Bruno Fosco è tornato vivo dal fronte della Grande Guerra, ma non è più l'uomo di quando è partito. Forse è anche per questo che accetta il ruolo di ispettore ai confini del mondo, ovvero nella stazione di polizia di Afunde, un villaggio nella palude del delta del Po in cui vivono solo donne, perché nessun uomo è sopravvissuto al fronte. Insidie, nebbia e cupe storie circondano il villaggio, mentre i suoi edifici sprofondano ogni giorno di più nel terreno fangoso.
Quando viene trovata morta Angelina, con un misterioso simbolo sul collo, comincia una vera e propria battuta di caccia al suo assassino dentro i labirintici percorsi della palude.
La bellissima e sfuggente Ardea sembra sapere molto di più di quello che si riesce a "leggere" dentro la realtà ingannevole e ancestrale dalla quale il forestiero è stato inghiottito assieme al suo sottoposto Della Santa e al vecchio e burbero anarchico Primo.
Su Fosco e Ardea, e su tutto il paese, incombe l'eredità di violenza che la guerra, come tutte le guerre, ha lasciato dietro di sé.
Matteo Cavezzali prende le mosse, come è sua consuetudine, dalla realtà storica per toccare la pelle viscida di un luogo mitico e infernale dove la ricerca del mostro si trasforma in un intricato racconto di fantasmi attraversato da una sinistra ansia di giustizia.
Uroboro: l'eterno ritorno. Un nuovo inizio dopo la fine di un ciclo. In una terra affascinante e molto suggestiva, sdraiata fra Venezia e l'alta Romagna, l'autore ci racconta di un paese disperso nella nebbia e abitato da donne. Contadine forti e avvezze al lavoro dei campi che hanno assistito alla partenza dei propri uomini per la grande guerra di trincea che ha avuto un prezzo di vite altissimo. Gli uomini non hanno fatto ritorno alle loro case e le donne si sono unite per fronteggiare la durezza della vita agreste in una zona difficile come il Delta del Po. Delitti irrisolti, misticismo e un ispettore di polizia che arriva e inizia un viaggio introspettivo alla ricerca di redenzione. Una storia che cattura l'attenzione e libera la fantasia, un inno alla Natura e alle sue regole inflessibili.
Sono confuso. Non so se il libro mi sia piaciuto o meno. Era partito davvero bene e fino a poco oltre la metà mi stava piacendo sempre di più, poi qualcosa si è perso per strada..il ritmo è rallentato ma gli episodi si sono allargati (temporalmente), stonando un po' con la prima parte e confondendomi. I personaggi non sono costanti e per qualcuno DEVE essere così, per altri no, questo è il caso di Fosco, che muta il suo atteggiamento troppo in fretta (poco realisticamente, forse). Il testo ti lascia troppe domande e pochissime spiegazioni, sicuramente volute, ma che donano al lettore un sapore amaro e poco piacevole. Perché la scelta dell'uroboro come simbolo della setta femminile? Perché citare Aradia? Chi è l'uomo che getta pietre nel buco palustre? Forse convinto così di poter donare un terreno più stabile ai posteri. Boh.. Sa tanto di Twin Peaks. Chissà. La lettura, comunque, è scorrevole e piacevole. Non mi sento di dare una insufficienza al libro, ma neanche un votone. Penso che 3 stelle siano giuste. Ho avuto il piacere di assistere alla presentazione del libro da parte dell'autore durante la fiera di Argenta di quest'anno, quasi per casi, e mi aveva colpito molto il suo pensiero, le sue parole e le sue visioni su questo libro, in realtà non le ho trovate tutte. Forse una maggiore concentrazione sul richiamo ancestrale della comunità e maggiori rimandi al mondo etrusco (se è etrusco il richiamo religioso che permea le tradizioni di queste donne di Afunde) avrebbero aiutato il lettore a sentirsi meno spaesato e a dare un maggior senso al finale. Ma forse non era nelle sue intenzioni. Ci sta. Provate a leggerlo, immagino che i commenti e le opinioni possano essere davvero divergenti.
Ps: non mi aspettavo la morte di Fosco.. Ps2: Ardea ha i capelli rossi o è mora? Non ho capito..a pagina 16 è di un "rosso acceso", poi a pagina 64 viene descritta con "lunghi capelli neri" raccolti in due trecce. Svista dell'autore o voluto?
This entire review has been hidden because of spoilers.
4+! Matteo ha fatto il salto e ha scritto il suo primo romanzo. Lo stile è il suo, un sapiente mix di linguaggio secco, diretto e descrizioni e emozioni viscerali. Il libro mi è piaciuto molto e non posso fare a meno di pensare che la palude fosse il riflesso dell’esistenza del povero Fosco, giunto davvero alla resa dei conti. Alla fine, un romanzo introspettivo, e paradossalmente il diluvio ha fatto emergere la verità invece di farla affondare per sempre. In qualche passaggio, la dannazione di Fosco mi ha ricordato quella di Jean-Baptiste Adamsberg. Una storia forte, un potere forte, quello delle Donne.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Bella l'ambientazione ma la storia non mi ha entusiasmato. Non ho empatizzato con i personaggi, sono rimasta un po' delusa, sinceramente mi sono annoiata. Purtroppo avevo alte aspettative.