Mussolini amava le donne. E per questo aveva creato per loro un prototipo ideale a cui dovevano strettamente adeguarsi: l'angelo del focolare, la moglie devota che sostiene il marito e consacra la sua vita alla riproduzione. Qualora una donna, però, proprio non fosse riuscita a sposarsi avrebbe dovuto lavorare per servire il suo Paese, magari come stenografa, dattilografa, venditrice di macchine da cucire, grata di ricevere la metà dello stipendio di un collega uomo. Certo, poteva anche essere una prostituta, al servizio di ogni necessità fisica dell'uomo fascista. Ripercorrendone la biografia, la Serri si sofferma sui rapporti di Mussolini con le sue amanti, mettendoli a confronto con il femminismo di quegli anni e dimostrando che in realtà non amava per nulla le donne. Amava alcuni dei possibili ruoli femminili, forse. Ma per il resto le temeva. Le aveva viste in piazza, unite nei movimenti per il suffragio, indipendenti e libere grazie ai lavori che avevano ottenuto e agli incarichi che avevano ricoperto durante la Grande guerra mentre gli uomini erano al fronte. E si era sentito umiliato da loro. Aveva sviluppato un'ostilità antifemminile che declinò in leggi e divieti. Le prime norme che emanò appena arrivato al potere furono contro le donne e i progressi da loro compiuti in campo sociale. Inasprì il Codice di Famiglia, per esempio, e modificò anche il Codice Penale, garantendo lunga e prospera vita al famigerato «delitto d'onore». Inaugurò così il maschilismo di Stato. Come denuncia in questo libro Mirella Serri, ancora oggi che sono passati cent'anni dalla marcia su Roma, il maschilismo di Stato del fascismo e il suo tessuto culturale continuano tristemente a condizionarci.
Mirella Serri mira a spiegare come la percezione contemporanea del femminile sia stata influenzata dal governo fascista del primo Novecento attraverso un percorso narrativo che vede parte della biografia di Mussolini come un “capro espiatorio” per descrivere le donne che si sono messe al suo servizio o che gli si sono mosse contro.
Tre stelle perché mi lascia un po’ perplessa lo stile della narrazione: il tema ha un grandissimo potenziale ma sembra che l’autrice adotti un mezzo per comunicare i dati a metà tra la saggistica e il romanzo. Alcuni aspetti sono descritti in maniera quasi “lasciva”, si indugia su alcuni particolari descrittivi quasi il libro sia un romanzo storico. Ho apprezzato di più le parti in cui procede spedita in maniera più asciutta.
"Mussolini ha fatto tanto per le donne" di Mirella Serri è un saggio che analizza il rapporto tra il regime fasc!sta e le donne italiane durante il ventennio mussoliniano. Serri esplora come il fasc!smo abbia cercato di plasmare il ruolo delle donne, promuovendo una visione tradizionale della femminilità e della maternità, ma anche incentivando, seppur con limitazioni, la loro partecipazione alla vita lavorativa e pubblica. Il libro presenta ritratti di diverse figure femminili dell'epoca, illustrando le varie esperienze e scelte delle donne, sia sostenitrici che oppositrici del regime.
L'autrice utilizza una vasta gamma di fonti, tra cui documenti d'archivio e testimonianze, per offrire una narrazione accurata e ben documentata, pur mantenendo uno stile accessibile e coinvolgente. Inoltre, esamina l'eredità del fasc!smo sulle donne italiane, analizzando come le politiche di Mussolini abbiano influenzato la percezione del ruolo femminile anche dopo la caduta del regime.
Questo libro è un contributo prezioso per comprendere "le radici del maschilismo italiano" e fornirci i giusti strumenti per estirpare quelle ancora rimaste.
Questo libro ci deve fare riflettere sull' importanza dei diritti che ad oggi abbiamo conquistato: la legge sul divorzio, la legalizzazione dell'aborto, l'abrogazione del delitto d'onore. L'obiettivo è continuare a fare passai avanti senza mai, neanche per un istante, tornare indietro.
Di questo saggio non ho apprezzato lo stile, che oscilla tra il tono sobrio e asciutto dell'argomentazione e la descrizione leziosa di tutta una serie di particolari superflui. Come già altri lettori hanno rilevato, dal punto di vista stilistico il libro si connota per l'ibridazione tra impianto saggistico e vocazione narrativa: connubio che, a mio avviso, stride. Al di là di questo aspetto, il saggio ha alcuni pregi notevoli. Oltre a ricostruire l'iter della battaglia italiana per il suffragio femminile, delinea con grande efficacia i ritratti delle donne che hanno segnato l'ascesa politica di Mussolini: le socialiste Anna Kuliscioff, Angelica Babalanoff e Margherita Sarfatti tra tutte, ma anche Ida Irene Dalser, eroica vittima del Duce. Si delinea così una contraddizione: se da un lato Mussolini conduce un'aspra battaglia contro l'emancipazione femminile, inaugurando una nuova forma di maschilismo che si radicherà a tal punto da condizionare anche il dopoguerra, dall'altro ha bisogno delle donne, della loro solidarietà e del loro sostegno (anche e soprattutto economico), in un intreccio di politica, sensualità, tradimenti e manipolazioni.
Il libro di Mirella Serri ricostruisce pazientemente la figura di Benito Mussolini, soprattutto nelle sue interazioni con le donne che lo circondarono dagli albori della sua vita politica come socialista fino alla sua consacrazione come Duce. Il ritmo è un po' lento nella prima metà, tuttavia questa è la più apprezzabile perché esegue una vera e propria biopsia della mente di Mussolini: quali letture furono per lui significative, con quali donne venne a contatto, come si comportò con loro, quanto alcune di esse furono determinanti nella sua ascesa politica - penso, soprattutto, a Margherita Sarfatti. La seconda parte, invece, più o meno dopo aver frettolosamente trattato della marcia su Roma del 1922, risulta più abbozzata, meno approfondita. Caldeggio, in ogni modo, la lettura di questo libro perché cerca di spiegare da dove derivi quel residuo patriarcale che ancora condiziona la vita delle donne italiane. La conclusione di Serri è amara: "Si può veramente dire che il Duce ha fatto tanto per donne".
Il libro si propone di essere un testo sulle radici fasciste del maschilismo italiano, con un’attenzione particolare alla figura di Mussolini. In realtà, una buona parte del libro non parla delle misure contro le donne attuate dal regime fascista ma delle avventure sentimentali di Mussolini, più o meno volontariamente romanticizzate e narrate con sguardo quasi morboso (anche e soprattutto in caso di violenze), come se fossero vicende di cronaca rosa. Poteva essere un testo interessante a metà tra il saggio e il romanzo storico, ma indugia troppo su particolari personalistici con una narrazione spesso pesante.
Libro molto interessante, da un quadro chiaro e completo della situazione delle donne da inizio Novecento alla cuore del ventennio fascista. Grazie a questo libro ho conosciuto personaggi straordinari come Anna Kuliscioff, Argentina Altobelli e a suo modo anche Margerita Sarfatti. Unico difetto non sempre è scorrevolissimo, anche a causa del formato misto romanzo-saggio storico