, lasciando il popolo privo dei mezzi per difendersi dagli Ater. Semplice, no?
Per i due incantatori inizia quindi un viaggio che li porterà nel mondo umano, dove si svolgerà la maggior parte dell’azione.
Ecco, quindi, una prima differenza rispetto agli altri libri dell’autrice. In genere, il mondo umano è quasi sempre inesistente o solo di passaggio, mentre in Lunaris è l’ambientazione principale.
Come già detto, Solaris è l’opposto di Lunaris, ciò comporta che ogni abitante del mondo magico abbia un corrispettivo “Geminus” nel mondo umano, ma che sarà l’opposto anche in quanto a carattere, desideri e paure.
Ho avuto modo di affezionarmi a Lara incantatrice perché si presenta come una persona introversa e apatica nonostante la sua capacità a leggere le emozioni altrui. Una persona che, in fin dei conti, sa e sente di essere sola.
Ma mi sono anche affezionata a Lara umana, estroversa e solare, empatica e accattivante.
Ed è affascinante vedere come Lara incantatrice veda in Lara umana non il suo opposto, ma tutto ciò che non è, ma che potrebbe essere. In qualche modo, è la presenza della sua parte mancante che la fa sentire completa.
Per me, questo tipo di amor proprio ritrovato vale molto più di qualsiasi amore esterno.
E a proposito di amore, parliamo di Marcus. Un ragazzo che salta da un letto a un altro come una pulce, senza mai fermarsi e senza mai guardare indietro... o almeno questa è la sua reputazione. Eppure, Marcus porta una maschera, una barriera difensiva che funziona molto meglio di quella che protegge Lunaris, ma che solo Lara sembra riuscire a perturbare, creando varchi temporanei che le permettono di vedere fugacemente il vero Marcus.
Ma vi avverto, non è come negli altri libri di Elisa. La tensione esiste tra i personaggi, ma è molto meno “appagata” delle altre serie, rendendolo una specie di slowburn seducente. Sembra essere un gioco a chi cede per primo, anche se per la prima volta non è l’amore a condurre il filo della trama, e di questo se ne accorgono anche i personaggi, dando la priorità a ciò che succede attorno a loro.
Potrei parlare di ogni personaggio a uno a uno, ma penso che non sia utile se non per darvi un’idea di come andranno le vicende (forse spoilerando qualche cosa). Quindi meglio se taccio.
Ancora una volta, Elisa si è superata.
Lunaris ha per certi versi un approccio opposto alle altre serie che ha scritto, il che lo rende una lettura ancora più interessante.
I personaggi sono coerenti, genuini, traumatizzati, spezzati, ma anche forti, coraggiosi e determinati.
Il contesto magico è incantevole: le due fazioni che dividono il regno sono gli incantatori e i guerrieri. Anche qui, la forza sapiente e la forza bruta che si completano. Le vicende sono uno scorrere di eventi con colpi di scena per i quali il lettore è preparato.
Ma ora parlo con il cuore.
Ogni volta che ho aperto Lunaris, mi sono sentita a casa. Ma è stato diverso rispetto alle altre serie. Qui mi sono sentita come se Lara fossi davvero io, senza esserlo davvero. Come se fosse lei il mio Geminus, come se tutte le sue scelte, i suoi pensieri, fossero i miei se io fossi una persona diversa. Questo legame con Lara e con la storia mi ha reso dipendente dalla lettura.
Non riuscivo a separarmene. E ho vissuto ogni istante a Solaris con le stesse incertezze, paure, desideri e gioie di Lara.
Ed è esattamente ciò che provo per questo libro.
A un certo punto, Lara dice “Lunaris era il mio regno, ma per un po’ lo era stato anche Solaris. Per poco, solo qualche giorno, però mi sembrava di aver vissuto più lì che qui”.
No, non ho disturbi della personalità multipla (almeno spero), però se c’è una cosa che letture belle come queste riescono a compiere è farmi immedesimare nei personaggi. E io capisco pienamente ciò che Lara prova nei confronti della propria vita che, per qualche giorno, è stata anche la mia.
Se vi piace il genere, leggete questo libro.