E' molto facile per me dire quale sia stata la iù grande lettura del 2019 (anche del 2019 se è per quello, ma sarebbe divagare): Patria di Fernando Aramburu mi aveva folgorato a tal punto che ero certo (e lo sono tuttora) che qualsiasi libro del grande autore basco avessi incontrato sarei stato costretto a farlo mio.
E così è stato con questo "dopo le fiamme", anche se sapevo che il tema ricalcava quello di "Patria" ed anche se quello della raccolta di racconti non è certo il mio genere preferito.
Il libro rischiava di essere noioso perchè pur arrivando dopo "patria" restava dentro di esso. Stessa l'ambientazione (i Paesi Baschi in preda al terrorismo separatista), stesso l' odio drompente che dilaga in tutte le pagine. In realtà non è stato così: perchè la trama appena delineata tipica dei racconti rispetto ai romanzi lascia spazio ad una atmosfera più introspettiva, alla riflessione, il tutto supportato da una scrittura che, manco a dirlo, è tecnicamente perfetta.
Rispetto al grande romanzo vincitore dello Strega Europa, occupa meno spazio il susseguirsi degli eventi, in alcuni casi è anche dipinta a tinte meno forti la carica drammatica deiparenti delle vittime. "Dopo le fiamme" è una sequenza di immagini che invita a riflettere. Non è cronaca, quì siamo già cronologicamente più avanti rispetto alla morte (dopo le fiamme, appunto): Aramburu riflette a fondo sulle ferite che un attentato terroristico lascia su chi resta. La disperazione della vita distrutta anche dei parenti delle vittime, certo, ma c'è altro. Come e più di questo.
Perchè da questi racconti emerge che anche gli attentatori ed i loro cari perdono tutto. Anche loro sono vittime. Dal giorno della morte in poi ogni incontro, ogni incrocio di sguardi, ogni parola diventa una accusa. Non è più possobile vivere insieme, ogni comunità anche la più piccola si spacca tra i noi ed i loro; vivere diventa impossibile con il peso dell'odio e della morte sulla coscienza. Qualunque relazione sentimentale, di amicizia ,anche solo di rispetto reciproco si rompe. Non meraviglia che gli assassini dell' ETA ed iloro familiari anche dopo gli attentati odiano e fanno pressione sui parenti delle vittime perchè se ne vadano. La loro stessa presenza è un atto d'accusa, il ricordo dell'amicizia di un tempo una ferita ardente ed irreparabile.
E' una storia che come sappiamo è andata a buon fine, anche per il coraggio di politici moderati come Aitor Esteban ed il suo PNV. L'ETA non esiste più. Eppure l'odio continua a divampare, le fratture continuano ad aprirsi, come il caso catalano ci dimostra tutti i giorni. Dobiamo tutti stare attenti perchè non è vero che non ci riguarda: il delirio sovranista, l'odio per gli immigrati, la colpevolizzazione dell' Europa sono micce che attendono di essere accese, micce messe lì da persone abili es enza scrupoli che dalla distruzione delle vite delle pesone traggono beneficio politico.
Fernando Aramburu è scrittore tanto grande che merita di essere affrontato nella sua interezza, pure in Italia del grande autore Basco è uscito pochissimo. Per quello che sarà possibile fare, (ma sembra che non sia difficile farsi arrivare i libri via Amazon), lo leggerò in lingua originale.