Questo libro non mi ha cambiato l’esistenza, non mi ha lasciato a bocca aperta. Al contempo però tutto ciò che viene raccontato, assieme al messaggio che ogni racconto porta con sé l’ho trovato semplice e giusto, lineare e rasserenante.
Non pensavo che questo genere di libri (un booktoker lo definirebbe “libro-coccola” magari?) potesse fare al caso mio. Il più delle volte questi miei tentativi di trovare conforto in questo genere di lettura finiscono con lo stizzirmi e basta, non riesco a concepirli diversamente dalla pura retorica o un collage di frasi fatte a cui potevo attingere molto più semplicemente aprendo Facebook o mangiando un biscotto della fortuna. Eppure non sono qui a parlar male del libro! Un grande traguardo direi.
Un altro aspetto che mi stupisce di questa lettura e in generale quando esploro la letteratura di questo paese è quanto i giapponesi siano legati e diano alto valore alla loro cucina, molto meticolosa e metodica, che descrivono spesso e volentieri minuziosamente anche nei romanzi, proprio a voler dire che non è solo cucina. Non è solo cibo. Questa caratteristica, su cui poi si regge l’intera struttura del libro, me li ha resi molto vicini a noi italiani, noi maestri dell’arte culinaria 🤌🏼🤌🏼🤌🏼🤌🏼🤌🏼.
Essendo una raccolta di racconti, i protagonisti delle varie storie cambiano, però una particolarità di questo libro di Mitsuyo Kakuta è la sua struttura che chiamerei “a catena”, perché ognuno dei protagonisti è in qualche modo collegato al precedente, aspetto che ha almeno in parte alzato la mia soglia di interesse volendo anche dimostrare come ci influenziamo la vita l’un l’altro, seppur attraverso micro-azioni.