Le 24 février 2022, l'opinion mondiale découvre avec stupeur le discours de Vladimir Poutine justifant l'invasion de l'Ukraine, au prétexte de faire cesser un "génocide" exercé par un régime qu'il convient de "dénazifer". Cette extraordinaire falsification de l'histoire s'inscrit dans le droit fil du grand récit national construit au cours des vingt dernières années par Vladimir Poutine et dont l'ONG Mémorial fit les frais en 2021. Ce récit, exaltant la grandeur d'une "Russie éternelle" face à un Occident agressif et décadent, n'admet aucune contestation pour servir les intérêts géopolitiques d'un régime dictatorial et répondre aux attentes d'une société désorientée suite à l'effondrement du système soviétique. Ce Tract éclaire les origines de cette distorsion des faits historiques et la façon dont elle est mise en oeuvre pour légitimer la première guerre du XXIᵉ siècle sur le continent européen.
Nicolas Werth (born 1950) is a French historian, and an internationally known expert on communist studies, particularly the history of the Soviet Union. He is the son of Alexander Werth, a Russian-born British journalist and writer.
He wrote the chapters dedicated to the USSR in The Black Book of Communism. Werth is a research director at the Institut d'histoire du temps présent, affiliate to CNRS. Since the 2000s, all his books are financed by the Hoover Institution. In 2007, he was the historic consultant for the French television documentary film, Staline: le tyran rouge, broadcast on M6.
pag.10 _______________________________ La vulgata sovietica. In Unione Sovietica la storia era l'ambito del pensiero che l'ideologia si preoccupava di manipolare piú ampiamente, perché d'importanza cardinale in un sistema che traeva la propria legittimità niente meno che da presunte «leggi della storia». Era un discorso inscindibile da quello politico, considerato che il luogo eletto per la produzione e il racconto della storia era il Partito. La storia - in particolare quella del periodo sovietico - era «territorio esclusivo» degli storici marxisti e dei politici che elaboravano la linea del Partito: la si trovava riassunta in testi canonici come la famosa ‘Breve storia del Partito comunista bolscevico in Russia’ (1938), compendio della vulgata staliniana, o la ‘Nuova storia del Partito comunista dell'Urss’ (1963), che inglobava nel racconto ufficiale la critica al «culto della personalità di Stalin» pronunciata pochi anni prima da Nikita Chruscev al XX congresso del Partito (febbraio 1956). In questo dispositivo, la Grande rivoluzione socialista d'Ottobre, atto di nascita del regime sovietico, veniva consacrata come una specie di primo Compimento, la cui seconda parte…
pag.67 _______________________________ Nel frattempo diversi ideologi - di cui è difficile misurare la precisa influenza, ma le cui opere riflettono senz'altro il clima attuale - hanno esposto negli «editoriali autorizzati» dell'agenzia di stampa ufficiale del Cremlino, la Ria Novosti, la loro visione dell'Ucraina dopo la vittoria russa. E questa visione del futuro è raggelante. Ci limiteremo qui a citare il lungo commento pubblicato, il 3 aprile scorso, da Timofej Sergejcev, intitolato ‘Che cosa deve fare la Russia con l'Ucraina’. Il testo presenta, nel dettaglio, il vasto piano di «denazificazione, de-ucrainizzazione e de-europeizzazione» che «lo Stato de-nazificante, la Russia» dovrà condurre in Ucraina per almeno trent'anni [64]
Note…64 Ecco qualche brano del lungo testo: «Oggi la questione della denazificazione dell'Ucraina è passata all'atto pratico [...]. La denazificazione è un insieme di misure rivolte alla massa nazificata della popolazione, che tecnicamente non può essere soggetta a punizioni dirette per crimini di guerra. [....] È necessario procedere a una liquidazione totale. [...] Oltre ai vertici, è colpevole anche una parte significativa della massa di persone che sono nazisti passivi, collaboratori del nazismo [...]. Il lasso di tempo per la denazificazione non può in alcun modo essere inferiore a una generazione [...]. La peculiarità dell'Ucraina nazificata di oggi è la sua natura amorfa e ambivalente, che permette di mascherare il nazismo dietro aspirazioni di "indipendenza" e un percorso di "sviluppo europeo" (in realtà, di degrado occidentale, proamericano) [...]. Il nome "Ucraina" non può essere mantenuto come titolo di una formazione statale completamente denazificata sul territorio liberato dal regime nazista [...]. La denazificazione sarà inevitabilmente una de-ucrainizzazione [...]. La denazificazione dell'Ucraina è anche la sua inevitabile de-europeizzazione».
Je dois arrêter de me prendre pour une experte en socio-politique avec une option Histoire de la Russie… c’était un peu trop technique pour moi, mais j’en ai tout de même tiré des infos très intéressantes!
Un ouvrage limpide sur la relecture révionniste et implacable des récits nationaux russe et ukrainien où l'école est ici instrumentalisée pour distiller patiemment l'aliénation de masse.