Cucinare per qualcuno può essere una dichiarazione d'amore o un addio, può cambiare le carte in tavola o aiutarci a decidere una volta per tutte in che direzione andare. Dentro un piatto, negli ingredienti che compongono una ricetta si nascondono ricordi, emozioni ed epifanie che quando arrivano ci sorprendono e ci colpiscono, costringendoci a guardare in faccia la realtà e ad agire di conseguenza. Ed è così che i protagonisti di questi racconti trovano nella cucina le risposte che stavano cercando: come Kyōko che, decidendo di prepararsi l'agnello per cena, ricomincia a prendersi cura di sé e del suo cuore spezzato; o Naoya che, impastando insieme alla sorella la pizza fatta in casa, le restituisce il sorriso e la voglia di mangiare; o ancora Kei che scoprirà cosa è il vero amore assaggiando dei chimaki lasciati a riposare in frigo tutta la notte. In questo libro Mitsuyo Kakuta esplora tutte quelle piccole cose di cui è fatta la vita e, partendo da un dettaglio apparentemente insignificante, apre una finestra intima e poetica sul significato più profondo della felicità.
Mitsuyo Kakuta (角田光代, 1967–) set her sights on becoming a writer from an early age. Her debut novel—Kōfuku na yūgi (A Blissful Pastime), written while she was a university student—received the Kaien Prize for New Writers in 1990. She has been working continuously as an author ever since, never having had to support herself with a separate job. Three nominations for the Akutagawa Prize serve as a measure of the promise with which she was regarded from early in her career. Then, at the encouragement of an editor, she shifted toward the entertainment end of the literary spectrum, where she garnered a much broader readership with works depicting the lives of women in her generation, from their mid-thirties to forties. After publishing two brilliant novels in 2002, Ekonomikaru paresu (Economical Palace) and Kūchū teien (Hanging Garden), she went on to win the Naoki Prize for the second half of 2004 with Woman on the Other Shore (tr. 2007). Her successes continued with The Eighth Day (tr. 2010), which received the 2007 Chūō Kōron Literary Prize and was made into a televised drama series as well as a movie; the book sold more than a million copies, vaulting her into the ranks of Japan's best-selling authors. In 2012 she added to her list of honors by earning the Shibata Renzaburō Award for her novel Kami no tsuki (Paper Moon), and the Izumi Kyōka Prize for her volume of short stories Kanata no ko (The Children Beyond).
Mitsuyo Kakuta is currently working on translating the Tale of Genji into modern Japanese. (source: BooksFromJapan.jp)
Questo libro non mi ha cambiato l’esistenza, non mi ha lasciato a bocca aperta. Al contempo però tutto ciò che viene raccontato, assieme al messaggio che ogni racconto porta con sé l’ho trovato semplice e giusto, lineare e rasserenante. Non pensavo che questo genere di libri (un booktoker lo definirebbe “libro-coccola” magari?) potesse fare al caso mio. Il più delle volte questi miei tentativi di trovare conforto in questo genere di lettura finiscono con lo stizzirmi e basta, non riesco a concepirli diversamente dalla pura retorica o un collage di frasi fatte a cui potevo attingere molto più semplicemente aprendo Facebook o mangiando un biscotto della fortuna. Eppure non sono qui a parlar male del libro! Un grande traguardo direi. Un altro aspetto che mi stupisce di questa lettura e in generale quando esploro la letteratura di questo paese è quanto i giapponesi siano legati e diano alto valore alla loro cucina, molto meticolosa e metodica, che descrivono spesso e volentieri minuziosamente anche nei romanzi, proprio a voler dire che non è solo cucina. Non è solo cibo. Questa caratteristica, su cui poi si regge l’intera struttura del libro, me li ha resi molto vicini a noi italiani, noi maestri dell’arte culinaria 🤌🏼🤌🏼🤌🏼🤌🏼🤌🏼. Essendo una raccolta di racconti, i protagonisti delle varie storie cambiano, però una particolarità di questo libro di Mitsuyo Kakuta è la sua struttura che chiamerei “a catena”, perché ognuno dei protagonisti è in qualche modo collegato al precedente, aspetto che ha almeno in parte alzato la mia soglia di interesse volendo anche dimostrare come ci influenziamo la vita l’un l’altro, seppur attraverso micro-azioni.
Un libro dolcissimo ma non stucchevole, che mi sento di consigliare a chiunque voglia coccolarsi un po'. Al contrario dei soliti libri dove protagonist* dalla vita disastrata in modo inverosimile si salvano e salvano gli altri grazie al "magico potere del cibo"™, qui la cucina è un piccolo filo conduttore che unisce le persone, rafforza i legami con sé e gli altri, moltiplica l'amore, ridona sicurezza, ammorbidisce gli spiriti. Carino anche l'espediente usato per collegare fra loro tutti i racconti, soprattutto l'ultimo!
Gradevoli, brevissimi racconti che seguendo in maniera molto allentata una catena di conoscenze offre una panoramica della vita privata nel Giappone moderno, osservando studenti e impiegati, casalinghe e single e vedovi. Peccato, come spesso succede, che la traduzione non sia all'altezza, spesso imbalsamata e poco scorrevole.
Nella quotidianità facciamo cose fighissime e cose imbarazzanti, la nostra ricchezza deriva proprio da questo. Non tutto è perfetto, né tutto malriuscito. Boom. Sembrava il classico libro comfort, e invece racchiude anche perle di saggezza come questa. Come succede per molte raccolte di racconti, c'è sempre quello più riuscito e quello non proprio memorabile, ma ho assaporato questo libricino come un menù sfizioso che mi ha lasciata soddisfatta. I miei preferiti: Pasto 9 - Quel che resta dei funghi matsutake: avrei voluto un romanzo intero su questi protagonisti, mi ha ricordato un po' Solanin di Inio Asano. Pasto 10 - I biscotti snow puff del destino: quando ti intestardisci su una cosa e poi ti accorgi che nel frattempo hai sviluppato un'abilità inattesa. Buffo e tenero. Pasto 11 - Incontrarti davanti a un piatto di maiale alla Yanagawa: lacrime.
"Sushi misto dopo l'amore e altri racconti" è un libbricino che raccoglie diversi racconti da voci narranti diverse accomunate dal cibo. Un comfort food, una ricetta condivisa, la voglia di imparare a cucinare sono tutti accomunati dal risvegliare o costruire un ricordo. Pur essendo leggero come libro, "mette in tavola" tanti temi come la solitudine, la perdita di una persona amata, la famiglia, e riesce in poche pagine a delineare storie diverse.
176 pagine di dolcezza infinita. È un libro coccola e cucinare spesso ha un significato molto profondo. Mi è piaciuta molto la postfazione dell'autrice che vale tanto quanto tutti i racconti, a modo loro collegati. Un intreccio di vite che passa per l'atto del mangiare. Capisco che spesso è un'azione che compiamo senza rendercene conto, ma il tempo passato a cucinare per chi si ama, dai noi stessi ai propri cari, rende tutto più saporito.
2.5/5 semplicemente perché si tratta di un libro senza pretese, molto semplice nel concetto e nella stesura, ma comunque ben riuscito.
Si tratta di una catena di affetti e ingredienti che si snoda nello spazio e nel tempo, un inno sull'importanza di condividere il cibo. La memoria gioca un ruolo fondamentale, infatti le storia più bella, secondo me, è quella del vedovo Akio.
La nota biografica dell'autrice è anche essa parte della catena e aiuta a gettare luce sui motivi dell'opera. Capisco benissimo il suo sentimento nei confronti della madre.
Quindici prelibati racconti, tutti legati uno all'altro. I miei preferiti, Incontrati davanti a un piatto di maiale alla Yanagawa e Che mangiamo, oggi?.
molto interessante perché mi ha fatto scoprire ricette che altrimenti non avrei conosciuto, mi è piaciuto anche il fatto che il libro sia diviso in ricette/racconti
Mi è piaciuto tanto questo libro in cui quindici persone si passano il testimone raccontando la loro storia attraverso il cibo. Tenero e delicato, un libro che consiglio.
✨« cucinare è qualcosa che va al di là dello sforzo in sé e anche al di là del mangiare»✨
A prima vista, questo grazioso libricino sembrerebbe un banale ricettario giapponese ma in realtà, al suo interno c’è molto di più.
Infatti, i 15 pasti proposti dallo scrittore, raccontano storie di vita quotidiana volte alla ricerca di una felicità ormai sfumata o addirittura svanita. Ogni pasto porta alla memoria ricordi passati, emozioni, preoccupazioni, rimpianti e familiari scomparsi . Il Cucinare non viene più visto come qualcosa di meccanico ma come una “medicina” capace di unire/avvicina le persone e risanare i cuori.
Un vero e proprio libro coccola che vi farà tanto riflettere e vi aiuterà a riscoprire le piccole gioie della vita. 🥹🧡✨
Leggero, si legge velocemente e con piacere. Ho molto apprezzato il capitolo conclusivo autobiografico dell'autrice, da modo di rivalutare quanto letto sotto un'altra luce
Un libro coccola, tanti piccoli racconti che sono quasi una carezza. Racconti che sembrano slegati, invece uno dopo l'altro hanno un sottile legame, una persona comparsa nel racconto precedente riappare in quello successivo, e così via. Racconti incentrati su cibo e ricette, dove il cibo cucinato può essere una dichiarazione d'amore, una lettera d'addio, può rinsaldare un'amicizia, può riunire familiari che si erano "persi", la semplice frase "che si mangia stasera" assume un significato pieno di sentimenti e affetto. Scritto molto bene e in modo scorrevole, anche se nella traduzione perde un pochino di quella "magia" che magari l'originale aveva. Ricette tipicamente giapponesi, con ingredienti altrettanto tipici, ma che per me risuonano quasi familiari adorando questo paese e le sue tradizioni. Bello e consigliato.
Questo libro è come uno di quei bei ristoranti in cui nel piatto non c'è che un boccone: magari buono eh, ma di cui a malapena senti il sapore a sufficienza per ricordarlo e descriverlo e al termine del pasto... rimane la fame. I racconti non sono male, tutti a tema cibo e amore per la sua preparazione, ma nel complesso l'insieme risulta poco organico, ciascun brano (per altro brevissimo) è accostato all'altro senza un vero legame e la brevità non migliora l'impressione generale. Peccato perché ciascun racconto, se un poco più articolato, poteva diventare una vera e bella storia con il dovuto approfondimento.
Ho trovato questo libro interessante fa al contempo venire fame e ispira dolcezza, 15 ricette e 15 storie di persone che trovano nel cibo le risposte che stavano cercando. E la storia dell'autrice come postfazione.
Cit. "Pensare con noncuranza «cosa cucino stasera?» a volte è un problema, ma altre volte è la cosa che rende più felici al mondo."
"Cucinare per qualcuno può essere una dichiarazione d’amore o un addio, può cambiare le carte in tavola o aiutarci a decidere una volta per tutte in che direzione andare. "
Quanto fa parte della nostra vita, dei ricordi e delle nostre relazioni il cibo? In questo libro ogni racconto ha anche un piatto, o un atteggiamento nei confronti della cucina e del cibo, come protagonista. Carino, tenero, bello ma non eccezionale. Un bel libro leggero, ma non banale. Ho apprezzato molto anche la postfazione.
Una serie di piccoli racconti concatenati che mi ha fatto emozionare, riflettere, rilassare, commuovere. Nonostante sia perfetto da leggere anche nei ritagli di tempo, poco impegnativo ma molto ben scritto, ad ogni interruzione mi lasciava trepidante di leggere il racconto successivo. Penso che leggerò altro della stessa autrice
Raccolta di racconti di Mitsuyi Kakuta, che risulta un po' insapore. Tutti i personaggi si ritrovano in diverse condizioni ad affrontare un piatto e una ricetta legati alla cucina. C'è un filo conduttore che li lega, ma le storie sono troppo brevi per potersi affezionare ai vari personaggi.
Una coccola di libro, una storia dopo l’altra che ti scaldano davvero il cuore, scritto molto molto bene, leggero e piacevole. Una lacrimuccia è scesa per l’ultimo capitolo. Mi è piaciuto.
Molto carina l’idea di unire tutti i racconti brevi tramite un personaggio della storia precedente. Tre stelle perché si tratta di trame molto semplici.
Molto dolce e ogni storia termina con un punto di vista positivo su come affrontare una determinata questione. Anche se è molto smielato mi è piaciuto. Un pò di ottimismo a volte non guasta