Siamo spesso portati a considerare la moda qualcosa di astratto, effimero e superficiale, che appartiene in prevalenza al mondo femminile e di cui si occupano perlopiù le riviste di gossip. Dimentichiamo, però, un aspetto molto importante e cioè che la costruzione della nostra identità passa anche e soprattutto attraverso gli abiti.
I codici di abbigliamento, infatti, non nascono in maniera casuale, ma sono dettati dalle classi dominanti o, al contrario, dalla reazione a ideologie e politiche imposte. Come ci insegna la storia, la moda non ha solo un valore estetico, ma racchiude significati ben più profondi, sociali e culturali.
Andrea Batilla, che da anni lavora in questo ambiente e dunque lo conosce molto bene, entra nei suoi ingranaggi per decifrarne i messaggi nascosti. Conducendo il lettore da un passato solo in apparenza lontanissimo a un futuro che è già alle porte, analizza alcuni abiti e oggetti iconici e ne svela il reale significato. Perché un capo d'abbigliamento non è mai «neutro», ma porta con sé una precisa visione del mondo e dei ruoli sociali.
Dall'antica Roma alle provocatorie sfilate degli stilisti contemporanei, passando per Bisanzio e il Rinascimento, il lungo viaggio spazio-temporale di Batilla mostra con ironia e competenza come la scelta di un tessuto, di un taglio o di un colore non sia mai stata una mera questione di forma. L'abito è l'espressione più autentica di sé, il modo più vero, anche se talvolta inconsapevole, di raccontarsi agli altri. «Perché, che tu lo accetti o meno, quello che sei si vede, tantissimo, da come ti vesti.»
Vi siete mai chiesti da dove derivi il concetto di cattivo gusto? Perché la moda maschile sia tipicamente così limitata, mentre quella femminile così creativa?
Questo libro è una miniera d’oro di informazioni sull’origine e il significato dei modi di vestire. L’ennesima prova che Batilla abbia una conoscenza sconfinata in materia.
L’unico punto dolente è la scarsa revisione del libro: gli argomenti sono trattati in maniera poco sistematica, spesso ripetitiva. L’impressione è che sia stato pubblicato in maniera frettolosa, che la revisione non sia stata completata. Peccato.
Il migliore tra i tre scritti da Batilla, un viaggio incredibile nella storia della moda o nella storia attraverso la moda, scegliete voi. Mai banale, non un passaggio ostico non un passaggio noioso, desidererei rimpicciolirlo per poterlo avere sempre con me e sfogliarlo nei momenti più disparati
Non riesco più a vedere un completo maschile, giacca-camicia-cappotto senza pensare a alla borghesia inglese dell'800, né a ritenere il "buon gusto" come un concetto oggettivo e universale. Molto, molto interessante.
Questo è il libro che ha arricchito maggiormente la mia visione del reale negli ultimi tempi. La moda e l’abbigliamento sono il mezzo per scoprire il perché di tante cose. Ad esempio di come l’immagine di maschile e femminile sia stata costruita negli ultimi duecento anni e che non vi sia niente di “naturale”. Io vorrei raccontare tutto quello che ho scoperto quindi consiglio vivamente la lettura.
Difficile definire questo libro. Batilla dice di non voler fare un saggio di storia della moda nell'introduzione, ma in realtà fa più o meno quello, solo che lo fa più attraverso la forma di un saggio sociologico.
Purtroppo, nonostante gli spunti di riflessione molto interessanti, credo che il problema del saggio è che non si capisce bene chi è il suo target. I due libri precedenti dell'autore erano pensati per un target che non sa nulla di moda e infatti avevano uno stile di scrittura molto pop e coinvolgente. In questo libro invece viene usato un tono alla Albero Angela, sia nelle espressioni ("se pensate che", "facciamo un passo indietro") sia nella spiegazione di concetti "scolastici" come l'illuminismo e il dandismo. Il punto è che poi concetti più complessi, come i pensieri dei sociologi citati, sono scritti in maniera davvero contorta. Inoltre concetti che avrebbero essere potuti spiegati in uno o due paragrafi occupano sottocapitoli di tre pagine.
“[...] per non farsi cogliere impreparati, è giusto tentare di comprendere che quello che sta succedendo davanti ai nostri occhi non è frutto della fantasia di qualche anima stravagante, ma il risultato di decenni di lotte e di cambiamenti sociali [...]”
Per comprenderci davvero come esseri umani, con la nostra Storia, bisogna inevitabilmente esser interessati al modo in cui noi stessi ci rappresentiamo e perché. Incredibile quante strade si aprano nel momento in cui ci si avventuri tanto, senza più limitarsi alle narrazioni più convenzionali, ma anzi capendo come anche quanto sembri più superficiale sia in realtà alla radice o parte di essa -manifestazione a sua volta. Questo libro è enorme, nelle sue dimensioni contenute, ed un punto d'inizio perfetto per questa scoperta.
Con questo libro Andrea Batilla offre al lettore un vero e proprio percorso storico, culturale e sociale che attraversa i momenti in cui il modo di vestire ha subìto i cambiamenti più significativi segnando per sempre la cultura di ogni società. Il libro offre anche importanti riflessioni sul genere, sul femminismo e sul vero potere della moda stessa: essere l’espressione del proprio tempo nonché incredibile mezzo di comunicazione, ma soprattutto strumento di auto rappresentazione di ogni sè. Top!
Questo libro a mio avviso dovrebbe essere letto da tuttə perché la comunicazione non verbale passa attraverso come ci vestiamo ed esserne inconsapevoli ci rende in qualche modo meno padronə di noi stessə. Avere anche chiaro il concetto di "buono/cattivo" gusto come costrutto sociale inoltre smantella le barriere fra le persone e ci permette di apprezzare liberamente le influenze che vengono da posti lontani.
Mi sono sempre chiesto cosa c'è dietro la maniera con cui ci abbigliamo e questo libro ha risposto in maniera erudita e completa. scritto molto bene. divorato.
Interessante, peccato sia scritto coi piedi. Il testo è pieno di ripetizioni lessicali e concettuali, come se la revisione non fosse stata fatta. Hanno licenziato gli editor da Mondadori?
la tasca superiore sinistra che si trova in giacche e cappotti è stata introdotta nell’800 per permettere a chi usava il treno per spostarsi ogni giorno tra città e campagna di riporre il biglietto