Un ritorno alle origini di una donna ferita, per ritrovare se stessa e salvare un mondo sommerso, esplorando l’interiorità di personaggi iconici, svelando la crudezza e, al contempo, il vigore di una forza ancestrale che si sprigiona da una comunità tenacemente attaccata alla sua montagna. Frammenti emotivi, concatenati in un itinerario narrativo non privo di novità, riemergono dialogando con l’inconscio, a delineare una realtà trascesa nella suggestione.
“Il Pontaccio” è il primo romanzo di Milena Picinelli: una raccolta di 69 (+1) frammenti, che narrano la parabola esistenziale di un luogo dell’anima, Il Pontaccio, dalle origini (il mito di fondazione) alla fine rappresentata dall’irruzione del mondo reale, materiale, avido e sprezzante. Un testo che racconta in maniera poetica ed evocativa un luogo ispirato ad un paese reale (Pontasio, frazione montana di Pisogne abitata oggi da meno di cento persone) ma chiamato a rappresentare in realtà il luogo dell’innocenza prima, e dell’innocenza perduta poi.
Vero e proprio protagonista della narrazione, il Pontaccio è infatti un luogo al quale si arriva attraverso un rito di iniziazione, metaforicamente rappresentato da un ponte sospeso su un abisso in cui si perde una cascata che sbarra la strada. Solo un atto di fede porta al di là: non tutti sono in grado di attraversare. Ma quando si è al di là, esistono delle certezze: ognuno è accolto, nessuno è giudicato, ciascuno trova il luogo e il tempo per curare le proprie ferite, per ricucire gli strappi interiori che a volte si aprono nel mondo al di qua. Proprio ciò di cui ha bisogno la “tessitrice di storie”, che torna al Pontaccio – il luogo della sua infanzia – per ricostruire i frammenti di un discorso chiamato a riemergere dal passato.