Tre cugini che negli anni si sono visti poco e niente si ritrovano a passare un'estate nella casa della nonna, una vecchia villa di campagna. Ognuno di loro, in realtà, cela un segreto per la propria permanenza nella vecchia villa, così come la nonna, 90 anni da poco compiuti, non solo non è fuori di testa come lascia credere (forse), ma ha tenuto nascosta per tutta la vita una storia d'amore vissuta a cavallo della Seconda guerra mondiale che ora la ossessiona. Una commedia famigliare ironica e struggente, in cui due generazioni. In apparenza lontanissime vengono messe a confronto, su un tema che riguarda tutti noi: quanto bene e quanto a lungo sappiamo mantenere un segreto, e qual è il prezzo che siamo disposti a pagare per difenderlo?
"Non muoiono mai" è un libro di una dolcezza inimmaginabile. Misurato nella scrittura e nei sentimenti che è in grado di produrre nella testa. Si ride amaro, poi di gusto, si piange, si riflette.
Tre cugini si ritrovano in un'estate insolita a Palma Campania nella villa della nonna, depositaria di ricordi e di verità nascoste. Il romanzo è a quattro voci (più una) e Francesco Spiedo è riuscito a tenermi nella pagina, senza mai mostrarsi dietro i suoi personaggi.
L'ho letto sempre con il desiderio di arrivare in fondo: per me, non c'è segnale migliore quando ho un buon libro tra le mani.
Il racconto di un'estate in cui il tempo è fermo e poi tutto a un tratto si muove frenetico, tra una contemporanea campagna intrappolata nel passato e una Napoli sdentata sotto le bombe. È anche il racconto di una distanza generazionale grande come (quasi) tutta la vita. Mi ha strappato più di un sorriso, e qualche lacrima sul finale. Lo consiglio ⭐️⭐️⭐️⭐️
Margherita, Enrico e Pasquale si ritrovano nella casa della nonna a Palma Campania; nel momento in cui la nonna invia a vagheggiare preda dalla demenza senile e ad una forma incipiente di Alzahimer, i tre decidono di prendere questi vagheggi come parole di Oracolo da assecondare. Non muoiono mai è un romanzo corale: le voci dei tre cugini, ed una quarta voce, quella della nonna da giovane, che ci riporta indietro alla fine della Seconda Guerra mondiale, quando gli americani arrivano e pongono fine al conflitto. “Non muoiono mai”, ma chi o cosa non muore mai? Il titolo già è una contrapposizione a se stesso. Iniziando a leggere il romanzo la risposta a questa domanda ci viene già data da Enrico, primo dei tre cugini di cui facciamo conoscenza: i vecchi. Ma questa risposta sembra un pò troppo semplice ed evidente; infatti andando avanti con la lettura ci renderemo conto che non solo gli anziani di Palma Campania non hanno alcuna intenzione di lasciare questa terra: i ricordi, i dissapori e le radici, questi anche non muoiono mai. Enrico è insofferente, amareggiato, disgustato e qualsiasi altro attributo si possa associare a questi già citati. Enrico ha perso tutto, ed in un impeto di vitalità acida ha deciso di rintanarsi in casa della nonna per poter lavorare in pace, aspettando la dipartita di questa per poter ereditare la casa ed i terreni e dare inizio alla sua vita da eremita. Questo piano viene completamente scombussolato dall’arrivo dei cugini Margherita e Pasquale; senza le stesse mire di Enrico, o perlomeno così dichiarano. Margherita torna da un decennio passato in Francia, scappata di casa appena ne ha avuto la possibilità. Margherita, ora Margot, cerca di rinnegare le sue radici, casa sua, le sue origini, la sua famiglia. Cerca di rinnegare Napoli, luogo di tradizioni secolari e familiari, per rifugiarsi a Parigi, città mutevole, in continuo cambiamento, fluida. Margherita non vuole essere Margherita, vuole essere Margot: il suo alter ego perfetto, la ragazza italiana emigrata in Francia che si è costruita la sua vita da sola, ma Margherita dimentica un concetto fondamentale: un palazzo non regge se gli si levano le fondamenta. Margherita vuole rinnegare se stessa, il suo aspetto che è frutto dell’unione del padre e della madre, persone che cerca di dimenticare, la sua vita prima di Parigi, senza però essere consapevole del fatto che questa impalcatura che cerca di costruire crollerà e nel momento del crollo tornerà a casa, a Palma Campania per ricordarsi chi è. Pasquale, a differenza di Margherita, non rinnega niente e nessuno perché non ha niente e nessuno da rinnegare. Pasquale non sa chi è. Pasquale è un ragazzo a metà strada dei suoi vent’anni, neolaureato che non sa chi è e chi vuole diventare; le sue radici sono ben salde, ma il tronco non riesce a svilupparsi, le gemme delle foglie non si schiudono, l’albero non prende vigore. Rimane un arboscello, investito in continuazione dalle forze esterne, cerca di rimanere saldo e resistere. Innamorato perso di Margherita, affascinato da Margot, sa benissimo che questo amore deve essere chiuso a chiave in un cassetto, e la chiave va buttata. Eppure come può sradicare una delle radici che lo mantengono saldo al suolo? L’amore per Margherita è uno dei capi saldi della vita di Pasquale, lo accompagna fin da quando ne ha memoria, è un tassello della sua identità.
La capacità dell’autore di distinguere i personaggi è magistrale. Riconosciamo esattamente chi sta parlando ancor prima che questo si identifichi in qualche modo, ed il registro di ogni personaggio rispecchia perfettamente la sua caratterizzazione. La nonna parla napoletano puro. Senza edulcorazioni, ammorbidimenti. La nonna è napoletana e parla napoletano; delle tradizioni, della storia della guerra attraverso una lente del sud Italia, che spesso viene dimenticata. Enrico non parla napoletano, se non per insultare Pasquale, fa un uso violento di questa lingua che usa solo per disprezzare i suoi legami familiari. Pasquale parla italiano, lui è quello istruito, ma in certi momenti anche il napoletano esce fuori. Pasquale parla per metafore con la natura, cerca di spiegare il suo mondo agli altri, Enrico in particolare, che lo prende per pazzo. Margherita non parla napoletano. È parte della sua censura. Dove Pasquale ed Enrico inseriscono espressioni napoletane, Margherita inserisce espressioni in francese per ricordarsi che lei è Margot. Anche il linguaggio che i personaggi utilizzano ci aiuta a capire come si identificano, come si rapportano fra di loro.
...in quell'estate che ha la stessa malinconia di un autunno partito male. Ecco: in Francesco Spiedo, sotto la scrittura attenta e la ricerca di strutture narrative ben architettate e complesse, sotto una lingua moderna e mimetica, sotto una battuta, spinge prepotente il sentimento della maliconia. Quattro voci e quattro dolori rassegnati e soffusi. È questo il tratto più importante, a mio parere, quello che mi lascerà una traccia dell'autore, come una sua firma. Francesco è quello che ti sembra scanzonato, o un poco cinico come Enrico, ma che ti ricordi per il racconto di un passerotto che esala l'ultimo respiro mentre Pasquale, teneramente, tenta di proteggerlo dalla morte. Francesco è quello che sa inserire tra righe leggere, la storia dura di Margherita. Francesco è tutti i nipoti che hanno paura di perdere la memoria quando i nonni se ne andranno, di non essere "nipoti di", di non essere più nessuno.
P.S. Io sono di San SeBBastiano, una di quelle a cui il Vesuvio non fa paura, perché siamo più abituati dei napoletani all'idea di squagliarci vivi, come le case, le strade e pure le chiese. Grazie di averci raccontato la tua storia, nonna Nanninella.
A Palma Campania, periferica provincia di Napoli, tre cugini si ritrovano per passare l’estate nella tenuta dell’anziana nonna. È questa la premessa di Non muoiono mai, un romanzo dall’anima comica e malinconica, un romanzo sulla famiglia, sui segreti e su quei fili invisibili che possono legare le persone per sempre. Il libro che ha scritto Francesco Spiedo va letto tutto d’un fiato, seguendo le avventure di Enrico, Margherita – Margot – e Pasquale, i tre cugini, della nonna e della badante Ljudmila.
Non muoiono mai è un romanzo veramente polifonico, in cui le voci dei cugini si alternano, in un saliscendi di registri, toni e stili, intermezzato da capitoli-confessione che raccontano una vicenda ambientata nella Napoli della guerra, che tanto mi hanno ricordato La pelle di Curzio Malaparte.
Enrico, il più adulto dei tre ragazzi, di lavoro fa il moderatore dei contenuti su un social network, e tutto l’odio che ogni giorno è costretto a digerire sembra aver intaccato la sua anima. Margherita – la vedi proprio, col caschetto biondo e il portamento fine – è tornata dalla Francia, dove vive da anni con un uomo più grande di lei. Da quando è a Parigi è diventata Margot, la sua lingua è impastata di francesismi. E poi c’è Pasquale, il più giovane, fresco di laurea in Agraria, che vorrebbe prendersi cura del giardino della nonna, o almeno così racconta.
Ecco, appunto, cosa porta tre ragazzi tra i venti e i trent’anni a trasferirsi a casa della nonna, in un paesello sperduto e per di più nel pieno dell’estate? Non muoiono mai è un contenitore di segreti, e dietro le personalissime motivazioni di ciascuno se ne cela uno. È un lento svelamento, questo libro, ritmato dallo sciogliersi di quella reticenza che protegge i segreti tra sconosciuti o tra persone che hanno smesso di conoscersi.
Il grimaldello della storia è un gioco assurdo, che Pasquale e Margherita tessono ai danni di Enrico, fingendo di credere alle apparentemente folli affermazioni della nonna, come se fosse una Sibilla capace di predire il futuro. È da qui che parte un sentiero che ci porterà verso il segreto ultimo, e tutto questo parlare di segreti mi ha fatto pensare anche alla Teoria della prosa di Ricardo Piglia.
Nel 1995 Piglia, critico e scrittore argentino, tenne all’università di Buenos Aires delle lezioni sulle opere dell’urugayo Juan Carlos Onetti, una delle grandi penne della letteratura sudamericana del Novecento. A febbraio del 2022 Wojtek ha pubblicato queste lezioni, lunghe dissertazioni sui racconti di Onetti, e, come proprio Spiedo sintetizza nella sua recensione per Minima&Moralia, ciò che ne è venuto fuori è «un’immersione nel laboratorio centrale»: una «teoria pratica della prosa», occasione per meditare a lungo i testi, le loro qualità, ciò che li rende quello che sono.
Alla fine della recensione Spiedo scrive che «seguendo i ragionamenti di Piglia si è obbligati a riflettere, a riportare i ragionamenti alle proprie opere se si è scrittori oppure ad adattarli ai libri sul comodino se si è lettori». Ora, questo è sicuramente vero, Teoria della prosa è un prezioso contenitore di strumenti critici per decifrare un testo, che sia nostro o di altri. E, curiosamente, uno dei temi centrali delle lezioni di Piglia è proprio il segreto. Immagino che, mentre scriveva le parole che ho appena citato, Non muoiono mai esistesse già se non nella forma che conosciamo, quasi – sarebbe interessante chiederlo all’autore. Eppure Teoria della prosa è davvero uno specchio in cui riflettere le vicende della nonna, di Enrico, Margherita e Pasquale per apprezzarle ancora di più.
Nella quinta lezione Piglia dice che «un segreto è una storia che non finisce mai», ed è proprio così: in fondo i segreti, e tutto quello che si portano dietro, non muoiono mai.
“Chi di intelligenza ne tiene qualche grammo in più, invece, intuisce che la vita è bella proprio perché non tiene senso. E’ bellissima proprio perché non tiene scopo” 🍂
Buongiorno Amici lettori🍁 questa è la saga familiare che piace a me.
Siamo a Palma Campania, in una vecchia casa di famiglia dove vive la nonna novantenne, più lucida che mai, assieme alla sua badante moldava, si riuniscono tre cugini, un tempo legati tra loro. Enrico, Margot e Pasquale, ognuno con caratteri diversi, solidificati negli anni in cui si sono smarriti e ognuno con storie e segreti che custodiscono. Una volta erano legati e inseparabili, chissà se la nonna potrà ricucire questo rapporto.
L’ autore Francesco Spiedo ha deciso di raccontare questa storia con le voci dei quattro personaggi cosi da capire ogni punto di vista, rendendo la narrazione più intensa e reale.
Sarebbero 3 stelle e mezzo in verità. Perché è un bel romanzo familiare con molti rimandi alla tradizione della commedia napoletana. Dentro c'è il confronto generazionale tra 3 generazioni : i millennial persi nella loro incapacità di comunicare; I loro genitori, grandi assenti nel romanzo, e i nonni che ancora conservano la capacità del racconto. Ed è questo quello che mi è piaciuto di più: una riflessione interessante sulla memoria e sul racconto, sulla capacità di conservare il ricordo e la storia, che inesorabilmente si sta perdendo. Avrei apprezzato maggiormente un approccio meno "teatrale" nella struttura e un po' più di spinta stilistica, ma in questo caso sono tutto sommato dettagli.
Un romanzo familiare i cui protagonisti (3 cugini) ricongiungono le loro vite per un'estate a distanza di anni, in cui si sono visti pochissimo, a casa della nonna. Ognuno di loro nasconde un segreto, nonna compresa, che gli permetterà di tornare uniti come nella loro più spensierata infanzia.
Questa storia fa capire quanto la famiglia possa essere importante e abbia un ruolo nel riportarci alla realtà in certe situazioni. Non è sempre così scontato...
Storia ben costruita con personaggi ben caratterizzati. Forse avevo troppe aspettative e per questo sono rimasta un po’ delusa da una trama, per me, prevedibile. L’aspetto che mi è piaciuto di più è sicuramente la caratterizzazione dei nipoti che risultano sempre “umani”, non perfetti e decisamente credibili.
Francesco Spiedo scrive un romanzo familiare originale, avvincente, a tratti comico; una storia che ruota attorno a quattro personaggi ben caratterizzati e che risulta piacevole e sorprendente grazie a una scrittura dialettale mai ostentata e sempre coerente alle vicende.
Presi in mano questo libro in tutta fretta, nell’ultimo giorno di mare dell’estate, in una libreria indipendente a 100 metri dalla spiaggia. Ho letto un paio di righe della trama, ho visto l’età dell’autore e l’ho acquistato senza farmi troppe domande. Volevo un libro per il volo, qualcosa di leggero. Beh, mi sbagliavo di grosso. “Almeno non è una storia d’amore” e anche qui, non ci avevo capito niente. Esistono poi, storie che non parlano d’amore? Beh questa è molto di più, e ha la dote rara di farti immedesimare facilmente in chiunque dei personaggi. Bravo Francesco.