Arianna ha dieci anni e da poco ha perso la nonna. Un dolore inspiegabile, inimmaginabile, che non riesce a capire e che non sa raccontare, ma la tiene sveglia di notte. In un pomeriggio come tanti, però, lungo la strada che la sta portando verso il Gianicolo, appare una macchina rossa. E dal finestrino, ecco il sorriso che Arianna conosce benissimo, assieme alla voce che credeva di aver dimenticato. Sua nonna è lì. È tornata per lei. Ha inizio un incredibile viaggio: nonna e nipote varcano la soglia di un parco familiare, che presto diventa un luogo incantato, capace di portarle in dimensioni lontane, fatte di memoria, immaginazione, sogno, amore. Ogni regola sembra sovvertita mentre, fra entusiasmi e paure, si apre un percorso che è diretto verso il passato, composto da ricordi familiari e personali, verso il presente miracoloso in cui nonna e nipote sono riunite come per magia, e verso il futuro, tutto da scrivere, di Arianna.
Matteo Nucci è nato a Roma nel 1970. Ha pubblicato con Ponte alle Grazie i romanzi “Sono comuni le cose degli amici” (2009, finalista al Premio Strega), “Il toro non sbaglia mai” (2011), “È giusto obbedire alla notte” (2017, finalista al Premio Strega) e il saggio narrativo “L’abisso di Eros” (2018). Per Einaudi sono usciti una nuova edizione del “Simposio” di Platone (2009) e i saggi narrativi “Le lacrime degli eroi” (2013), “Achille e Odisseo. La ferocia e l’inganno” (2020), “Il grido di Pan” (2023). Per HarperCollins il romanzo “Sono difficili le cose belle” (2022) e il saggio “Sognare i leoni. L’eroismo fragile di Ernest Hemingway” (2024). Suoi racconti sono apparsi in quotidiani, riviste, antologie, eBook. Collabora con La Stampa e l’Espresso.
C’è poco da dire, non mi è piaciuto. Innanzitutto non mi sono piaciuti i personaggi: la nonna, ben lontana dall’immagine della nonna-chioccia, saggia e umana, che il suo ruolo nella trama potrebbe richiamare, appare come una figura squillante, isterica e antipatica, che non lesina parolacce e parla per brevi ripetizioni; e anche la bambina, Arianna, figura sbiadita e indefinibile, evoca poco della genuinità e della spontaneità che associamo abitualmente a una bambina di 10 anni. Le storie in cui avvengono incontri soprannaturali (con personaggi morti) sono materia delicata, che bisognerebbe sapere ben maneggiare con cura. Matteo Nucci a mio avviso non ce la fa e scade in una scrittura maldestra e insignificante. All’inizio la nonna, morta, e Arianna si incontrano, e, senza che la nonna fornisca una risposta alla curiosità della nipote (“Dopo ti spiegherò!”, continua a ripeterle), le due iniziano a vagabondare per disparati luoghi della città, dal parco al lago, e a blaterare su noiosi eventi passati della famiglia, e così proseguono: il lettore le segue per un po’, ma poi subentra la noia e anche il fastidio, accentuato appunto dallo stile che le due, in particolar modo la nonna, hanno in bocca. Non c’è emozione, che, in una storia simile, chiunque si aspetterebbe a vagonate. C’è solo un fiume di parole e di fatti ricordati, in maniera spessa sconclusionata: in pratica Nucci fa parlare e ricordare le due protagoniste prima che il lettore abbia familiarizzato con loro, provando magari affetto ed empatia. No, è un romanzo che non funziona, e, vista l’idea della trama, che non manca di potenziale, è davvero un gran peccato. Concludo il mio spietato giudizio facendo mio il titolo: sono difficili le cose belle, e quindi bisogna saperle maneggiare con cura prima di trasformarle in storie banali e mal scritte.
Oggi 2 ottobre è la festa dei Nonni. Il rapporto con i nonni è davvero prezioso perché sono pezzi di cuore. Arianna ha da poco ha perso la nonna, non riesce ad accettare che non sia più tra lei ma un giorno appare la sua macchina rossa: sua nonna è tornata per lei. Inizia così questo romanzo, un’avventura tra Arianna e la nonna che sognando ad occhi aperti rivive momenti con lei. Momenti belli e significativi che l’hanno fatta crescere ma il ritorno alla realtà sarà più brusco che mai. Arianna dovrà capire che nonostante l’assenza fisica, sua nonna è sempre con lei, perché i ricordi familiari e personali, non svaniscono mai ma sono incisi nei propri cuori. Un romanzo toccante che però all’inizio non mi ha entusiasmato molto, nonostante questo quello che conta è il messaggio che lo scrittore vuole comunicare.
SONO DIFFICILI LE COSE BELLE è un romanzo profondo, che ci ricorda certi classici “filosofici” amati dai lettori di ogni età ma soprattutto una storia che ci fa pensare e sciogliere il dolore del cuore grazie all’amore che non muore mai per i nostri cari <3 https://ilmondodichri.com/sono-diffic... #sonodifficililecosebelle
Quando ho letto la trama, pensavo che avrei pianto moltissimo. Mi aspettavo un romanzo agrodolce su sentimenti, ricordi, rimpianti, uno di quei libri che ti toccano nel profondo e ti fanno versare fiumi di lacrime. Oltretutto, ho perso da soli due anni il nonno a cui ero più legata, quindi l'argomento di base mi è molto famigliare. Invece, niente lacrime. Neanche un occhietto lucido. Giusto un passaggio (quello della collana per la comunione), che mi ha fatto venire un pochino di magone, ma nulla di più. È una lettura che mi ha lasciata alquanto indifferente, che non mi ha coinvolta né appassionata, e che anzi è stata faticosa da portare a termine. Chiariamoci, con questo non voglio dire che sia un brutto libro, perché non lo è. Altri, al contrario mio, potrebbero trovarlo splendido. È questione di gusti e percezioni personali. L'idea alla base del romanzo non è malvagia, ma è sviluppata in modo troppo confusionario. Che ci potrebbe anche stare, in un contesto onirico a metà tra il sogno e la fantasia come quello per cui Arianna incontra la nonna deceduta, ma è veramente eccessivo. Si fatica a seguire sia gli spostamenti fisici che i ragionamenti delle protagoniste, che passano quasi 300 pagine a blaterare di vecchi ricordi personali e di famiglia in modo sconclusionato e tutto sommato inconcludente. Di base è un'avventura nonna-nipote che dovrebbe in qualche modo insegnare qualcosa, ma che non lo fa. Il messaggio che neppure la morte separa chi si ama e che i nostri cari anche dopo la dipartita restano al nostro fianco è molto chiaro, ma per il resto non si capisce proprio dove voglia andare a parare l'autore con tutta quella sequela di aneddoti e ricordi. In generale poi, l'autore ha uno stile narrativo che personalmente non ho apprezzato, con troppe formule ripetute a oltranza nei dialoghi e in generale una costruzione della frase che, pur corretta, non è di mio gradimento. In generale, è sì un buon libro, ma si è dimostrato talmente al di sotto e diverso dalle mie aspettative che non ho potuto fare a meno di restarne delusa, purtroppo.
4,5 ⭐ Una delicata storia di affetti famigliari, narrata con leggerezza e fantasia, ma anche con profondità di sentimenti. A metà tra romanzo di formazione e realismo magico.
Arianna ha perso da poco l’amata nonna, e l’inizio della scuola media è un ulteriore difficile cambiamento che l’ha messa in crisi, tanto da farle dire che non vorrebbe più crescere. Un giorno, mentre si reca a incontrare le amiche della vecchia scuola, le si affianca una macchina rossa che lei conosce bene e che le provoca un tuffo al cuore, anche se non può credere ai propri occhi: la macchina è infatti quella di nonna Mara, ed è proprio lei alla guida, col solito sorriso, gli zigomi alti, il foulard e il suo modo di parlare schietto e un po’ brusco. Di fronte alla sua esitazione, la nonna la invita a sbrigarsi e salire. Arianna non riesce a capire come possa essere lì, e non essere un sogno. Inizia subito a tempestarla di domande, ma la nonna le spiega che sono cose complicate, e che tutto ciò che le serve sapere, per il momento, è che lei è lì, e che sarà lì ogni volta che Arianna lo vorrà.
Inizia così per Arianna un’avventura magica. Un normale parco romano si trasforma in una terra misteriosa e selvaggia, dove possono spuntare inattesi il mare dell’Elba o le Alpi, fiumi da attraversare e porte sull’ignoto. Un lungo viaggio che si svolge a metà tra un luogo reale e un sentiero tracciato dai ricordi. Ma niente è messo a caso, ogni tappa del cammino arricchisce la storia della famiglia o riporta alla luce frammenti di memoria quasi dimenticati, che spesso contengono esperienze di vita e insegnamenti preziosi. È un viaggio nello spazio, ma è soprattutto un viaggio nel tempo e nella crescita di Arianna. La ragazzina spesso fatica a capire, non sa se ciò che sta vivendo sia reale oppure no, ha paura che la nonna possa andarsene di nuovo da un momento all’altro.
Man mano che il viaggio procede, impariamo a conoscere Arianna, con il suo carattere curioso e testardo, ma anche la nonna e il resto della famiglia: i genitori, gli zii, i cugini, e anche parenti più lontani, ognuno con le sue peculiarità e la sua storia, dove si intrecciano vicende famigliari a volte comuni e a volte meno, ma sempre narrate in modo coinvolgente e in grado di trasmettere un messaggio, che può essere molto semplice, addirittura buffo, oppure più essenziale e profondo. Passo dopo passo, tra una nuotata in un mare appena comparso alla ricerca di un tesoro e una sosta nel risalire una collina, la protagonista ritrova un bagaglio di ricordi suoi e altrui che come in un puzzle ricreano pian piano quello che Arianna credeva di avere perso, cioè una parte della propria famiglia e della propria storia.
La memoria è uno dei grandi temi del romanzo: è la base della nostra identità, perché ciò che si può ricordare rimane reale e non svanisce mai del tutto. Ed è proprio sulla memoria che si basa la risposta che l’autore cerca di dare a una delle domande fondamentali dell’umanità: cosa c’è dopo la morte? La nonna non risponde mai direttamente, ma l’idea che lascia trasparire è quella di una vicinanza tra i vivi e i morti basata soprattutto sulla forza dei legami affettivi e sui ricordi condivisi. La storia mi ha ricordato per certi versi Alice nel Paese delle meraviglie, forse per la sua capacità di unire esperienze fantastiche a riflessioni filosofiche su temi importanti, ma anche per la leggerezza con cui l’autore riesce a trattare questioni difficili. È un mondo immaginario e simbolico che mantiene però tratti molto reali, dove ciò che apparentemente non ha senso in realtà ne ha uno, anche se non è sempre facile da capire.
L’ambizione del romanzo va al di là di una storia di sentimenti — che pure è presente e ben sviluppata — per trasmettere un messaggio universale, e proprio in questo, secondo me, sta la sua originalità e la sua capacità di coinvolgere. Come suggeriscono il titolo e le citazioni di Platone messe in esergo, le cose belle sono difficili, ma solo perché spesso non le guardiamo con i giusti occhi. In ogni caso vale sempre la pena di cercare di comprenderle, anche quando sembra impossibile. È una lettura adatta a tutti, per commuoversi, per riflettere, per sognare o anche solo per lasciarsi trascinare in un’avventura magica.
Sono difficili le cose belle è il nuovo romanzo di Matteo Nucci, noto autore italiano, pubblicato dalla casa editrice HarperCollins.
«In fondo, noi possiamo sempre vedere le persone a cui vogliamo bene.
È una magia facile da imparare»
Sono difficili le cose belle – Trama Sono difficili le cose belle racconta di Arianna, una bambina di dieci anni che ha da pochi mesi iniziato la scuola media e perso la sua adorata nonna materna. Arianna si sente sola, abbandonata, nulla è più bello e magico come quando c’era sua nonna con lei. Ma ecco che, in un pomeriggio qualunque, mentre sta per raggiungere le sue amiche, vede passare una macchina rossa. Ma non è una macchina rossa qualunque, è proprio quella con cui sua nonna l’andava a prendere a scuola. E quella alla guida è proprio sua nonna. Arianna è incredula, ma felice. Sale in macchina e non ci pensa due volte a scegliere la nonna al posto delle amiche. Le due iniziano una passeggiata per il parco di Villa Pamphilj che diventa un viaggio, un viaggio che tocca il paesaggio dell’Abruzzo, i prati di Siusi, il mare della Grecia, il ristorante romano vicino casa, le domeniche a casa dei nonni, Berlino.
Ma non è tutto. Il viaggio di Arianna e sua nonna è sì un viaggio nei ricordi, nei luoghi di cui hanno memoria, ma anche nei sogni, nei sogni che sono realtà. Perché i ricordi, i sogni e la realtà sono solo modi di essere, modi di stare al mondo. Il pomeriggio è anche una passeggiata nei ricordi della nonna, negli anni che ha vissuto in Persia; nei pomeriggi trascorsi con il fidanzatino – che sarebbe poi diventato il nonno di Arianna – sotto un albero del parco di Villa Pamphilj; nelle paure di Matteo, lo zio di Arianna.
Ma la passeggiata non serve solo a ricordare, a sognare, a vivere. Serve alla nonna per spiegare ad Arianna che non se n’è mai andata, che il cielo in cui crede che sia non è poi così lontano, che se Arianna lo vuole sua nonna può vedere tutto e sapere tutto ciò che le succede.
Perché leggerlo Sono difficili le cose belle è un racconto poetico, malinconico, allegro, ironico, diretto, sensoriale. Attraverso i racconti di Arianna e sua nonna, attraverso i loro occhi, i profumi, i colori e i sapori che ci raccontano, ci arriva tutta la struggente e commovente difficoltà di lasciare andare chi amiamo. Sono difficili le cose belle è una fiaba sempre attuale che prova a ricondurci, con mano – come quella che Arianna tiene a sua nonna – al senso più profondo del ricordo. Perché è sempre bene ricordare che chi amiamo non ci lascia mai, che chi amiamo vive in noi e attraverso di noi. È forse il ricordo la vita eterna a cui possiamo aspirare. Arianna è una bambina testarda, irascibile e infinitamente sensibile.
Difficile non provare tenerezza per i suoi capricci, per le sue paure, per le sue mancanze. Difficile non ridere per le espressioni della nonna, che si emoziona e si entusiasma per tutto e che dice «che cannonata!» quando le piace qualcosa.
Sono difficili le cose belle è corredato anche da un altro piccolo racconto, L’astuccio, una sorta di bonus track che ci regala altri significati sul tema, permettendoci di passeggiare, di prima mattina, per le strade assolate di un’isola greca insieme al nonno e a Matteo.
Difficile non regalare un abbraccio ad Arianna, Carlotta, Domitilla, Ilaria e Sofia che hanno avuto una nonna così e che hanno uno zio come Matteo.
Sono difficili le cose belle è un libro dolcissimo, un balsamo, una coperta di cui tutti abbiamo bisogno.
Arianna ha perso la nonna da pochi mesi. Eppure, un giorno, uscendo da scuola è proprio la macchina rossa della nonna quella che trova ad aspettarla con dentro la nonna sorridente come nei suoi ricordi. Ha inizio un viaggio nei ricordi , un dialogo tra nonna e nipote per ricordarci che chi muore non ci lascia mai veramente ma lo ritroviamo sempre accanto a noi nei ricordi.
C'è un messaggio tenerissimo in questo romanzo, l'amore per chi ci lascia, l'amore per chi ci è sempre stato vicino e che un giorno non ritroviamo più. E quella mancanza fisica è qualcosa di straziante, C'è un messaggio tenerissimo che non riesce, però, a fare completamente centro.
Arianna è una bambina di dieci anni che ha, a volte, atteggiamenti ben lontani da bambine della sua età. Ragionamenti che sono più avvicinabili a quelli di noi adulti. E che invece scivoli poi nell'innocenza dei bambini. Peccato che questa bipolarità di vedute arrivi a disturbare durante la lettura.
La nonna è una percezione della bambina. Lontana dal mio ricordo di nonna in cui le parolacce non erano contemplate, in cui non esisteva tutto questo dinamismo ma dove erano più angeli da focolare, chiocce pronte a coccolarti e viziarti. Però le nonne di oggi sono molto più dinamiche, moderne di quelle a cui i miei ricordi rimandano. Quindi ci sta come figura la nonna. Quello che manca è una maggiore empatia tra loro due e il lettore, come se alla fine lo scrittore avesse tirato il freno a mano per non essere troppo intimista con i suoi personaggi. Mi sento come uno spettatore che può assistere ma non diventarne parte integrante. Un tre stelline però meritate, un libro che ci lascia alla fine il bel richiamo ai nonni, figure spesso trascurate.
“Noi possiamo sempre vedere le persone a cui vogliamo bene. È una magia facile da imparare.”
Arianna è una bambina di dieci anni e da poco ha perso la nonna. E questo dolore, questo vuoto lei non riesce a comprenderlo, ad accettarlo, si sente sopraffatta dalla tristezza. Ma un giorno, come per magia, mentre si reca ad un appuntamento con le sue amiche nota una macchina rossa che le si avvicina. Ma ovviamente, non può essere “quella” macchina, perché nonna Mara non c’è più. Eppure è proprio lei con la sua risata allegra e contagiosa che la chiama ed inizia per Arianna un viaggio incredibile, attraverso Villa Pamphili, ripercorrendo la vita e le giornate con la nonna, venendo a conoscenza di particolari sulla mamma e sui suoi zii. Un viaggio che le farà capire che le persone che amiamo e ci amano non si perdono mai. Sono sempre con noi. ✨Sono difficili le cose belle è una fiaba che l’autore ha dedicato alle nipoti per aiutarle a superare un lutto. È una delicata e introspettiva storia sulla capacità di accettare il mistero della morte. Una favola scritta con una prosa semplice e adatta anche ai più piccoli, perché sono i sentimenti e le emozioni di Arianna che alimentano il libro. Questa ragazzina brillante, coraggiosa, intrepida e con una malinconia che fa venire voglia di stringerla forte. Perché la sua nonna le manca, parecchio! Un libro che sprigiona amore ed è un omaggio a tutte le incredibili nonne che si prendono cura dei propri nipoti.
💕Alla fine del libro c’è un racconto breve che parla di un’altra perdita, dal titolo “l’astuccio”. Vi farà commuovere.
Bel libro, bello il rapporto tra Arianna e la nonna, ho apprezzato molto gli insegnamenti che il libro a cercato di dare. Ammetto che alle volte è stato un po’ difficile seguire il passo col libro dato che manca la cognizione del tempo ma una volta che ho capito su cosa ci si bisognava focalizzare davvero sono riuscita a godermi la lettura. Ho letto questo libro per scuola grazie a un laboratorio, ho avuto modo di parlare con Matteo Nucci riguardo a questo libro ma anche alla sua visione e alle sue passioni e molto altro. Ho apprezzato inoltre i vari riferimenti a letterature più classiche a partire dal titolo stesso che riprende Platone, a tratti che vogliono rievocare Danti e altri che rievocano la letteratura greca. Consiglio questa lettura soprattutto ai ragazzi nonostante si deve sapere che bisogna essere un po’ più aperti di mente.
7! Un breve romanzo delicato e tenero quasi una favola filosofica, arricchita da un racconto “l’astuccio”, che è’ un dono alla fine del romanzo, dopo intitoli di coda. Arianna ha dieci anni e da poco ha perso la nonna, fatica ad elaborare il lutto e a gestire questo immenso dolore. Ma un pomeriggio come tanti, appare una macchina rossa. E come in una dimensione onirica è reale sua nonna e’ li. Lo scrittore ha scelto di raccontare una nonna al di fuori dei cliché e questo di fatto oscura la figura della nipote e, a mio avviso, ti impedisce di entrare in empatia con le protagoniste. “Vivere per ricordare. Ma non per guardare indietro. Bensì per contenere chi non c'è più.”
due stelle una soltanto perché mi manca tanto la mia nonna e avrei voluto un giorno in più con lei. la seconda per il messaggio stiracchiato che cerca di darci l’autore alla fine.
per il resto è un libro sconclusionato, con due personaggi odiosi; una nonna che non ha nulla di affettivo, troppo caotica e ci sta che agli occhi della nipote sia “la nonna migliore del mondo”, ma io mi aspettavo qualcosa di diverso. davvero un peccato perché aveva una bella trama che si poteva sviluppare diversamente.
lo lessi per la scuole ad aprile circa. Ho trovato questo libro estremamente noioso, per quanto siano poche le pagine mi è venuto davvero difficile continuarlo. trovo che sia pieno di ripetizioni, la maggior parte dei dialoghi sono tutti uguali e in se nel libro succedono sempre le stesse cose
Il solito libro che non è nemmeno uscito e già prende le prime recensioni sugli inserti culturali... Elogi elogi elogi e invece è un libro banale e noioso.
Le persone che ci hanno lasciato, in realtà sono sempre e ancora con noi. Arianna, 10 anni, ha da poco perso la nonna, è stato un trauma difficile da superare, la sua assenza la fa sentire persa. La sua nonna era la sua migliore amica, una spalla su cui contare, la miglior compagna di giochi. Un giorno però, salendo sul Gianicolo, rivede la sua macchinina rossa e il volto della nonna spunta dal finestrino invitandola a salire. Da qui parte un viaggio tra presente, passato e futuro, un pomeriggio senza tempo in cui nonna e nipote spaziano tra ricordi e risate assieme. La nonna in realtà non ha mai veramente lasciato Arianna, è ancora con lei anche se questo dipende dal suo sentire e dai suoi pensieri. Nucci in questo romanzo ha descritto sensazioni e sentimenti superficialmente, poteva essere un romanzo interessante che affrontava temi filosofici ma invece la scontatezza e la scrittura lo hanno reso davvero illeggibile. Una delle 12 fatiche di Ercole riuscire a finirlo, ma ce l'ho fatta.
RECENSIONE A CURA DEL BLOG GLI OCCHI DEL LUPO [...] A mio parere, il messaggio che traspare dalla lettura è che quando una persona cara ci lascia non lo fa realmente, [...] La cosa che mi è piaciuta di meno è il modo di scrivere il viaggio, troppi ricordi personali che secondo me rendono la lettura poco scorrevole.
Inizio con il dire, che molto probabilmente, questo libro non l’ho apprezzato molto perché non è il mio genere.
Parliamo di un libro che può essere definito un romanzo di formazione, in cui la protagonista, una bambina di 10 anni, si ritrova a passare una giornata con la nonna, venuta a mancare mesi prima. Il messaggio doveva essere carico di significato, il libro doveva far commuovere, ma nel mio caso non è stato così.
Ho trovato il figura della nonna troppo diversa dai canoni a cui siamo abituati e a cui io stessa faccio riferimento con il ricordo della MIA di nonna. Estrema, e a volte anche egoista nei confronti della nipote che ricordiamoci ha 10 anni, ma soprattutto isterica. I versi che ogni tanto venivano riportati nel libro, io li ho trovati irritanti.. inutili
Parliamo di un tema importante, e presente nella vita di qualsiasi persona, che qui non viene riportato con il garbo dovuto. A volte scostante, la nonna passa da un argomento all’altro senza dare al lettore la possibilità di aver capito quello che ci sta intorno e quindi di capire appieno la storia.
Ho faticato a portare avanti la lettura e quando sono arrivata alla fine ho tirato un sospiro di sollievo, complice anche le ultime pagine, in cui la nonna pone la nipote di fronte alla morale, che ovviamente fatica a capire (come me dal resto) e si sente anche rivolgere delle parole che io sarei entrata nel libro e avrei tirato un cazzottone alla signora.
Non do una stella perché come detto sopra forse sono io il problema, io e la mia mancanza di tatto, quindi lascio un ragionevole dubbio, ma per me nel complesso è un grande NO.
Il lutto è sempre una cosa dolorosa. C’è chi lo affronta meglio e chi invece non riesce a superarlo del tutto. Fa parte di ogni essere umano. La perdita di una persona cara ci segna in modo inevitabile, lo dico per esperienza. E per l’esperienza che ho vissuto io, leggere questo libro non solo mi ha commossa, ma mi ha colmato un po’ il vuoto che sento dentro.
Arianna è una ragazzina di dieci anni che ha appena subito la perdita della nonna, quella cara nonna che con lei condivideva momenti unici, moderni e quasi un po’ ribelli. La nonna che la guidava nel superare le paure, i momenti complessi e le lasciava sempre qualche dono sparso per casa.
Ma un giorno Arianna, seppure arrabbiata con la nonna che se ne è andata proprio prima del viaggio che avevano organizzato per i suoi dieci anni, se la ritrova dentro la macchina rossa intenta ad aspettarla. Compiranno un viaggio all’interno di un mondo incantato, dell’accettazione delle cose e anche delle cose che non hanno potuto fare insieme e che ahimè non faranno.
Un libro tenere e commovente che consiglio a tutti di leggere.
"Che c'è Arianna?" "Pensavo che te n'eri andata" disse lei. "Ma no" le rispose la nonna. "Perché pensi così? Non hai capito che non me ne andrò mai più?"
È una bella storia ma, da quanto mi avevano detto, mi sarei aspettata un qualcosa di molto più profondo, mentre sembra una storia scritta per ragazzi. Certo questo è molto importante per indirizzare un libro con un significato speciale e importante anche a un pubblico più giovane che può trovarvici conforto.