La seconda indagine del commissario Stefania Valenti, pubblicata originariamente con il titolo Omicidio alla Stazione Centrale, si apre, al termine dell’estate più calda del secolo, con lo schianto di un’auto nei pressi di Villa D’Este, sul lago di Como. Un’utilitaria distrutta, quattro spari di pistola, un uomo in coma, dei documenti ma chi è davvero la vittima? E perché la moto dei sicari lo inseguiva a folle velocità? Qual è l’oggetto misterioso che gli aggressori cercavano, e perché sono disposti a uccidere per impossessarsene? Quello che a prima vista sembrava un semplice incidente si rivela ben presto la punta dell’iceberg di un vero intrigo una storia di avidità, tradimento e vendetta cominciata tanti anni prima nella “Milano da bere”, tra i politici, i divi milionari, gli affaristi, i faccendieri e gli agenti dei Servizi che frequentavano l’ambiguo locale Metropolis, e che oggi sembra allungare i suoi tentacoli, dai conti cifrati delle banche svizzere ai nuovi sfavillanti cantieri milanesi di Porta Nuova, verso la nuova cittadella sorta per l’inaugurazione dell’Expo. Tra una struggente e disperata storia d’amore e numerosi imprevisti, l’indagine si sviluppa come una corsa contro il tempo, in cui si susseguono episodi di omertà, depistaggi, se le gerarchie, i pm e persino il fidato collega Giulio Allevi sembrano mostrare segni di nervosismo, allora il commissario Valenti è davvero andata a infilarsi in una storia troppo più grande di lei. Cocco & Magella tornano a mescolare abilmente passato e presente del Bel Paese, in una vertigine di colpi di scena, tra lo sfolgorante scenario delle ville sul lago, le ombre delle periferie metropolitane, e una Lugano che appare come una Montecarlo in miniatura, in una trama nera in cui tutti, vittime e carnefici, risultano colpevoli.
Una storia ingarbugliata più per come è scritta che per la trama. Con un segreto che si rincorre dalla prima pagina e poi quando si scopre il lettore deve leggere tipo tre volte per poi domandarsi: "ma è tutto qui?" Lo stile è tremendo: i panorami sono tutti mozzafiato, la moneta è sonante. Voto vero: una stellina e mezza (perché si legge velocemente).
Milano, 1992: uno sparo lacera la notte e la vita di due persone. Più di vent'anni dopo, sul lago di Como, lo schianto di un'auto apre una nuova indagine per il commissario Stefania Valenti. Il legame tra i due fatti, in apparenza scollegati, è uno sconosciuto in coma all'ospedale. Chi è davvero la vittima? Che cosa cercavano i suoi misteriosi aggressori in motocicletta? Assieme ai fidi Lucchesi e Piras, il commissario Valenti porta alla luce un intrigo di avidità, tradimento e vendetta che comincia nella Milano degli anni Ottanta, tra politici, milionari e faccendieri, e che oggi allunga i suoi tentacoli verso un bottino che fa gola a tutti: l'Expo. Le verità che affiorano sono sempre più scomode: forse stavolta la squadra dell'abile investigatrice è andata a infilarsi in una storia troppo grande?
Vicenda un po’ intricata e con un finale a sorpresa. Storia che parte più interessante rispetto a come si sviluppa, forse sarebbe stato meglio risolverla più “velocemente”. Mi è piaciuto come sempre il personaggio del commissario Valenti.
Questo poliziesco è ben scritto ma ha un serio problema: per decine di pagine un intero commissariato indaga su un mazzo di chiavi che chiaramente è stato portato via da degli assalitori e non sparito in un buco nero o mangiato da un gatto. I poliziotti e l'eroina del romanzo cercano, cercano e cercano e uno, a caso me lettore, esclama, citando: "ci avete messo un branco di scimmie su questo caso?"