Ugolino vive rintanato in una stanza, prigioniero di un cappuccio perché un incendio l’ha sfigurato e, nell’urbanissima Venezia del 1526, la deturpazione è una vergogna da celare, un orrore, il memento delle disgrazie con cui la vita può travolgere. Ma il ragazzo non può restare a lungo nella stanza dove si rintana. Il padre decide infatti di imbarcarlo nella spedizione di un amico che ormai può fregiarsi del titolo di Piloto Mayor: Sebastiano Caboto.
Il 3 aprile del 1526, il giovane Ugolino è sull’ammiraglia di Caboto con un compito preciso da assolvere: tenere traccia di ogni cosa. La rotta è quella per le Indie, la destinazione le Isole Molucche in Indonesia, ma la Storia narra che laggiù il leggendario navigatore non arrivò mai. Caboto viene meno al contratto con la Corona di Spagna per inseguire le storie di alcuni sopravvissuti di una passata spedizione che narrano di una città fatta di oro e d’argento.
La sua flotta si addentra nel Río de la Plata, poi risale i fiumi Paraná e Paraguay. Ed è navigando il Paraguay che Ugolino cade prigioniero insieme a quattro compagni, squartati e divorati dagli indios. Lui invece, liberato dal cappuccio, viene risparmiato proprio grazie al viso deturpato perché loro, gli indios, in quei segni sul volto leggono il tocco dei Karai, i signori del fuoco. E lì comincia l’altra sua vita.
Adrian Bravi an Argentinian writer born in Buenos Aires in 1963 . he moved to Italy in the late 1980s and, after studying philosophy and working as a librarian, began to publish fiction in the late 1990s. He is the author of several novels, a children's book, and numerous articles and stories. His writing has been translated into French, English, and Spanish.
He graduated in philosophy at the University of Macerata and currently works as a librarian at the same university. In 1999 he published his first novel in Spanish and from around 2000 he began writing in Italian. He has published novels, articles and stories in various magazines and anthologies (the Reportage, Left , Repubblica's Robinson, L'accalappiacani, In pensiero, Crocevia, Quodlibet Almanac , etc.). In one of his essays, The jealousy of languagesand, with constant autobiographical connections, he deals with the theme of writing in a language other than that of birth [1] .
He won some prizes including: the "Popoli in cammino" award (2008); the first edition of the "BookCiak Award, Action!" (2012) [2] ; the " Bergamo Award " (2014) [3] and in the same year, the first edition of "Text in search of a director" (associated with the David di Donatello Awards ); he was also a finalist in the Giovanni Comisso Award in 2011 [4] .
His books have been translated into English, French, Spanish and Arabic.
Una piacevolissima scoperta, grazie ad un incontro con l'autore al Festival Letteratura di Mantova. Un romanzo d'avventura come non se ne scrivono più, un romanzo storico e di formazione. Verde Eldorado è tanto cose insieme, ma è soprattutto la storia del radicamento di un uomo in un mondo nuovo, all'apparenza spietato e pericoloso, che in realtà saprà accettarlo nonostante il suo volto sfigurato, ridandogli la vita che gli era stata negata nella sua terra natale. Un libro davvero consigliato.
Il tema della colonizzazione da parte dell'occidente nel resto del mondo mi ha sempre incuriosito. Ne ho cercato le cause e le necessità in tanti saggi. Il romanzo, in particolare i romanzi con un narratore onnisciente, hanno la forza di accompagnare il lettore in tutte le tappe attraverso le quali un personaggio affronta la realtá, compiendo una crescita che, nel bene e nel male da vita alla storia. Verde Eldorado è l' incontro di due mondi, oggi paragonabile solo alla scoperta di civiltà aliene, discorso che vale da ambo i lati ovviamente. Quella fu un'occasione che non aveva precedenti e che non si è più ripetuta. Un' occasione che non abbiamo voluto e saputo cogliere, gettando le basi per la nostra futura saccenza sul piano umano e intellettuale. Ugolino per la prima volta entra in contatto con la vita, che è sempre una giusta via di mezzo tra la nostra capacità di accettare gli eventi e una buona dose di fortuna. Verde Eldorado è una storia, non mi sentirei di collocarlo in un genere, perchè le storie, secondo me, vivono una loro contemporaneità. Ascoltare Ugolino è un piacere , la sua narrazione ci porta nei luoghi che ha vissuto e quel 1500 diventa il presente. In questo romanzo che racconta uno scontro di civiltà ci rendiamo conto che la questione stá nella materia prima che è alla base del nostro giudizio verso l'altro.
Come ne L'arcano, di Saer, in questo libro incontriamo nuovamente Francisco del Puerto, superstite di quella mattanza antropofaga compiuta da una tribù sudamericana, ma la storia non riguarda lui, anche se, a dirla tutta, sembra un libro fotocopia, meno lirico, meno filosofico. Le vicende del giovane Ugolino ricalcano il percorso di del Puerto, fin dall’incontro con la tribù antropofaga infatti la vita raccontata è simile per molti aspetti. Meno crudo di Saer nel descrivere le abitudini dei cannibali Bravi sceglie di raccontare questa storia di riscatto umano senza troppi fronzoli. Rimane un bel libro. Godibile nella lettura anche se a volte, personalmente, ho sentito l’esigenza di qualcosa di più.
Leggere si legge, ma alla fine ti chiedi cosa rimane: un racconto abbastanza superficiale di un viaggio verso l'ignoto. Mi è piaciuto però il pensiero sottinteso che alla fine ognuno di noi ha un posto preciso nel mondo.