Un racconto incentrato su una figura, Costanza Calenda, della quale non si conosce molto perché i reperti sono andati distrutti o perduti, come la stessa autrice ci dice in coda al libro. Non è un romanzo storico, seppur ricco di fatti ed eventi storicamente attendibili, ma neanche un romanzo rosa o medico/scientifico. Ha di tutto un pò ed è questo il gran peccato: non si addentra troppo (fortunatamente, per mio gusto personale) negli intrighi politici dell’epoca seppur sono presenti diversi e lunghi tentativi di riportare fatti storici, nomi, date, dinastie ecc; non ci mostra il graduale consolidarsi dei sentimenti né lo spirito, il carattere, la maturazione emotiva dei personaggi; non ci racconta le competenze mediche dell’epoca né dal punto di vista delle donne, emarginate dalla professione, né da un lato prettamente scientifico.
Terminandolo, a fatica, mi sono chiesta cosa avessi letto. Un romanzo storico? Un romanzetto rosa? Forse il secondo.
Seppur comprensibili le intenzioni dell’autrice di presentare ai più una figura ingiustamente dimenticata, una donna che cerca di farsi strada nella società ed in una professione riservata agli uomini, ergendola a simbolo di femminismo e modernità, il lettore si vede sballottato tra capitoli che parlano a lungo di fatti storici, altri inutilmente descrittivi di eventi che dovrebbero portare ad una crescita dei protagonisti che poi non avviene, per terminare tutto con un finale banale che fa dimenticare il vero potenziale di questa storia.
Peccato.