Già dalle premesse “Puoi chiamarmi Noona” mi ispirava moltissimo: la multiculturalità, una protagonista determinata a trovare una nuova strada dall’altro lato del mondo, il favoloso schema introduttivo dei suffissi coreani che ti fanno proprio percepire che stai per imparare, ti senti immersa in qualcosa di totalmente nuovo.
Il primo volume è stato fantastico: leggero e scanzonato ma con una profondità talmente sincera da farmi drizzare i capelli. Premetto che questa saga mi ha trovata in un periodo dove, per motivi personali, sono molto vicina ai temi trattati, quindi non ho potuto non identificarmi moltissimo con Virginia e il suo dramma principale nonché motivo primario della sua fuga da Bologna. Descrivendo la sua situazione sono inciampata in me stessa, e la tenera (quanto piccante) relazione che instaura con il gruppo mi ha tenuta incollata alle pagine per il puro gusto di vederli interagire insieme, come se fossi lì con loro a ogni serata film, pigiama party e cena da asporto.
Voglio aprire una parentesi d’onore all’autrice per aver descritto Virginia in tutta la sua libertà di auto espressione sessuale: è veramente raro trovare autrici che siano così squisitamente trasparenti nel mostrare una protagonista femminile che ha tutto il diritto e la voglia di provare piacere senza avere per forza implicazioni romantiche. Ho adorato il suo rapporto con Eunseob (nonché la mia crush, condivisa con l’autrice), che non pretende nulla ma allo stesso tempo si trasforma nel corso dei due libri nel pieno rispetto di entrambi.
Il secondo volume non cambia nella sostanza, ma ci sono stati alcuni aspetti su cui ancora mi interrogo, penso motivati dal fatto che è anche questo dipendente dal romanzo prossimo. La prima cosa che ho notato è la terribile insicurezza di Minjun, dovuta dalla sua inesperienza: per tutto il tempo ho avuto il sentore che lui e Virginia continuassero a girare intorno a diversi problemi dei quali si rifiutano di parlare, creando una spirale di gelosie e incomprensioni non molto sane. Calzante il titolo del secondo volume, “L’eco del silenzio”, che spiega perfettamente il messaggio: non comunicare crea dissapori sotto pelle che a lungo andare si rivelando molto più dannosi di quanto ci si aspetterebbe.
Fondamentalmente ho trovato un po’ ambigua la posizione di Virginia rispetto al fratello di lui, spiegata solo in parte e, penso, volutamente contraddittoria. Allo stesso tempo la sostanziale mancanza di fiducia di Minjun nei confronti del mondo creato lo ha reso un personaggio piuttosto stressante da seguire, una palla di apprensione costantemente sul punto di esplodere. Ottima costruzione dei personaggi sulla quale basare un messaggio sulla comunicazione. Alcune scene di particolare manifestazione fisica da parte di lui nei picchi di gelosia mi ha un po’ preoccupata, spero che nel prossimo volume impari una lezione sulla gestione della paranoia veramente eccessiva. Molto belle le scene intime, anche se (opinione personale) non sono molto concorde con le scene di sesso che sostituiscono o fanno da apice nel momento del confronto, pur comprendendolo. Finora può calzare rispetto ai personaggi ancora profondamente irrisolti, ma è un aspetto che spero di veder approfondito in seguito. Un altro aspetto che ho notato nel secondo volume è la presenza più massiccia di parolacce, che rendono l’idea di trattare temi più gravi del primo ma allo stesso tempo, per me, anestetizzano un po’ la narrazione rallentandola e facendole perdere la musicalità che per tutto il resto del romanzo è perfettamente realizzata.
Un elemento che ho amato moltissimo è la caratterizzazione estetica dei personaggi maschili, libera dalla mascolinità tossica che avvelena i romance occidentali di oggi, dove trucco, gioielli e cura del corpo sono sacri e comuni a uomini e donne, il pianto non è motivo di vergogna e il sesso NON è un tabù che la donna deve solo subire, consenziente o meno.
Il finale mi ha assolutamente scioccata e ho bisogno di sapere come continuerà, la scrittura è favolosa, i personaggi sono tutti ben definiti e lo sviluppo è chiaro e percepibile. Il nuovo trauma della protagonista è interessantissimo e ha dato spazio a moltissimi nuovi temi che non vedo l’ora di veder approfonditi, l’autrice ha scelto una varietà di argomenti particolarmente delicati sui quali concentrarsi, ma sono certa che riuscirà a trattarli con la massima cura.