Il titolo caramelloso, il gatto nero coi biscotti in copertina, la presenza di due ragazzini nella trama descritta e lo stile semplice ci fanno immediatamente catalogare questo romanzo di Helga Schneider come un “romanzo per ragazzi”.
Ma io non credo che questa sia la sua definizione più appropriata, perché sono certa che se un ragazzino lo leggesse, al di là del tema importante e necessario, si impressionerebbe. Perché “Stelle di cannella” è un libro di un’inquietudine e di una cupezza infinite, una macchia nera che ti resta addosso, lei e tutte le sensazioni negative che porta con sé. E ti fa effetto, eccome se ti fa più effetto. Un po’ come, restando sullo stesso tema, un film come “Arrivederci ragazzi” di Louis Malle (una meraviglia!) o “Il bambino col pigiama a righe” (chi se lo scorda?) magari ti straziano più di un documentario che mostra uno scheletro sopravvissuto da un campo di concentramento. E’ l’effetto di realismo, la quotidianità protagonista che si tinge di nero, la semplicità guastata dal male.
Helga Schneider ci apre il sipario proprio sulla vita quotidiana di un paesino tedesco degli anni 1930, che, con l’avvento di Hitler, si trasforma. I cittadini cristiani, che fino al giorno prima convivevano pacificamente coi loro vicini e amici ebrei, cominciano a guardarli con indifferenza, poi con sospetto, e infine con sdegno e ostilità. E i nostri protagonisti, i Korsakov, famiglia umile e di semplici valori, si trova improvvisamente avvolta da questa spirale di odio e di cattiveria. L’egoismo, la superbia, i dispetti, le violenze, le retate, e soprattutto la paura, perenne, costante, sono i sentimenti neri e terribili che si avvertono fra le pagine, fino alla fine, con fatti che hanno dell’incredibile ma che sicuramente sono successi (se non uguali simili), a dimostrazione della follia umana, generata da un’ondata di sciocco fanatismo…la quale non ha risparmiato nessuno, proprio nessuno, nemmeno i bambini. L’idea che emerge è infatti che tutti, tutti i personaggi, ne sono vittime, consapevoli o no. Bellissimo il personaggio di Lene, divisa tra la paura di un’ombra pronta a schiacciarla, se non abbassa la testa, e l’affetto per il patrigno e il fratellastro, ebrei. Quanto deve essere stato difficile per tutti, anche per chi non voleva essere indifferente!
Quanto al gatto in copertina, no, è meglio che non ci ripenso.
Romanzo per ragazzi? Sì, per ragazzi forti e intelligenti.